Contrappunti, su Punto Informatico di domani.

Grande eco ha avuto sulla stampa nei giorni scorsi la presentazione del laptop da 100 dollari che Nicholas Negroponte ha mostrato in anteprima, alla presenza del segretario dell’ONU Kofi Annan, durante l’incontro di Tunisi sulla Società  dell’Informazione. Non poteva essere diversamente: il progetto di un laptop per i paesi poveri, denominato “One laptop per child (OLPC)” (computer pensati per essere distribuire ai bambini in età  scolare, dotati di wifi, software open-source e perfino di una manovella per la carica manuale della batteria) è prima di tutto una operazione mediatica, confezionata anche ad uso e consumo dei mezzi di informazione. La convinzione, molto americana, della informatizzazione del pianeta come strada maestra per il riscatto dei popoli. (continua)

13 commenti a “ANTEPRIMA PUNTO INFORMATICO”

  1. Giorgio dice:

    Purtroppo sono d'accordo con te.

    Peccato, perche' sono convinto che una parte delle persone che propone il progetto sia davvero spinto da buone intenzioni.

    Ciao

  2. Domiziano Galia dice:

    Beh credo che da buone intenzioni sia comunque mosso. Anche perché, visti tutti i difetti elencati, non credo proprio possa essere un cavallo di troia per altro.

    Comunque Massimo, secondo me vale quanto tu stesso hai detto per i nanocosi. Se qualcuno ne gioverà  meglio, se no pazienza.

    Che poi non è che sia compito del MIT risolvere i problemi della povertà  del mondo.

  3. cobra dice:

    Critiche e perplessità  giustissime, per carità . Ma ricordiamoci che al di là  del mercato nero, delle truffe, degli scenari ridicoli come il wifi nel deserto, stiamo parlando di un computer a 100 dollari. C'è sicuramente moltissima gente in giro per il mondo a cui piacerebbe avere un computer ma non ha i soldi per comprarlo. E il computer non è la televisione, è una chance in più per imparare cose e mestieri, per aprirsi al mondo. Non sarà  la rivoluzione che invoca Negroponte, ma è meglio di niente, o no?

  4. Gabriele Favrin dice:

    Questa volta non sono daccordo con te e anzi il tuo intervento mi sembra piu' una presa di posizione contro la mentalita' USA e del MIT.

    Certo, ci sono dei concreti problemi e probabilmente e' presto per ipotizzare una rete Internet nei villaggi sperduti dell'Africa ma se con questi prodotti permettiamo a bambini e ragazzi di quel continente di avvicinarsi a un computer, faremo loro un favore perche' aumenteremo alcune capacita' psicoattitudinali e favoriremo la loro creativita'. Poi se in qualxche villaggio una missione, un volontario, un donatore dovesse poter offrire una connessione internet satellitare anche per brevi periodi, i contenuti creati da quei bambini e ragazzi potrebbero affluire in spazi di condivisione sulla grande Rete da cui loro potrebbero invece ricevere contenuti di ragazzi e bambini di altre parti del mondo. Una sorta di Io Scrivo mondiale, favorito da tutta la comunita' open source che fa gia' parte del progetto grazie all'uso di software oss.

    Riguardo il mercato nero e le famiglie che venderebbero i PC, ci sono molte soluzioni per aggirare il problema, chi ha operato in quelle realta' ne conosce diverse, non vedere le cose solo in modo negativo. Quelle son situazioni complesse e realta' sociali diverse che chi opera sul campo puo' affrontare.

    Ripeto: i problemi ci sono ma e' anche un fatto che i computer se ben usati aprono possibilita' di creativita' e incremento di capacita' psicoattitudinali nei bambini e ragazzi. Perche' bocciare a priori questo progetto?

    OK, magari fallira', speriamo pero' che lasci qualche buon seme.

  5. Fabio Metitieri dice:

    Miiii…. passi per negroponte, che tanto nessuno prende mai sul serio, ma critichi anche papert? Conosco diverse persone che ti metterebbero al rogo, per una simile eresia…

    ;-)

    Anyway, e' vero che il Mit le spara un po', a beneficio dei media, ma e' altrettanto vero che gli stessi Paesi del Sud del Mondo ormai ritengono che sia profondamente sbagliato ragionare in termini di: 'aut il cibo e le medicine, aut la tecnologia'.

    Forse non un Pc a ogni bambino e probabilmente non con reti mesh (e mi fa piacere sentirti dire per una volta qualcosa di critico su questa tecnologia), ma di certo qualche Pc connesso nelle scuole e uno in ogni villaggio sarebbe' molto utile, meglio non con la manovella ma con batterie caricate da pannelli solari (e ce ne sono gia', non esiste solo il Mit a lavorare in questo campo).

    A braccio e a memoria, ti direi che per penitenza dovresti leggerti, come minimo, il libro di Paolo Zocchi e quello di Douglas Holmes.

    Pero', c'e' da dire che conosco poche persone come te capaci di scrivere assumendo sempre e comunque delle posizioni estreme, su qualsiasi argomento, e con cosi' tanta sicurezza anche quando non sanno un beato di quello di cui parlano… Il tuo e' un mondo con troppe certezze. Prova a pensarci, ogni tanto.

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  6. Cyrano dice:

    Vabbè, non ci rendiamo conto che stiamo parlando di Africa. Su la mano chi è stato in Africa. Ma per favore…

    state bene.

  7. Armando Di Grado dice:

    Un laptop da 100 dollari non colmera' la distanza con l'Africa, ci vuole ben altro. Credo che i promotori di questo progetto siano spinti da nobili intenzioni, tra cui quella di avvicinare l'Africa a noi, con tutti i limiti del caso. Forse, ogni tanto, dovremmo essere noi a tentare di avvicinarci a loro e non pretendere o sperare il contrario, ma questa e' un'altra storia… Ritengo, comunque, abbastanza riduttivo considerare il digital divide solo un gap tecnologico. Strutture sociali differenti, esigenze differenti, risorse differenti, a volte anche valori differenti. Ma siamo proprio convinti di poter esportare i nostri modelli in altri contesti? Non so a voi, ma a me la presunzione dell'Occidente di diventare un modello di riferimento sinceramente mi fa un po' paura.

  8. Giorgio Zarrelli dice:

    Mah, facevo un paio di riflessioni simili, Armando, in questo post.

    http://www.zarrelli.org/blog/index.php/2005/11/20/cento-dollari-mal-spesi-per-un-laptop-sociale/

    Va bene se alzo la mano pur essendo stato solamente in Brasile, dove ho attraversato il "nulla" e ho visto centinaia di chilometri di niente?

  9. Roberto dice:

    Io in Africa ci sono stato, il computer servirebbe alla maggior parte dei ragazzini se non fosse che prima vorrebbero avere qualcosa da mangiare, cerchiamo di mettere delle priorità  logiche, prima serve una cultura all'utilizzo del pc altrimenti lo usano come arma contundente scagliandolo contro gli animali. Certa gente sparge tante belle idee la cui fattibilità  è alquanto dubbia. Con 100 dollari un bambino potrebbe salvarsi invece di morire, questa è una cosa fattibile e logica. Il computer lo diano pure agli analfabeti che negli USA sono tantissimi.

  10. Fabio Metitieri dice:

    E via con il benaltrismo… Sil serio, leggetevi almeno Zocchi.

    Ciao, Fabio.

  11. Gigi dice:

    Onestamente non penso che il PC da 100 $ risolverà  i problemi del mondo, ma penso in ogni caso si tratti di un ambizioso progetto: quanto meno il MIT ha dimostrato come i prezzi (in questo caso di dispositivi portatili) possano essere abbattuti…

    In poche parole, secondo me hai fatto l'errore di vedere il progetto del portatile economico come un ultimo passo, quando invece si tratta solamente del primo.

  12. molpurgo dice:

    One Laptop "per" child

    che c'entri il Ministro Stanca ?

    :)

  13. Davide dice:

    Avevo scritto qualcosa di simile sul mio blog. Se può interessarti, ti ho citato nel mio post (http://1015saturdaynight.blogspot.com/2005/11/agenda-setting-informatica-e.html).

    Saluti.

    Davide.