Oggi Gianluca ha argomentato i suoi due centesimi sul nanopublishing. Spiego in due parole perche’ francamente sono poco d’accordo con quanto ha scritto. In realta’ non vedo dove sia il problema. In Italia stanno nascendo una miriade di weblog piu’ o meno professionali sugli argomenti piu’ disparati. Cosa li differenzia dai blog personali e amatoriali che in tanti abbiamo tenuto in questi anni? Li differenzia un progetto editoriale, piccolo o grande che sia, ed anche la speranza di monetizzare in futuro, in un modo o nell’altro, i contenuti che si producono.
Nasce qualche problema da questo? C’e’ qualche motivo di vergogna per una simile aspirazione? Secondo me no. C’e’ semmai un vantaggio. Per esempio per me che sono un lettore (io credo di essere molto prima un lettore di qualsiasi altra cosa): questi progetti mi consentono di leggere nuovi siti tematici su argomenti di mio interesse.

Credo non sia corretto dire che il nanopublishing oggi si caratterizzi solo per l’uso di uno strumento di pubblicazione standard (il weblog). I pochi weblog che leggo nati all’interno di questi progetti editoriali (cito melablog.it per dirne uno di cui ho gia’ parlato in passato e che e’ nei miei feed) sono dei veri e propri weblog: mantengono un tono colloquiale, sono aperti ai commenti, sono strumenti editoriali infinitamente piu’ veloci e freschi dei siti web che fino all’altro ieri trattavano gli stessi argomenti. Sono settoriali, fanno risparmiare tempo. Hanno i feed. Insomma io lettore francamente me ne infischio delle dinamiche della new economy. Saranno affari di blogo o communicagroup trovare la maniera di far convivere l’anima amatoriale con quella imprenditoriale. Loro le scelte se rendere i loro network aperti verso l’esterno o meno. Personalmente mi pare che oggi sia meglio di ieri. Che abbiamo a disposizione piu’ strumenti, fatti meglio, piu’ efficaci.

Certo Gianluca, lo dico con affetto, non e’ la persona piu’ adatta per la “tirata amatoriale” sulla essenza dei weblog: mille scelte fatte a suo tempo da Clarence in avanti (fino ai wallpaper tette-culi su Macchianera di cui continuo a non comprendere lo scopo) avrebbero potuto consigliarlo in tal senso. Quello che a me pare evidente, e lo dico da amatore assoluto che non ha mai immaginato alcun utilizzo di questo weblog differente da quello che vedete ogni giorno, e’ che il boom del nanopublishing italiano, euforico ed esagerato, ammaliato dalle acquisizioni milionarie d’oltreoceano e nella maggioranza dei casi destinato certamente all’oblio, e’ banalmente una scommesa di qualita’ fuori dai circuiti della grande informazione: Non basta? Se i nanocomunicatori saranno piacevoli, collegati, aggiornati ed intelligenti li leggeremo. Se no, pazienza.

23 commenti a “APOLOGIA DEI NANOCOSI”

  1. e.r. dice:

    Molto ben detto e pacatamente condivisibile. Ognuno ha diritto alle sue antipatie, ma le prediche e i divieti no. Possono scappare a tutti, ma condividerli no. Quindi va benissimo il nano italiano. Anzi, personalmente auguro successo ai vari nanopubblicisti: sono tra le poche cose nella nostra lingua che mostrano di muoversi, nella rete.

  2. Maurizio Goetz dice:

    Ben detto, credo che la miglior cosa da fare sia di tenere sospeso il giudizio e di riparlarne fra 18 mesi tirando le somme.

    Non vedo perché soffocare il nanopublishing, se sono rose fioriranno e se non fioriranno, almeno non saranno stati dilapidati ingenti capitali come invece avviene da altre parti.

  3. EmmeBi dice:

    Sostanzialmente sono d'accordo anch'io. Credo però che Gianluca si lamentasse dei propositi battalgieri dei nanoeditors che, immagino, gli abbiano fatto tornare in mente le dichairazione sbruffone dei manager della new economy.

  4. darkripper dice:

    SANTE parole, mantellini :)

  5. Fabio Metitieri dice:

    Il problema del nanopublishing sara' decidere se restare pubblicazioni amatoriali e 'one man band', o poco piu', oppure se costruire una redazione 'vera', che lavori in modo professionale, per tentare di guadagnare credibilita', pubblico, e quindi valore.

    Se resteranno foglietti amatoriali avranno un valore prossimo allo zero e non saranno in grado di attirare lettori, investimenti o pubblicita'.

    D'altra parte, per mantenere una redazione 'seria' occorre quanto meno (condizione necessaria ma non sufficiente) avere i soldi per pagarla.

    Forse e' questo che voleva dire Neri, e che ha scritto un po' alla membro di segugio, come mi pare lui faccia spesso: oggi nessuno apre i cordoni della borsa 'al buio', quindi il gioco di trovare i primi soldi da investire, per poi crescere, catturare lettori e sperare di diventare economicamente autonomi e' diventato molto difficile. E condivido, direi.

    E Ok, se non ci riescono?

    Va benissimo anche che questi vari melablogghettari della domenica restino giochetti one man band, in fondo. Non danno mica fastidio a nessuno, no?

    Dopodiche', Mante li leggera' come oro colato, beandosene, perche' il 'dal basso' per lui e' comunque buono e giusto, e anche se scrivono cazzate si da' loro credito lo stesso, tanto per definizione i madia mainstream sfornano solo stronzate e i blog dicono sempre la verita' vera.

    Chi lavora piu' seriamente e con un'ottica professionale, invece, non concedera' loro piu' di un'occhiata ogni tanto, tanto per vedere se esistono ancora o se hanno gia' chiuso i battenti.

    Ciao, Fabio.

  6. Gatto Nero dice:

    Il problema di molte persone "contro" il nanopublishing è che non sono in grado di concepire qualcosa a livello popolare che conviva al fianco dei loro grandi intellettualismi.

    Molti blogger si prendono troppo sul serio, è questo il punto.

  7. Massimo Moruzzi dice:

    boh. la mia sensazione è che quelli di blogo.it – pagando o no una redazione 'vera' – ce la faranno. Agli altri dico in bocca al lupo!

  8. Ubik dice:

    La maggior parte degli esempi di nanopublishig offrono contenuti inutili; non esprimono opinioni che avviano una conversazione (riprova ne è il fatto che il numero di commenti che raccolgono è prossimo a zero) nè sono in grado di produrre contenuti originali per le ovvie limitazioni di una redazione costituita da 4 amici di buona volontà  quando va bene, ma si limitano a segnalare post di blog oltreoceano (per paura di non dare una mano ai concorrenti) cercando di arrivare primi nella gara a chi fa lo scoop.

    Questo è il motivo per cui spariranno.

  9. Giorgio Zarrelli dice:

    Beh, Ubik, confondi blog di notizie con blog di approfondimento. C'è chi da una notizia e lascia liberi gli utenti di avviare una conversazione, anche prendendo spunto e iniziando un nuovo post sul proprio blog, e c'è chi approfondisce, creando li stesso un momento di discussione.

    E non sempre un nano-blog è asettico, proprio non direi. A ben vedere, ogni pubblicazione ha un suo taglio, anche se ad affettare si è solo in 4.

  10. Fabio Metitieri dice:

    Zarrelli, penso che Ubik abbia colto uno dei problemi centrali della questione.

    Tra l'altro, se nessuno dei quattro sa usare l'affettatrice? Al massimo potranno servire salame…

    Ciao, Fabio.

  11. Fabio Metitieri dice:

    Tra l'altro, Mante ha segnalato la nanomela, su Apple, che a me non interessa, ma, domanda che ho gia' fatto piu' volte, qui e su liste di discussione: ci sono dei blog o dei nani decenti sull'Ict a tutto campo, o almeno su Internet?

    Qualcosa che assomigli, seppure lontamente, a riviste come Week.it, o a Internet.pro, o alla vecchia Virtual?

    E non ditemi Punto informatico, primo perche' ha pretese di essere una rivista (anche se l'affettatrice non sanno manco cosa sia) e secondo perche' non producono quasi mai qualcosa di interessante, ma si limitano a sfornare scopiazzature da articoli di magazine statunitensi che io leggo gia'.

    Ciao, Fabio.

  12. Giorgio Zarrelli dice:

    Se nessuno sa usare l'affettatrice, beh andranno a fare un altro mestiere e non i salumieri, ti pare? Per le critiche mosse al nano publishing, forse il discorso andrebbe articolato. A chi dice che in fondo si ripubblicano notizie provenienti da blog stranieri, si può anche rispondere che è ben difficile suonare il citofono delle aziende coreane e chiedere che succede, mentre è più semplice tenere sott'occhio quello che succede qua. E non mi pare che i corrispondenti cartacei italiani facciano di meglio. Per quanto riguarda le discussioni, come dicevo, dipende dalla natura del blog e non ci vedrei nulla di male in un blog che seleziona e ripropone delle notizie, dando il lancio per un discorso che può nascere e crescere su altri siti. Il blog è blog solo quando discute "in house" o è tale quando da vita a discussioni che crescono anche altrove?

  13. Fabio Metitieri dice:

    Oh, i corrispondenti cartacei italiani fanno molto di meglio, non c'e' dubbio.

    Ciao, Fabio.

  14. Giorgio Zarrelli dice:

    Ma si, si stava meglio quando si stava peggio e le stagioni non sono più quelle di una volta, Fabio.

  15. Fabio Metitieri dice:

    Zarrelli, non hai lavorato anche tu per qualche rivista tecnica?

    E fanno o no le cose meglio dei blog che 'lanciano discussioni' (e devi ancora dirmi quali sarebbero, in materia Ict…) e del primo Pi di passaggio?

    Per esempio non ti hanno mai spedito all'estero a seguire qualche convegno? O, anche qui, a intervistare qualche manager o tecnico statunitense di passaggio? Circostanzia, invece di zarrellare, circostanzia.

    Poi, se vuoi fare il disfattista e parlare come se fossi dal verduriere, fai pure… siamo in un Paese libero, ciascuno puo' fare il cazzone come meglio gli aggrada.

    Ciao, Fabio.

  16. Giorgio Zarrelli dice:

    Vai a leggerti http://www.blogs4biz.info e ci trovi le interviste che ti piacciono

  17. darkripper dice:

    Ubik: non per fare il buffone, però a me sembra di avere su gamesblog in prima pagina più commenti di quelli che hai tu ;)

    Per quanto mi riguarda, ci fosse un omologo gamesblogger in blogosfere, comunicagroup etc, lo inkerei volentieri.

  18. Fabio Metitieri dice:

    Zarrelli, lo conoscevo gia' e non mi piace: solita rassegna di notizie scopiazzate qua e la', tra l'altro riportate con una selezione abbastanza random e senza alcun criterio di copertura.

    Ehm, e sul resto non mi hai risposto… debbo dedurre che le sparavi a vanvera, tanto per?

    Ciao, Fabio.

  19. bricke dice:

    Ma cosa c'è di male??

    http://www.bricke.net/blog/2005/11/la-mia-sul-nanopublishing.html

  20. Ubik dice:

    @ darkripper: che il mio blog sia poco commentato significa che non è abbastanza interessante quello che scrivo o come lo scrivo a differenza di quello che avviene evidentemente qui a casa Mantellini ma io non sono un nanopublisher per cui posso permettermi di notare la scarsità  di commenti in presunti blog che hanno la pretesa di andare verso il professionismoi

    Che poi, senza voler riaprire la polemica infinita, ma per me è già  difficile definire blog un insieme di post che non sono linkati nè commentati dal resto della c.d. blogosfera…sarò demodè ma io lo chiamerei "bollettino tematico"…sì lo so, è meno cool ma più esatto…

    In ogni caso questo vale per la maggioranza per cui non devi necessariamente sentirti chiamato in causa.

    @Zarrelli: quello che vale per il mio blog vale anche per gli altri. Anche io lascio liberi i lettori (risata di autoironia) di avviare una discussione avendo i commenti aperti; il fatto che ho i commenti prossimi a zero significa che non ci riesco. Se il mio obiettivo fosse quello di diventare un punto di riferimento per qualche tematica specifica, che è secondo me l'obiettivo di un blog tematico che fa parte di un network, mi preoccuperei un pochino se ste discussioni stentano ad avviarsi e si avviano magari a casa di qualcunaltro che il blog se lo porta avanti aggratis

    A maggior ragione se poi l'obiettivo del network è quello di porsi come consulente delle aziende in tema di corporate blog…insomma, fossi un'azienda non mi sembrerebbe molto credibile un network di blog che ha pochi commenti e pochi link e vuole insegnarmi come si entra a far parte della blogsfera. Sbaglio?

    In ogni caso penso che sarebbe corretto da parte dua dichiarare che sei parte in causa facendo parte di uno dei suddetti network, o sbaglio anche qui?

  21. Fabio Metitieri dice:

    Oh, interessante. E su che network scrive, zarrelli? E di cosa?

    Ciao, Fabio.

  22. Giorgio Zarrelli dice:

    Ubik, mi firmo con nome e cognome, non sono anonimo nei miei commenti. Poi, non sto rappresentando la posizione del gruppo di cui fa parte GeekSquare, ma argomentando posizioni personali. Per quanto riguarda link e discussioni, in prima battuta ti risponderei di lasciare tempo al tutto di crescere e maturare, come ogni cosa a questo mondo.

    Fabio, le mie riviste erano testate povere, non mandavano nessuno in giro per il mondo e le interviste me le sono sempre cercate. Blogs4biz le interviste, all'estero, se le cerca e le fa. Non spostandosi con l'aereo, ma usando l'email. Visto che bravi? Sanno pure usare la posta elettronica. Poi, lo sai anche tu, cazzeggio, altrimenti avrei fatto un blog serio alla Mante o come il Neri, o avrei la tua prosopopea. Invece, mi rimangono i cetrioli in mano, a ognuno il suo.

  23. Fabio Metitieri dice:

    Zarrelli, guarda che chi sei non lo so, non mi sembra di averti mai incontrato. Mi pare di avere recensito un tuo libro, ma al momento non ricordo quale e non ho voglia di controllare nei miei potenti archivi.

    Anyway, si', senza dubbio il nanopublishing in Italia deve ancora crescere.

    Ho dedicato oggi tre o quattro ore leggendo cosa si e' detto in merito sui blog in questi giorni e guardando i blog tematici di Blogcenter, Blogo, Blogosfere, ecc.

    A parte la sensazione di navigare tra progetti appena iniziati e molto confusi, spesso con post che riportano dei link quasi senza commentarli, spiace notare che dove si parla di aziende e di prodotti si passano i komunicati stampa nel modo piu' becero, senza neppure tentare un approfondimento, un commento o, chesso', magari qualche osservazione critica o qualche discorso piu' generale sul contesto in cui le novita' presentate si collocano. Se fosse un giornalista di carta, a fare cosi', gli si darebbe ben di peggio che del markettaro (da parte dei lettori) e dell'incompetente (da parte dei direttori).

    Io non credo che questo sara' il futuro dell'informazione, neppure di quella 'aziendale' nel senso piu' stretto e riduttivo del termine, ma se fosse… che tristezza!

    E si', Zarrelli, ribadisco: le riviste 'vere', di carta, lavorano kirzilioni di volte meglio. (E anche su questo non mi hai risposto e non hai motivato il tuo giudizio tranciante).

    Infine, mi complimento per chi fa interviste, anche se solo via posta – un sistema che io evito, perche' di solito i risultati fan cagare, mentre una telefonata intercontinentale non costa poi cosi' tanto – ma non bastano queste, da sole, per portare una pubblicazione a dei livelli di qualita' accettabili.

    Ciao, Fabio.