23
Ott
Gli editori tedeschi, punti sul vivo dalla nascita di Google Print, dicono che metteranno “loro” i loro testi on line invece di lasciarlo fare a Google, poi stringeranno accordi affinche’ i motori di ricerca ne possano indicizzare il contenuto. E sia. Personalmente non vedo che differenza faccia chi sia il digitalizzatore.

14 commenti a “LANA CAPRINA”

  1. Fabio Metitieri dice:

    Be', i media si sono fossilizzati su Google Print, come se non esistesse altro, o sulle mosse dei suoi rivali, come Yahoo!, secondo loro da interpretare in termini di guerra commerciale.

    Questa e' una lettura molto miope, tipica di chi non si e' mai occupato seriamente di libri on line.

    In realta', come mi pare di avere gia' scritto su cyber rights alcune settimane fa, per la digitalizzazione dei libri esistono da anni molti altri progetti: qui cito solo per l'Italia l'ottimo Manuzio di Liber Liber.

    E allora, cosa c'e' di nuovo?

    L'essenziale non e' sapere quanti libri riuscira' a digitalizzare Google, e in quanto tempo. L'essenziale e' capire che Google ha avuto il grande merito di essere il primo a proporre una digitalizzazione di massa e, soprattutto, anche di opere coperte da copyright.

    Una proposta che ha smosso le acque, con iniziative di diverse biblioteche, dichiarazioni di intenti dei francesi e degli europei – un po' scioviniste, ma non importa – proposte di Yahoo!, oppure contro-proposte degli autori e degli editori, come quella in oggetto.

    Nel complesso, mi pare che la situazione sia molto positiva. Sulla validita' delle proposte di Google e sull'importanza dei loro 'effetti collaterali', direi che concorda anche Brewster Kahle, il direttore dell'Internet Archive, che ho intervistato non molto tempo fa.

    E non sono affatto d'accordo con le tavanate di Alessandro Longo sul peer to peer come strumento per combattere il copyright sui libri. I libri non sono brani musicali e hanno bisogno di essere pubblicati in modo legale e ufficiale. E vedremo presto qualcosa di nuovo in questo senso, spero, come del resto stiamo vedendo cose molto interessanti, legali e ufficiali, non pirata, per le pubblicazioni accademiche, con gli archivi open, un altro argomento di cui mi sono occupato di recente e la cui importanza non e' stata colta, non dalla maggior parte dei media.

    Nel frattempo, mi pare che Google sia riuscito a raggiungere i grandi organi di informazione e quindi molti nuovi lettori, che forse penseranno alla 'long tail', o all'assurdita' di tenere sotto diritti e bloccati dei libri che non vengono piu' stampati da anni.

    Come dire: sta facendo molto meglio Google di tanti pizzosissimi libri e blog-proclami di Lessig.

    Ciao, Fabio.

  2. Fabio Metitieri dice:

    Tra l'altro… si parla tanto di Google Print senza pensare che i servizi di Amazon, prima Look Inside e poi Search Inside, da anni fanno qualcosa di molto simile, senza avere mai ricevuto alcuna contestazione.

    Ciao, Fabio.

  3. AndreAmsterdaM dice:

    forse mi sbagliero io, ma qui si confonde google print con google print library project.

    nel primo google richiede agli editori quali libri digitalizzare on line.

    nel secondo google crea una copia digitale di biblioteche universitarie, senza pero richiedere il consenso agli editori.

    Il nocciolo della questione e' richiedere i diritti a chi detiene il copyright per farne una copia. non digitalizzarla.

    se io producessi una copia di manteblog in un altra lingua e la divulgassi via internet senza chiedere il permesso a Mantellini? o se prendessi i commenti di Mettitieri e li pubblicassi in un blog?

  4. massimo mantellini dice:

    Andrea l'esempio che fai non e' calzante. Google digitalizza senza autorizzazione preventiva – e' vero – ritenendo che l'utilizzo che fa dei testi sia "fair use", ma NON divulga via internet libri sotto copyright.

  5. Fabio Metitieri dice:

    Andrea, a me pare che i progetti complessivamente coincidano, dato che il primo alimenta il secondo.

    Google digitalizza i testi di alcune biblioteche (non solo universitarie, quella di NY e' una public library, e non sempre con l'obiettivo di digitalizzare tutto il materiale della biblioteca) e con Google Print ne mette on line i risultati, insieme ad altri documenti, digitalizzati in altri ambiti.

    Per la messa on line del materiale, comunque, ha sempre detto, fin dai primi annunci, che avrebbe rispettato il copyright.

    Ciao, Fabio.

  6. .mau. dice:

    Quello che mi manca è come mai la tecnologia "print on demand" non sia mai decollata. Per i libri fuori catalogo poteva essere un'idea niente male…

  7. Bolas dice:

    @.mau.: Print-On-Demand costa troppo. La stampa di una sola copia costa, il pacco pesa e la spedizione anche.

    E' molto più facile che esistano copie del libro che cerchi in qualche magazzino, a prendere polvere. Oppure eBay.

    Alcuni editori mi pare che notifichino la disponibilità  di vecchie copie, ed il problema è risolto.

    Google smuove le acque, è vero, ha l'inventiva e la forza per farlo. La sua guerra non è soltanto quella dei contenuti, ma di assimilazione di tutto il catalogabile.

    Organizzare e localizzare testi, immagini, video, fatti, cose, persone, eventi e blog (e altro). E poi mescolare il tutto e relazionarlo.

    Quella dei libri è solo una delle tante iniziative di catalogazione che ha intrapreso; vien da chiedersi perché ci ha messo così tanto per farlo.

    Ah, sì, con lo scanner, pagina per pagina.

    Era inevitabile. E poi?

    Io scommetto sulla musica. Sono pronto a scommettere 50 click sui Google Adv dei vostri siti che, finita la bagarre tra discografici ed Apple|Yahoo, proporrà  il suo archivio musicale.

  8. .mau. dice:

    ma il print on demand non dovrebbe essere presso l'editore, ma presso il libraio (o il distributore)… àˆ ovvio che la stampa di una copia costa più che quella di mille copie, ma si risparmierebbe sicuramente sul magazzino.

  9. Bolas dice:

    Dimentichi l'annoso problema della copia illecita dei file.

    Sarebbe necessario trovare un modo per proteggere i file dei libri (spesso e sovente scritti in latex) da stampare e renderli accessibili solamente ai librai. Troppo moderno come sistema, troppo vicina e scontata la strada che renderebbe la distribuzione on-demand dei libri simile a quella della musica.

    Inoltre l'editore spesso acquisisce i diritti sui libri e dunque può riproporre nuove edizioni e raccolte, pubblicandoli in vari formati diversi da quelli della prima edizione.

  10. AndreAmsterdaM dice:

    non sono d'accordo il busillis sta proprio nella riproduzione di materialle sotto copyright senza autorizzazione.

    qualche tempo fa c'e' stata un ottima discussione a riguardo su kottke.org: http://www.kottke.org/05/10/google-print-lawsuit leggere i commenti soprattutto.

    e consiglio anche questo pezzo http://www.vortex.com/reality/2005-10-23

  11. Fabio Metitieri dice:

    Andrea, il primo dei due pezzi che citi sottolinea soltanto quanto sia pretestuosa ogni disputa. Il secondo mi pare trascurabile.

    Di fatto, io credo che ci sia stato un problema di impostazione iniziale: progetti come Amazon Search Inside sono stati discussi solo con editori e distributori, e sono stati ben finalizzati alla sola vendita, mentre Google, pur dichiarando che avrebbe rispettato il copyright, ha stretto accordi innanzitutto con le bilbioteche. E negli ultimi anni verso le biblioteche c'e' una generale ostilita' da parte dell'editoria.

    Mau, quello della stampa on demand e' un mercato ancora in forse e molto di nicchia. Ed e' curato degli editori e dai grandi distributori, non dalle librerie. Secondo me decollerebbe subito almeno su un settore: la produzione di libri 'patchwork', costituiti da singoli capitoli di diversi testi, per gli esami universitari. Ma temo che questa sia una strategia che gli editori non vogliono percorrere affatto, preferendo vendere i libri per intero.

    Sul resto, non so quanto un libraio potrebbe dotarsi di macchine adeguate, non so se gli editori sarebbero d'accordo e glielo consentirebbero, e non so quanto tra gli editori siano ancora diffuse soltanto le offset, che di certo non sono economiche per tirare 10 copie. Ma con il tempo e con la paglia, cambiera' la mentalita', cambiera' il parco macchine, crescera' un po' di domanda… e qualcosa si vedra'. Del resto, anche sul versante e-book, dove le caratteristiche del mercato sono per molti versi simili a quello dell'on demand, le cose si stanno muovendo solo con estrema lentezza.

    Bolas, per vari motivi tenderei a escludere che i libri corrano lo stesso pericolo di copia illecita che si sta verificando per i brani musicali, malgrado le sparate di Longo. Infine, mi pare che la pratica di riciclare i vecchi testi per riproporli in antologia non sia affatto diffusa. I libri non piu' commerciabili non vengono piu' stampati, e stop.

    Ciao, Fabio.

  12. Bolas dice:

    Fabio,

    le mie erano supposizioni da salotto, motivazioni-on-demand per giustificare la mancata ascesa della stampa su richiesta di vecchie edizioni.

    Se l'e-paper è davvero così vicina come vogliono farci sembrare, beh, il piacere d'aver una biblioteca in un cassetto stuzzicherebbe non pochi e, forte della quantità  e della facilità  con cui sarebbe reperibile il materiale online (P2P? Chi ha parlato di P2P?), tenterebbe anche chi, come me, ama sfogliare le pagine di un libro.

  13. Fabio Metitieri dice:

    Bolas, la biblioteca in un cassetto? Memex…

    Ma ce l'hai gia', almeno da quando ci sono on line la maggior parte dei cataloghi delle grandi biblioteche, o la Britannica e un numero decisamente rilevante di testi, filmati, brani musicali (anche legali).

    Il problema e' espandere questa base gia' esistente, ma l'espansione e' in corso.

    Poi occorrera' che qualcuno si interessi non solo dell'ultimo libro di barzellette su Totti ma anche della Bibbia di Gutenberg, o del dizionario dell'Accademia della Crusca, o dei tanti testi da 'long tail' che non sono piu' pubblicati da anni e il cui successo e' tutt'altro che scontato.

    Altrimenti, il lavoro fatto risulterebbe in gran parte inutile…

    Di carta digitale, bo'… ne parlo da molti anni, la prima volta e' stato con un articolo su Internet news del 1999.

    Ci vorra' ancora tempo, per avere prodotti a prezzi decenti, molto tempo. Ma anche se avessimo gli Ipaq con schermo pieghevole, non credo che ci metteremmo a scaricare ebook illegali come facciamo con l'ultimo disco di Hilary Duff.

    Ciao, Fabio.

  14. .mau. dice:

    La fruibilità  di un file audio mi pare molto diversa di quella di un testo. àˆ ovvio che se un libro stampato ti costa più di fare le fotocopie del libro stesso si continuerà  a fare fotocopie; e può anche essere chiaro che per certi libri la possibilità  di fare ricerche online è un vantaggio – ma anche qua, non è impossibile fare in modo che i testi siano forniti in TIFF o roba del genere.

    Ma esclusi questi casi, che ti faresti con la copia elettronica di un libro? la collezione sui tuoi dvd? in questo caso le vendite non sarebbero affatto tarpate, perché quelli il libro non l'avrebbero comunque comprato… senza contare che non stiamo parlando di Harry Potter, ma di libri comunque di nicchia.