Oggi Zambardino dedica il suo spazio su repubblica.it ad una analisi degli aggregatori di feed rss, partendo dal recente Google reader. La critica di fondo del pezzo di Vittorio (che piano piano, lo dico con piacere, si sta inserendo nelle discussioni della blogosfera) mi pare essere quella che la presentazione formale delle notizie fa parte del messaggio informativo stesso e che quindi il contenitore web (o quello cartaceo) hanno una loro intrinseca importanza che l’aggregazione di feed uccide. Credo che cio’ sia parzialmente vero. Magari non nella misura descritta:

Ma i media “mainstream” hanno raffinato negli anni (nei secoli per il giornale) la loro “interfaccia”, la modalità  con la quale comunicano con il lettore, creando anche un “look and feel”, una sensazione propria di quel mezzo. Le nuove tecnologie dell’aggregazione non sono neanche agli albori di questo cammino.

Non entro nella eventuale polemica sulla “raffinazione dell’interfaccia” (nel caso di specie repubblica.it, come molti altri siti web italiani mainstream, linka il resto del web con una parsimonia che con il “look and feel” dei suoi lettori ha davvero poche parentele): mi interessa invece sostenere che gli aggregatori sono per loro stessa essenza strumenti di filtro dei contenuti e non delle modalita’ di presentazione degli stessi. Quindi se un cammino si dovra’ fare nella loro “raffinazione” questo dovra’ prima di tutto andare nella direzione del potenziamento delle possibilita’ di selezione dei contentuti esistenti, secondo modalita’ facili ed intuitivi per i lettori. I quali sono interessati alla notizia molto piu’ che a tutto cio’ che la circonda. Del resto il packaging della informazione oggi sembra destinato ad avere, sempre piu’ spesso, la stessa valenza della confezione di un cd musicale. I discografici continuano a sottolinearne le meraviglie ed il valore aggiunto che porta al prodotto-canzone, mentre a quelli che le canzoni le ascoltano, del fogliettino accluso alla custodia di plastica del nuovo lavoro dell’artista X, non gliene importa piu’ niente da molto tempo.

update:vedo che ne parla anche Gaspar.

27 commenti a “QUESTI ORRIDI AGGREGATORI”

  1. matteo balocco dice:

    E' davvero curioso che contemporaneamente io e Pendodeliri abbiamo discusso di "contenuto" e "forma", applicati però al podcast.

  2. Bolas dice:

    La scrittura per il web – creativa ed efficace dipende dall'autore – concede molte più possibilità  rispeto allo statico e lineare trafiletto di giornale.

    Estirpare un articolo dal suo contesto significa accettare la perdita di tutte quelle informazioni multimediali o di interfaccia che non solo fanno da packaging al prodotto (l'articolo), ma vi attribuiscono tutte quelle caratteristiche tecniche che sono peculiarità  del sito in cui il testo è pubblicato.

    Escamotage con javascript e css per arricchire l'articolo, ad esempio, vengono persi nel feed rss.

    Vogliamo forse un futuro fatto di sistemi accessibili in cui l'informazione verrà  assorbita così come ora avviene in caso di disabilità  sensoriali?

    Se i nostri cinque sensi funzionano ancora tutti, godiamo di essi e gioviamo delle potenzialità  dei nostri browser.

    L'aggregatore di notizie è utile, spesso indispensabile, ma non deve in alcun modo sostituire la navigazione delle notizie nei siti in cui nascono.

  3. Marco dice:

    Ho riflettuto anch'io su questo aspetto degli aggregatori, quando ho iniziato a usare Bloglines.

    Dopo qualche giorno in cui mi sentivo un po' spaesato, mi sono abituato. Fine.

    Resta comunque indispensabile il link al post nel suo luogo originale.

  4. Maurizio Goetz dice:

    Da quello che mi sembra di vedere, il futuro della comunicazione sembra andare verso contenuti slegati dalle loro rappresentazioni, in modo tale da potere essere fruiti su device differenti e distribuiti attraverso diverse piattaforme.

    Ritengo invece che sui processi di fruizione, avremo maggior libertà  di combinare e ricombinare contenuti diversi da fonti differenti, costruendoci in questo modo il nostro palinsesto personale (sul web, sulla tv attraverso il dvr ecc). Questo però a mio modesto giudizio non farà  diminuire il ruolo degli intermediari (editori, portali ecc) che ci proporanno non solo i contenuti che ci interessano (questi li possiamo forse anche trovare da soli), ma soprattutto quelli di cui ignoriamo l'esistenza o che non sappiamo potrebbero interessarci.

    Sono quindi perfettamente d'accordo con tutti gli interventi che hanno preceduto il mio, l'aggregatore affianca ma sicuramente non sostituisce "l'editore". Radio e Podcast è giusto che vivano una a completamento dell'altro, sarebbe infatti controproducente se si assomigliassero troppo.

  5. Frangino dice:

    Gli aggregatori hanno successo perchè permettono ai lettori di essere sempre aggiornati sui temi che a loro interessano. Senza vincoli di navigazione preimpostati e immodificabili. Sono più efficenti dei bookmark.

    Inoltre la maggior parte degli aggregatori moderni già  mantiene la formattazione dei testi e le immagini degli articoli. Ad un giornalista quale altra presentazione formale dovrebbe interessare?

  6. Massimo Morelli dice:

    Il 90% delle news nei feed (almeno nel mio) non sono di media mainstream. E la carta della caramella negli altri proprio non c'è (come dice Gaspar). E della carta a qualcuno interessa (e può sempre aprire la news in un altro tab) ma a molti no.

  7. Bolas dice:

    Non state considerando una cosa importante: il testo web NON è testo cartaceo. La parola usata è la stessa, il media che la trasmette è differente.

    La comunicazione della carta stampata è lineare, le immagini affiancano il testo e sono stampate: l'unico gesto che viene chiesto all'utente, oltre a quello ovvio della lettura e della comprensione del testo, è quello di girare le pagine. Afferri il bordo della pagina, lo sollevi, muovi il braccio ed è fatta.

    Sul web è diverso. Tutto cambia a seconda del browser, del plugin che il tuo sito richiede, del particolare javascript o foglio di stile che rendono non solo gradevole il testo, ma anche funzionale.

    La mera estrapolazione di un contenuto testuale screma tutto ciò che il feeder non comprende e non è in grado di interpretare e ciò, in un ipertesto, è sinonimo di amputazione.

    Così com'è normale che avvenga nel più seguito dei media, ovvero televisione che trasmette programmi e programmi che parlano di televisione, ciò accade anche in Rete.

    Parlo di browser che si connettono a blog che parlano dell'evoluzione dei blog, ovvero di comunicazione fine a se stessa.

    Lo stesso mantellini.net ha evidenziato come nel sistema di blog di Libero, LiberoBlog, venissero "[..]ricopiati i post piu' interessanti del giorno correlandoli anche di contributi grafici aggiunti dalla redazione di Libero[..]".

    In pratica è quanto avviene con un feeder, dove il contenuto di un blog viene estratto da un sito e riproposto in un contesto che non gli appartiene. Consideriamo che è breve il passo all'aggregatore a cui vengono aggiunte AdSense di Google oppure al contenuto che visualizza immagini attinenti reperite su Flickr.

    Il feeder è uno strumento utile, ci apre la porta all'esplorazione di contenuti di cui non conosciamo l'esistenza e che vengono estratti unicamente in virtù della loro attinenza coi nostri interessi, ma questo non deve precludere la navigazione naturale del sito alla vecchia maniera. Browser, mouse e sano spirito esplorativo.

  8. Gaspar dice:

    Bolas, scusa la curiosità : ma tu lo usi il feedreader?

  9. Andrea dice:

    Mmmmmmmmmmm.. sarà  ma io uso un feedreader (sage per firefox) e mi trovo parecchio bene.

    Vedo tutte le notizie che mi piacciono, in formato testo e in alcuni casi con un'immagine. Se voglio posso anche andare sul giornale che le ha pubblicate ma spesso mi basta e m'avanza leggerle direttamente lì…

  10. Bolas dice:

    @Gaspar: Sì

  11. Gaspar dice:

    Bolas, grazie. E scusa la domanda impertinente. Stavo per lanciarmi a spiegarti utilità , praticità  e velocità  del reader, ma se già  lo usi non c'è bisogno ;-)

  12. Bolas dice:

    @Gaspar: Non mi sarei lanciato nella mia critica all'uso smodato dei reader! ;-)

    E' vero, il reader semplifica la vita di chi non ha tempo per navigare, gustarsi e fodersi l'esplorazione del Web.

    Uno decide quali contenuti leggere e li legge.

    La condizione, ed è quello che volevo sottolineare, è la consapevolezza che quello a cui si accede è una versione puramente testuale del contenuto del blog/sito e che la versione completa, che gode pienamente delle potenzialità  dell'ipertesto, è alla faticosa e spesso insormontabile distanza di un click.

    L'educazione alla navigazione consapevole dovrebbe trovarsi stampata su ogni catalogo di lingerie, giusto per essere sicuri che venga letta da qualcuno.

  13. Alessandro Longo dice:

    Due appunti. Il primo è che tocca aggiornarsi e cambiare le proprie idee (è faticoso lo so) e riconoscere che Repubblica.it ha svoltato e ora linka molto frequentemente. Lo so perché ci scrivo e mi hanno fatto linkare anche Punto Informatico.

    Il secondo: la notizia è importante, ma anche l'occhio vuole la sua parte. In particolare mi sembre sbagliato dire ceh "del fogliettino accluso alla custodia…non gliene importa più niente da molto tempo". Gli appassionati di musica apprezzano anche il resto: il booklet con le foto, la grafica, la serigrafia. Infatti è invalso l'uso, tra gli appassionati, di comprare l'originale di ciò che si apprezza dopo averlo scaricato. Anche se se ne ha una versione lossless. Se fosse solo una questione di packaging… non si comprerebbe l'originale. In realtà  bisogna fare un passo avanti e capire che anche la forma è contenuto…

  14. C:\arlo dice:

    L'idea di esprimere un giudizio di massima sui feed reader parte già  da una prospettiva sbagliata. Impossibile classificare in modo categorico uno strumento così flessibile da consentire un utilizzo altamente personalizzato (solo sommario, full text etc. …): i feed possono costituire la completa fruizione dei contenuti o, al contrario, fungere da semplice 'indice' a partire dal quale compiere un percorso, se vogliamo metodico, ma che non esclude (anzi incentiva) l'esplorazione del sito originale (in primis) e delle fonti linkate (qualora lo siano).

    Capisco – d'altro canto – che da un punto di vista commerciale l'esclusione di alcuni "contenuti" possa creare non pochi problemi con gli inserzionisti :)

  15. b.georg dice:

    io sono un po' tardo, ma paragonare o meglio contrapporre testate e aggregatori non è come paragonare le mele e le pere? Le testate non solo – a monte – raccolgono e filtrano, ma anche, sperabilmente soprattutto, producono i loro contenuti. Gli aggregatori ovviamente no. Le somiglianze sono solo apparenti, sono strumenti diversi, quindi la critica è strana (o sono io rimbambito, possibilità  da non escludere). àˆ come segnalare che la lettura di un romanzo è più piacevole che quella dello schedario della biblioteca. Be', lo spero, ma che c'entra?

    Sono operazioni diverse, leggere (e scrivere) una fonte e raccogliere le fonti.

    La seconda operazione è un servizio utile al lettore – e quindi anche al giornalista, o al "lettore che scrive" alias blogger – e non è chiaro perché debba essere messa in concorrenza con la prima. E gli aggregatori, se questo è il timore, non sostituiranno mai le fonti (tra cui ci sono sia testate che i blogger, anche se con caratteristiche molto diverse) per il semplice motivo che senza fonti che cavolo aggregano?

  16. Joe Tempesta dice:

    Suvvia non prendiamoci in giro.

    Gli RSS Reader stanno sulle palle solo due categorie di persone:

    1) quelli che c'hanno la pubblicità  sul sito

    2) quelli che vogliono vedere quanto son bravi a impaginare

    Da che mondo e mondo esistono le rassegne stampa, alla televisione, alla radio, scritte. La storia del contenitore che fa parte e del contenuto e lo integra non regge proprio.

  17. Maurizio Goetz dice:

    Forse la discussione in questi termini è fuorviante, discorsi estetici a parte, il futuro ci riserva i palinsesti personalizzati in cui noi stabiliamo i contenuti, gli argomenti, le fonti a cui siamo interessati e possiamo limitarci a questi oppure come è già  stato detto, considerarli come un punto di partenza per nuove esplorazioni. Tuttavia se non avessimo anche "palinsesti suggeriti" non usciremmo mai dal nostro ambito di interesse, potendo scoprire cose nuove di cui ignoriamo l'esistenza. Il mio ragionamento mi porta quindi a pensare che l'aggregazione di contenuti potrà  essere fatta da noi oppure proposta da un "editore", nel secondo caso sarà  indispensabile il ripensamento dei contenuti, non più schemi rigidi come avviene oggi, ma percorsi più flessibili, perché continueremo sempre ad essere utenti searcher e surfer. Il discorso fatto da Zambardino e da Alessandro Longo sono importanti, ma forse più dalla parte dell'editore e del mercato pubblicitario che dal fruitore stesso, ma il dibattito è agli inizi e le argomentazioni ancora acerbe.

  18. massimo mantellini dice:

    alessandro,

    non sono daccordo.

    Repubblica ma anche tutti gli altri linkano pochissimo, il minimo indispensabile. Rispetto al nulla di ieri (quanti anni ha il sito di repubblica 8-9 anni? non hanno mai linkato nulla per un sacco di anni, corriere.it fino a ieri apriva i link esterni in un frame, insomma un pianto) e' certamente qualcosa, ma la gran parte dei possibili collegamenti in un articolo non ci sono. (il fatto che linki persino PI, che e' mi risulta la piu' letta webzine di tecnologia in italia e non un foglietto come un altro non mi pare che debba essere considerato un evento). Forse paolo potrebbe farti leggere articoli dove per anni PI e' stato citato su repubblica con ridicoli giri di parole.

    Sul packaging musicale, posso capire l'amore di molti per "il rivestimento" ma oggi i siti web degli artisti e quelli amatoriali con tutti i loro ammennicoli hanno reso il fogliettino accluso al CD molto datato e ridotto rispetto a quanto il fan puo' trovare online.

    saluti

  19. Fabio Metitieri dice:

    Mante, Punto Informatico non e' citabile, non su una testata 'seria', a meno che non sia in un articolo un po', come dire, 'alternativo' e 'colorato'.

    E fattene una ragione.

    Questo in generale. Poi, io personalmente, se avessi solo Pi come fonte, piuttosto che citare una fonte cosi' incerta e inattendibile non scriverei il pezzo.

    E Ok, comunque non e' mai successo, dato che Pi, salvo che per alcune notiziole nostrane, copia da altri e non e' difficile risalire alle sue fonti, bypassando le sue ridicole traduzioni e potendo fare riferimento a qualcosa di decente, di presentabile e di affidabile.

    Anzi, in genere quando si riceve la newsletter di Pi si sono anche gia' lette le suddette fonti da cui ha copiato.

    Ciao, Fabio.

  20. Fabio Metitieri dice:

    Commenti sparsi sui commenti altrui.

    Gaspare, io non uso dei reader, se cerchi qualcuno da convertire. Ne ho provati diversi, e in particolare mi sono costretto a usare Bloglines tutti i giorni per quasi un mese, tempo fa. Niente, nessun risultato. Mi pare un'inutile rottura di palle. E considera che io sono stato un grande estimatore di Pointcast (do you remember?), che, Imo, e' stato il precursore dei feed reader… solo che Pointcast serviva a qualcosa, i feed reader no.

    Bigiorgio, mi stupisci, sono quasi d'accordo con quanto hai scritto. Pero', a volte io godo piu' dei cataloghi, sia bibliotecari sia degli editori, che della lettura delle opere. Da quando esiste Internet, hanno qualcosa di magico, i cataloghi, che supera la realta' che rappresentano.

    Goetz, quando leggo i tuoi interventi sui contenuti slegati dalle loro rappresentazioni e sui palinsesti personalizzati, come non pensare alla televisione digitale terrestre? E quindi alle cazzate che da anni ci propone il Pds al riguardo, con il tuo amico Michele Mezza in prima fila?

    Io ce l'ho, la DtTv, e di innovativo o di personalizzabile non ci trovo proprio nulla. Non vedo nessuna volonta', da parte dei broadcaster, di lasciare al pubblico alcuna liberta' di scelta e di selezione.

    Queste – le liberta' di selezionare, scegliere e riaggregare – sono possibilita' che continueranno a restare disponibili solo in Rete. Stop.

    E, nota bene, solo per quella minoranza di navigatori che la Rete sa percorrerla al di la' degli schemi mainstream.

    Perche' si', ormai il mainstream esiste anche in Internet.

    Ciao, Fabio.

  21. b.georg dice:

    meti, sono io che mi stupisco, per una volta leggi un mio commento fino in fondo ;)

    sulla prevalenza del catalogo rispetto al libro, ahimé devo dire che spesso ho la stessa sensazione

    sulla questione generale: fonti e aggregatori sono imparagonabili – quindi non occorre che facciano le stesse cose né occorre temere che uno vinca sull'altro, da cui le bizzarre difese di alcuni giornalisti – e la cosa è già  nel nome: un aggregatore di fonti non è una fonte (cioè, io non posso consultare i vostri). un blog, o una testata, sì.

    fonti buone, cattive, serie, originali, fotocopia, cazzone, ok, lo sappiamo, ma questo è un altro discorso

  22. Maurizio Goetz dice:

    Fabio i tuoi attacchi sono come al solito vuoti e privi di fondamento. Dovresti sapere che Michele Mezza ha scritto un libro dal titolo Media senza Mediatori e quindi il discorso che porta avanti è esattamente il contrario di quello che tu gli attribuisci. Visto che non sei una persona stupida, perché non leggi bene i post degli altri e non cerchi di comprenderne il senso, invece che sparare a zero su tutti?

    Non mettere in mezzo persone che in questo momento sono assenti. Per quanto concerne il digitale terrestre, le mie posizioni sono molto chiare, basta leggere in giro post come questo:

    http://www.imli.com/imlog/archivi/000751.html

    In secondo luogo posso dirti che il fallimento di tecnologie push come Pointcast erano completamente prevedibili perchè imposte dall'alto. Sono fermamente convinto che in un futuro prossimo l'xml o qualsiasi linguaggio che consenta di slegare un contenuto dalla sua rappresentazione, sia destinato ad avere successo perché consentirà  una più ampia libertà  di fruizione dei contenuti.

    Sono perfettamente d'accordo con te quando affermi che se fosse per i broadcaster non si cambierebbe mai nulla, ma sono altrettanto convinto che device come il DVR si affermeranno ben presto e ci libereranno dalla dittatura dei palinsesti imposti. Sarà  un DVR stand alone, oppure inserito in un decoder o in una EPG? Questo non sono in grado di dirlo, ma non ho dubbi che un device così user friendly come il DVR prima o poi si affermerà . E non sto parlando di MySky. Quando questo avverrà  mi ricorderò di te. Su RSS e feed, non voglio ripetere opinioni che credo siano oramai chiare. Non capisco poi perché una cosa debba prevalere sull'altra. Io continuo a ricevere informazioni via newsletter, utilizzare il mio feedreader, fare ricerche attraverso i motori di ricerca e leggere alcune news da alcune testate on lline. Sono felice che aumentino le modalità  di fruizione dei contenuti e utilizzero di volta in volta la "tecnologia" che al momento mi sarà  più comoda.Credo che la polemica fonti aggregatori non ci sia, perché fare confronti inutili ed improponibili?

  23. Fabio Metitieri dice:

    Goetz, non fare il saputello, con me. So perfettamente che Mezza ha scritto un paio di libri sui media: l'ultimo me lo ero fatto mandare e lo avevo persino letto, anche se poi avevo deciso di non recensirlo.

    Lui sostiene che la fruizione televisiva sta diventando individuale, e che con il digitale terrestre si aprono nuove strade per lo sviluppo del Paese e per il pluralismo (in generale, non solo per il pluralismo delle trasmissioni).

    E io qui ho contestato questo, che il tuo commento sembrava riprendere, anche se senza una citazione esplicita, dato che qui hai scritto:

    "il futuro ci riserva i palinsesti personalizzati in cui noi stabiliamo i contenuti, gli argomenti, le fonti a cui siamo interessati".

    Sembra di rileggere un intervento di Mezza…

    E, come vedi e come gia' ti ho fatto notare altre volte in questi commenti, io leggo. Sei tu che ti agiti e non leggi mai bene gli interventi altrui prima di rispondere. E forse non leggi manco i libri di Mezza, aggiungerei, oppure ti piacciono cosi' tanto che poi ti convinci di averli scritti tu.

    ;-)

    Detto cio', sui Tivo-like io sono scettico, dopo avere sperato per anni nella loro diffusione a macchia d'olio, mentre del digitale terrestre, se gia' non si e' capito, penso che non sara' molto di piu' di quanto era stato il passaggio dal bianco nero al colore.

    Per i Tivo, se sono convinto che nell'Europa Continentale vi sia stato qualche sotterraneo boicottaggio, non mi pare tuttavia che in Usa e in Uk questi cosi siano diventati di massa, e quindi 'IL' modo di vedere la televisione.

    In fondo i Tivo sembrano solo un passo evolutivo in piu' in quella catena iniziata con i Vhs e proseguita con i masterizzatori, che procede con una diffusione lenta e senza rivoluzionare il mezzo televisivo. Una catena in cui l'elemento piu' dirompente sono i masterizzatori, che pero' arrivano dai Pc e da Internet e che stanno modificando la fruizione di musica e film, non quella dei programmi di maria de filippi.

    Sul digitale terrestre, e mi spiace dirlo, sono d'accordo con Piol quando sostiene che non sara' interattivo e che servira' soltanto a trasmettere dei canali in piu'. E che le sovvenzioni per l'acquisto dei decoder sono state, di fatto, dei finanziamenti agli operatori gia' dominanti. A Mediaset, sostanzialmente, aggiungo io, e con il beneplacito di chi da anni ce la smena dicendo che la DtTv sara' una rivoluzione che ci portera' il pluralismo e lo spettautore multimediale.

    Ciao, Fabio.

  24. Maurizio Goetz dice:

    ciaoFabio, sul digitale terrestre è inutile che discutiamo visto che abbiamo la stessa opinione, se leggi il mio intervento di cui ti ho postato il link, ti accorgi che anche io sono d'accordo con Piol e che ritengo incomprensibile questa rincorsa all'interattività  per il dtt, quando su quel terreno la competizione sarebbe davvero persa contro piattaforme in cui l'interattività  e ben più spinta. Alla fine il digitale terrestre ci darà  qualche canale in più, anche se temo che non ci sarà  un vero allargamento di offerta (nuovi soggetti), ma solo una duplicazione di contenuti e forse l'alta definizione, (questa è una mia speranza, non una previsione). Come certo saprai ho organizzato proprio un convegno internazionale con Michele, dal titolo le Televisioni Digitali

    http://www.broadbandweek.it/it/index.php?option=com_content&task=view&id=34&Itemid=61&ParentItemid=48

    e credo di essere stato il primo in Italia non solo a portare la testimonianza di Guido Ciburski che ci ha mostrato un esempio reale e non teorico di televisione peer to peer, ma soprattutto di avere messo sullo stesso tavolo, la televisione mainstream i videoblog, il peer to peer ecc, introducendo nel nostro Paese il concetto di televisioni al plurale.

    Ritengo di aver dato un contributo al dibattito sulla fruizione dei contenuti video tanto è vero che Ibts e Smau oggi hanno ripreso il concetto e non parlano più come una volta di televisione al singolare. L'introduzione al programma della conferenza al Broadband Week che vedi su questo link l'ho scritta io, li troverai quello che è il mio pensiero sul futuro della transizione alle televisioni digitali. Non sono un giornalista, ma un consulente e sto lavorando concretamente affinché in futuro ci possano essere più contenuti disponibili, su più piattaforme e auspico vivamente che questo ci possa portare ad un reale aumento di opzioni di scelta e ad una maggiore libertà  di fruizione. Non mi occupo di prevedere il futuro, ma fare in modo che le mie visioni possano in qualche modo realizzarsi su alcuni progetti. Non è detto che ci riesca, ma non sarà  sicuramente per mia mancanza di volontà . Alla fine se ci rifletti bene, mi sembra che il mio obiettivo non sia tanto diverso dal tuo. Saluti.

  25. Fabio Metitieri dice:

    Goetz, l'ho letta, la tua scarna introduzione. Non e' che dica molto, ma mi pare che non siamo cosi' d'accordo.

    In pratica, appurato che la televisione non sta diventando interattiva, allargate i confini dell'analisi, includendovi Internet. Fatto questo giochetto delle tre carte, se si parla di televisioni, al plurale, allora e' vero che la televisione sta diventando interattiva e avete sempre avuto ragggione.

    Ti diro', a me questo sembra solo un orribile esercizio di retorica, da poche lire. Preferirei sentire i teorici dell'interattivita' delle televisione, o del nuovo spettautore, dire semplicemente e onestamente: 'Ok, ci eravamo sbagliati, e negli anni scorsi, sull'evoluzione della televisione e sul digitale terrestre, abbiamo sparato un fracco di tavanate'.

    Having said that, dopo anni che sento parlare di convergenza dei media, mi pare

    che al momento la convergenza sia ancora pochina. Anche se adesso Rai news 24 è fatta a frame (e mi pare di avere gia' detto anche qui che cosa penso di questa brillante idea), la fruizione televisiva resta molto diversa dall'esperienza di navigazione e di comunicazione con Internet.

    E persino in Internet, dicevo qualche commento fa, ora che il medium e' mainstream le sue fruizioni piu' avanzate, quali l'interattivita' e la produzione di contenuti, non sono piu' quelle maggiormente diffuse.

    Ma, certo, mi rendo conto che le mie idee, molto da 'piedi per terra', sono poco eclatanti, mentre a un convegno si vende molto meglio il fumo sulla convergenza dei media e sullo spettautore che vuole anche sullo schermo Tv un prodotto interattivo, con i frame e magari anche con la possibilita' di metterci su il proprio blog, mentre scrive le sue email con il telecomando (cosa che io ho gia' fatto, tra l'altro, tanto per vedere com'e').

    Voi teorizzate ai convegni, e nel frattempo i programmi televisivi continuano a fare schifo, l'informazione in Tv pure, le televendite aumentano, le battaglie vere sono tra bonolis e maria de filippi, e Mediaset prosegue tranquillamente sulla sua rotta da monopolista, e ingrassa. Complimenti…

    Ah, e io non ho obiettivi. Anzi, non mi considero neppure un teorico, soprattutto non di televisione. Parlo solo da utente Rai incazzato (pago anche il canone) e da elettore di sinistra che ne ha le palle piene dei teorici dei media che la sinistra ci fa sorbire da anni.

    Ciao, Fabio.

  26. Maurizio Goetz dice:

    Fabio, te lo ripeto io non sono un teorico della televisione, organizzo convegni internazionali proprio per cercare di dire che non esiste solo il digitale terrestre, questo è l'unico palcoscenico che posso avere per parlare di argomenti che nessuno vuole affrontare in altri ambiti.

    Se è vero che ho lavorato anche per progetti sul digitale terrestre, vengo da oltre dieci anni di lavoro su internet. Vorrei poterti dire che sto lavorando sull'Iptv ma non è vero perché non ho ancora commitenti, questo è il vero problema, nonostante su questo fronte si potranno vedere presto mio avviso le maggiori innovazioni. Dove sono gli imprenditori illuminati, vogliamo parlare di questo?

    Sono betatester di Google Video, mi occupo di sperimentazione sul lato dei contenuti digitali e continuo ad essere un battitore libero. Con questo convegno e quello precedente che ho organizzato per THE ECONOMIST CONFERENCES, mi sono proprio posto l'obiettivo di rimescolare un pochino le carte. Qualcosa è cambiato anche se il livello generale dei programmi è ancora di non eccelsa qualità . Tu dici che noi teorizziamo ai convegni e che altro potremmo fare? Allora anche il tuo lavoro è perfettamente inutile.

    Continuiamo la malsana pratica di criticare tutto e tutti e non fare mai nulla o ci decidiamo a favorire l'innovazione ad esempio promovendo quell'idea pazza della conferenza italiana per l'innovazione UnConf? Vorrei essere criticato per le cose che faccio e non per intenzioni che mi vengono attribuite, senza conoscermi assolutamente. Questo è il Paese dei processi sommari, si giudica invece di costruire. Indicami un solo "grande nuovo progetto televisivo" o legato ad un nuovo modo di fare informazione e sarò lieto di dare il mio contributo. Talk is cheap, a me piace fare, ovviamente chi fa sbaglia, stando a guardare non si sbaglia mai.

  27. Bricke dice:

    Mi aggiungo alla discussione:

    Perchè fermarsi all'apparenza