Il signore della foto qui sopra, arrestato nel dicembre 2004 a casa sua nella provincia cinese di Shanxi, e’ un poeta e giornalista. Si chiama Shi Tao. Dopo sei mesi di carcere, nel maggio del 2005 (dopo che in marzo l’avvocato di Tao era stato sospeso dalle funzioni) e’ stato condannato a 10 anni di carcere per aver rivelato su Internet “importanti segreti di Stato“. Come e’ possibile leggere in questo vecchio post di Rampini sul suo blog, il 20 maggio scorso sono state rese note le ragioni della condanna. Durante una riunione di redazione del giornale in cui lavorava Tao venne a sapere che il governo cinese aveva ufficialmente vietato a qualsiasi giornalista di commemorare il 15° anniversario di Tienanmen. La colpa di Shi Tao e’ stata quella di aver diffuso questa informazione in rete. Secondo Reporters senza frontiere la filiale cinese di Yahoo ha consentito l’arresto del giornalista collaborando con le autorita’ cinesi.

La prima cosa che mi viene in mente leggendo queste notizie (repubblica.it ha oggi una ricostruzione di tutta la vicenda) e’ che noi con questa gente facciamo troppi affari. Io, potendo, non vorrei avere nulla a che fare con simili governi. Li vorrei proprio evitare. Ignorare. Non considerare. Non mi interessa se non si puo’. Prima cambiate poi ne riparliamo.

Poi mi viene in mente che le grandi societa’ tecnologiche che sono scese in massa in Cina lo hanno fatto in una situazione di grande eccitazione economica (nuovi immensi mercati vergini, milioni di potenziali utenti ecc ecc) e di estrema poverta’ culturale. Ragazzini allo sbaraglio. Non si possono fare compromessi su argomenti come la liberta’ di parola. Vorrei tanto sapere se a Yahoo si ricordano la protesta delle black pages. Allora parteciparono, oggi cosa farebbero? Chi dall’occidente va laggiu’ a lavorare lo dovrebbe dichiarare preventivamente. Qualcosa del tipo:”mi comportero’ in Cina esattamente come mi comporto in California”. E invece.

Ho in mente due righe di un vecchio articolo di Wired nel quale si descrive con lucida crudelta’, come si “attrezzarono” a Google quando la Cina blocco’ per la prima volta il motore di ricerca. Cosa fa – letteralmente – Sergey Brin per affrontare il problema? Esce di casa (anzi no, va su Amazon) a comprarsi un paio di enciclopedie. Tanto per farsi una idea di cosa sia la Cina e come funzioni.

Brin was no expert on international diplomacy. So he ordered a half-dozen books about Chinese history, business, and politics on Amazon.com and splurged on overnight shipping. He consulted with Schmidt, Page, and David Drummond, Google’s general counsel and head of business development, then put in a call to tech industry doyenne Esther Dyson for advice and contacts.

Oggi Google, se ha le palle per sostenere l’assioma della sua mission, dovrebbe, insieme a Yahoo e tutti gli altri graziosi principi della nuova comunicazione, impegnarsi perche’ gente come Shi Tao non possa continuare ad essere incarcerato per reati del genere. Se questa e’ davvero “nuova economia” questa sarebbe una occazione fantastica per dimostrarlo. E non ditemi che non accadra’, che gia’ lo so.

6 commenti a “LONTANO DALLA CINA”

  1. cyrano dice:

    Detto bene.

    Troppi affari (anche tra gli attori istituzionali). E' questo che (chiedo scusa) ci fotte. Una sola parola: Responsabilità  Sociale delle Imprese. Sarà  ora di ragionarci seriamente, soprattutto a livello continentale. Qualcuno accenna a qualcosa del genere, nella variopinta comunità  politica del centro sinistra? Stai bene. Cyrano.

  2. Paulista dice:

    ho tentato una ricerca su black pages, ma viene fuori tutt'altro. ne vorrei sapere di più.

    grazie

  3. federico riva dice:

    Ci sono altri paesi con cui non bisognerebbe collaborare. Per esempio quelli che permettono la pena di morte per diciassettenni che soffrono di malattie mentali. che ne dite?

  4. Irene dice:

    E brava la Cina, cosi' ora per via di questa condanna, tutti sanno che esiste un documento rigorosamente "top secret" dove si ordina ai giornalisti di non parlare di piazza Tienanmen.

    Che volpi…

  5. funicelli dice:

    Tutti i paesi stanno facendo la gara per fare affari in Cina (Italia compresa). Poi chiediamo i dazi per le loro esportazioni. Nel frattempo ci preoccupiamo di bloccare il terrorismo, ma solo delle dittature in lista nera. E la Cina non è in lista nera.

    Aldo

  6. Keper dice:

    Ridicolo, semplicemente.

    Non contesto la notizia in sè, ma il fatto di presupporre che ci siano delle mission per delle aziende (di qualsiasi tipo).

    Figuriamoci: il denaro è l'unico scopo e se si fà  sul sangue dei bambini basta girarsi dall'altra parte.

    In fondo anche noi viviamo in un paese dove a, seguito di un'intercettazione che evidenzia una collusione del presidente della banca di bandiera, il presidente contesta le intercettazioni.