potter

Si parla molto in questi giorni del fatto che a sole 12 ore dalla uscita mondiale del nuovo capitolo della saga di Harry Potter, il libro fosse gia’ disponibile nei circuiti P2P in vari formati testuali e audio. Non mi pare una grande novita’ e non credo che questo abbia troppo a che fare con la presunta miopia di Mrs. Rowling che ha deciso di non commercializzare una versione elettronica del suo ultimo lavoro letterario. La notizia interessante sul nuovo Harry Potter arriva invece dal Canada. In un piccolo negozio del British Columbia sono state vendute per errore alcune copie del nuovo romanzo con qualche giorno di anticipo rispetto all’uscita prevista. Colpa dell’editore che ha dimenticato di accludere al pacco le raccomandazioni sulla data di inizio vendita per il libraio. Quattordici copie sono cosi’ state diffuse in Canada prima del 16 giugno. Raincoast, l’editore canadese della Rowling ha cosi’ deciso di chiedere una ingiunzione al tribunale affinche’ i criminali che avevano acquistato (legalmente) il libro, non solo restituissero subito il maltolto ma si impegnassero a “non leggere e non discutere” il contenuto del libro. Eventualmente si intimava ai delinquenti anche di confessare i nomi delle persone cn cui si era parlato del contenuto del libro. Qui tutta la storia sul blog di Micheal Geist. Questo, infine, il parere molto condivisibile di David Weinberger

It’s hard for my not-a-lawyer mind to understand how copyright can be used to justify a ban on talking about something, but I’m sure it all will be explained to me when I’m dead. And in hell.

(via Joho the blog)

8 commenti a “L’ARROGANZA DI MR POTTER”

  1. C:\arlo dice:

    Ovvero: quando dalla legittima, sacrosanta tutela del copyright si passa al piano patologico. Del resto non sarebbe il primo caso di vendita "ante litteram" di un romanzo di prossima uscita (ricordo un bel post su Wittgenstein sul punto). Se già  la scelta di non pubblicarne un'edizione elettronica si rivela impopolare e anacronistica quanto inutile (brillanti esempi di editoria hanno mostrato come una diffusione parellela – e legale, o addirittura sotto CC – dell'e-book incida positivamente sui dati di vendite), far gravare sull'utenza finale il peso di un errore imputabile a diversi passaggi della filiera, ma non certo all'acquirente, non trova nessun fondamento nella logica, prima ancora che nel diritto: l'intimazione a rivelare i nomi di coloro ai quali si sarebbe parlato del romanzo ha dell'inquietante e ritrae in modo esemplare il contesto paranoico nel quale stiamo vivendo. Tutto ciò detto da uno, sia inteso, che alle 01.01 aveva in mano la sua bella, fragrante copia Bloomsbury, come da tradizione abbondantemente prenotata.

  2. Carlo Felice dice:

    So che la cosa è assolutamente antipatica, me ne scuso in anticipo e prometto che (forse) non lo farò più, ma mi è venuto in mente un mio post.

  3. La Princy dice:

    Ma neanche quando si compra un libro possiamo stare più tranquilli?

    Immagino poi che gli acquirenti fossero bambini (anche se probabilmente hanno pagato i genitori)….

  4. Anonimo dice:

    I tentativi di mettere dei paletti alla diffusione del sapere non può che essere una cosa patetica. Io mi auguro che l'ottimo MRS (Stallman), faccia qualche sforzo in più, o riceva qualche aiuto in più, e crei un sistema di licenze che vada oltre il software (cos'è il software se non una branca del sapere?), visto che forse è l'unico in grado di garantire contro papocchi tipo quelli che si sono verificati nelle CC. E così anche i Bill Gates dell'editoria avranno un "fronte libero" con cui fare i conti.

  5. Effe dice:

    non strettamene a prorposito, d'accordo, ma pur sempre su riservatezza e dati da non far trapelare, ma in prospettiva opposta, segnalo sottovoce che splinder mete a disposizione di tutt la mappatura dei movimenti del singolo blogger, con una lista degli ultimi 20 commenti lasciati sui blog altrui dell'universo splinderiano.

    Se interessa, http://www.herzog.splinder.com/1121934066#5334769 se ne parla qui

  6. Effe dice:

    se ne parla qui

  7. Chiara dice:

    Perchè biasimare la Rowling per nn aver voluto pubblicare un e-book di Harry Potter?prima di tutto è una sua scelta,e poi è davvero triste leggere un libro su internet…

    Seconda cosa:non è detto che chi ha acquistato le copie incriminate sia stato per forza un bambino…magari era qualcuno che sapeva benissimo che la data di uscita era il 16,cioè qualche giorno dopo.Anch'io nn avrei resistito alla tentazione di comprarlo,ma di certo è giusto che nn venissero divulgate delle notizie sul libro.Purtroppo infatti questo fatto ha fatto sì che io sapessi,per errore,la fine del libro prima di poterlol eggere e la cosa mi manda sui nervi.Sul fatto che sia stato loro vietato persino di leggere il libro lo trovo eccessivo cmq.In ogni caso si trattava di merce ILLEGALE in senso lato.Cioè che nn poteva essere venduta quindi era giusto che il libro venisse restituito.AL massimo si sarebbero dovuti poi risarcire i poveri clienti e far pagare le spese al FURBO libraio…

  8. MaurizioB dice:

    La pubblicazione elettronica è al contrario molto utile per gli ipovedenti che a causa della sete di denaro degli editori, i quali si rifiutano di diffondere versioni digitali dei libri, si trovano costretti a "leggere" su documenti non originali. Sappiamo tutti benissimo che leggere un libro su schermo è scomodissimo e pur con la tecnologia attuale anche usare un PDA non è il massimo, inoltre stamparsi un libro intero in casa non è affatto da tutti; quindi per evitare di perdere un margine di guadagno probabilmente inferiore all'1%, chi ci rimette è chi non ne ha colpa. E il bello è che sono decisioni insensate per due motivi: il primo è che non ha senso "colpire" gli ipovedenti perché se no si rischia di guadagnare un'inezia di meno (contando anche quanto guadagnino coi libri di Potter); il secondo è che alla fine volenti o nolenti le copie digitali arrivano lo stesso, quindi… Siamo quindi come nel mondo dell'editoria musicale. Si ostinano a voler usare la mentalità  di marketing di decenni fa senza capire che bisogna cambiare e si devono svegliare a cambiare strategie di mercato che guardino anche gli utenti, non solo i loro portafogli.

    (scusate la lunghezza, non era previsto…)