Volete un piccolo esempio della qualita’ dei media in Italia? Date una occhiata ai titoli. Ne volete un altro? Date una occhiata alle fonti.

Non c’e’ giornale che in questi giorni che non abbia dato notizia del fatto che esiste una folla di italiani che chatta dal posto di lavoro. La grande maggioranza degli articoli titola piu’ o meno: “1/3 degli italiani chatta dal posto di lavoro” (per esempio Panorama, o TGcom o La Gazzetta del Mezzogiorno, o L’Espresso, o MyTech.)

Si tratta ovviamente di una bugia interessata. In realta’ la notizia sarebbe “1/3 di coloro che chattano lo fa dal posto di lavoro“. Il che e’ ovviamente assai meno affascinante.

Ma poi: chi e’ che lo dice? Apprendiamo da decine di articoli che simili dati sarebbero stati ottenuti monitorando le 8 piu’ frequentate chat italiane utilizzando un campione di 300 persone. In pratica se capisco bene e’ stato chiesto a 300 chatter se si collegavano dal posto di lavoro o meno. Non un gran monitoraggio insomma, poco piu’ di un questionario distribuito a caso navigando dentro qualche chat su Internet.

E chi sarebbero poi gli autori di questa ricerca che tutti i media prendono come oro colato? Non si sa. O meglio io non sono riuscito a saperlo. La societa’ che ha presentato lo studio (presentato pare durante un convegno a Roma dal titolo “Internet e la società  virtuale”, convegno ignoto a Google ma che deve essersi tenuto visto che vi avrebbe partecipato il viceministro Baldassarri) tale Internet Monitoring, per Google non esiste. Monitorizzano Internet quelli di Internet Monitoring ma lo fanno evidientemente da fuori della rete. Magari con un binocolo. Cio’ non impedisce a Internet Monitoring di presentare dati scientifici ripresi da tutti, taroccati da molti per farne una notizia che abbia un qualche interesse. Che racconti come – signora mia – c’e’ una marea di gente che invece che lavorare tampona in rete la propria solitudine.

Inutile dirvi che nessuno delle decine di articoli che ho letto al riguardo (nemmeno quelli che eroicamente non hanno giochicchiato coi titoli) si preoccupa di dirci chi diavolo sia la societa’ Internet Monitoring, dove lavorino, se siano credibili, che studi abbiano prodotto in passato o se semplicemente esistano.

11 commenti a “GIOCARE COI TITOLI (E COL RESTO)”

  1. cd dice:

    NON SO, magari questi c'entrano qualcosa : http://www.internetmonitoring.it/

    (InternetMonitoring è un'associazione che persegue i seguenti obbiettivi:

    monitorare il livello di penetrazione di Internet all'interno del tessuto sociale,incoraggiare

    iniziative tese ad appianare il gap culturale, promuovere la realizzazione di

    modelli applicativi, organizzare eventi comunicazionali,mostra, convegno, in collaborazione

    con il CNR e Assointernet, organizzatore della Festa internet.)

  2. LockOne dice:

    under construction.

    dico, e' uno scherzo?

  3. danilo dice:

    Guardate il sorgente della pagina, cose interessanti:

    1. tale Roberto Messina presidente di Internet Monitoring (cercando su Google c'è anche altro)

    2. http://italia.bpath.com/ come unico link esterno

    3. un uso tutto italico dei meta name="keywords"

    un grazie a massimo che è sempre in ascolto

    ciao

    danilo

  4. Massimo Moruzzi dice:

    scusate, Roberto Messina il paladino degli anziani è l'esperto di Internet in questione? Bel lavoro, Massimo :-)

  5. gm dice:

    Forse ci lavora il cugino di Lunardi…..

  6. Davide dice:

    Ma suppongo che l'incontro/conferenza/chiaccherata tra amici fosse questo –> http://www.festainternet.it/programma_monitoring.html

    Dal logo si arriva a –> http://www.internetmonitoring.it/

    Negli ultimi hanni mi sembra che le società  di ricerca dicano un certo numero cospicuo di mezze/verità …

    Ma chi non riesce a proteggersi da queste cavolate come fà ?

  7. Fabio Metitieri dice:

    "Intervistate 300 persone scelte a caso in chat. Un centinaio chattano anche dal posto di lavoro". Dai…. come titolo suona proprio male… ;-)

    Ciao, Fabio.

  8. Antonio dice:

    Bravo Massimo, e che cavolo!

    Con le (sedicenti) "ricerche" o "sondaggi" o "indagini" ci hanno sempre fatto quello che volevano. Poi, da un po' di anni a questa parte, è invalso (non sempre e non sempre compiutamente) un sano uso del disclaimer con ente, metodologia, campione ecc. – specie per i "sondaggi politici". Da quello che so, favorito dagli stessi istituti di ricerca "seri", che rischiavano di farsi sputtanare la credibilità  dello strumento in sè. Ma quello che comincia ad essere ritenuto necessario per altri tipi di sondaggi, mi sembra non valere per ciò che riguarda internet. Dove, invece, qualsiasi ricerca e qualsiasi metodologia sembrano andar bene, anche una delirante come questa – come fosse un mondo a sè stante governato da regole "scientifiche" meno costrittive. E' una mia impressione o non è così?

  9. cd dice:

    Davide, in quel sito si fa riferimento a un convegno del maggio 2002 :P

  10. Stefano Hesse dice:

    si, davide fa riferimento esattamente al convegno di cui parlavo io

  11. francesco dice:

    Ve ne segnalo un'altra simile. Su Gente di questa settimana si dice che Mara Venier avrebbe intenzione di candidarsi in politica. Ma perché glielo hanno chiesto? Tutto parte (partirebbe) da un presunto "sondaggio riservato che circola nei corridoi di Montecitorio" secondo cui, udite udite, un italiano su cinque voterebbe per lei. Sondaggio riservato? E fatto da chi? Dai parlamentari, dall'ufficio stampa, da un partito in particolare? E poi se la prendono col gossip…