Farebbe bene a molti leggere questo lungo pezzo di G.G. su Internet Pro. L’ultima ossessione di Granieri come e’ noto e’ la politica. Unendola al suo incrollabile ottimismo si ottiene un miscuglio portentoso di cui l’articolo da’ ampia descrizione. Un miscuglio al quale mi piacerebbe molto credere. Per ora (e dico per ora) fatte salve le sacrosante osservazioni di Giuseppe sulla educazione di rete, io continuo a pensare che i risultati migliori in termini di grande conversazione li si ottengano dentro piccole conversazioni. Non mi pare allora che sia obbligatorio che quando “ciascuno parla come ritiene e le sue idee troveranno il consenso che naturalmente meritano“. Mi pare anzi che cio’ avvenga solo raramente. Giusto ieri rispondevo ad una mail di un nostro rappresentante in Parlamento che mi chiedeva provocatoriamente (insieme a qualche gentile consiglio di prammatica) se io pensassi che fuori dalla cerchia degli esperti di Internet nessuno potesse avere il diritto di occuparsi di Internet. Se dovessi dare retta a g.g. dovrei dire che le idee che abbiamo in tanti espresso in questi anni sullo sviluppo di Internet in Italia hanno trovato “naturalmente” il consenso ( meglio la mancanza di consenso) che meritavano. E nonostante io non sia esattamente uno sbruffone semplicemente non credo che sia cosi’. So bene invece che normalmente, anche in rete, il consenso passa per strade ben piu’ tortuose del naturale euforico propagarsi virale delle grandi idee. Sono le meraviglie della comunicazione elettronica, giano bifronte, potentissimo e contagioso in mano alle persone intelligenti ed altrettanto (e a volte pure di piu’) nelle povere mani degli imbecilli.

16 commenti a “5 SECONDI di SANO PESSIMISMO”

  1. Paolo Graziani dice:

    Il consenso si fa(ottiene, conquista, mantiene, manipola), non si "trova". Questa è la regola numero 1 della politica.

  2. andrea dice:

    sono arrivato a leggere il pezzo di gg fino a "suggestione numero uno". uno che scrive 'suggestione' invece di 'suggerimento', francamente, non ha nulla da dirmi.

  3. sergio maistrello dice:

    Andrea: se invece "suggestione" stesse in questo caso nell'accezione di "impressione" e non per la maldestra traduzione dall'inglese, rileggeresti il post con occhio più disponibile?

    Massimo, la butto là : forse potremmo semplicemente distinguere la possibilità  che il messaggio sia "valutato" da quante più persone permette la sua vita (breve o lunga, in base a diverse variabili), dal "consenso", ovvero dall'approvazione e dal suo eventuale rilancio. Io valuto ogni giorno badilate di informazione che spesso non trovano il mio consenso: questo non significa che le elimini dalla mia vita. Si accumulano semplicemente in un cestino provvisorio che mi permette di registrare le valutazioni di domani. Forse Giuseppe ha troppa fretta e forse tu sei troppo scettico: io mi metto a metà  strada, e credo che il processo (la ricerca della qualità  secondo GG, il consenso sulle idee e la loro incisività  secondo te) sia necessariamente lento e richieda un po' più di tempo.

  4. gm dice:

    chi è il politico? gassparro?

  5. g.g. dice:

    Due cose, in ordine di importanza:

    1.A volte le parole non si scelgono a caso: suggestione non è suggerimento (e infatti non si suggerisce nulla nelle suggestioni di cui parlavo io) ma piuttosto un'impressione non verificata, il che era un modo un po' lieve di scherzare nel definire quelle che sono invece mie opinioni radicate:

    processo psichico in virtù del quale un SUGGESTIONE, letteralmente significa: processo psichico in virtù del quale un individuo accetta, senza compiere alcuna verifica razionale, un'idea, un'opinione, una scelta fatta da altri, o si identifica in una condizione altrui, senza aver patito imposizioni né aver consapevolezza dell'influenza che subisce: suggestione ipnotica; guarire per forza di suggestione; soffrire per suggestione

    2. Sebbene non intuitiva affatto, la popolarità  delle idee è un dato, non una opinione. Il fatto che le idee trovino una loro naturale popolarità  in Rete è l'unica cosa "osservabile" e quindi abbastanza descrittiva (e non prescrittiva e teorica) nel mio pezzo citato da massimo. In giornata vedrò di fare qaulche esempio pratico :)

  6. Pier Paolo dice:

    sulla popolarità  delle idee penso che gg abbia ragione, anche se sfuma costantemente in altre valutazioni, ad es di simpatia antipatia rispetto a chi ce le ha proposte, in quanto ciascuno di noi ha un accesso alle idee limitato dal tempo, dalla pazienza, dall'interesse istintivo che gli suscitano perché collegate a qlche aspetto della sua vita. Questo significa anche che le idee una volta espresse godono di vita propria, la cui durata dipende da quante volte verranno riprese e da quanto a lungo verranno rielaborate in discussioni pubbliche, e anche, io credo, a quanti "eventi collaterali" saranno riuscite a contribuire ad ispirare (x e.c. intendo opere di ingegno di campi diversi della creatività  rispetto a quello in cui sono state espresse, es un brano musicale, una performance teatrale, il nuovo ripieno di un cioccolatino).

  7. Pier Paolo dice:

    Piccola aggiunta: sulla scorta di quanto espresso sotto, mi viene da ipotizzare che la mancanza di contaminazione dal mezzo internet al mondo reale possa dipendere, tra gli altri fattori, dal fatto che le idee nate sulla rete non hanno generato molta contaminazione, molti eventi collaterali. Ma forse non è così per tutti i campi. Però per quanto riguarda la politica, potrebbe essere vero. In ogni caso siamo un popolo che cambia con molta lentezza, questo è un dato di fatto.

  8. g.g. dice:

    Ho cercato di spiegarmi meglio qui: Re: 5 minuti di sano pessimismo, ovvero di Don Chisciotte e Sancho Panza (manual trackback) :)

  9. Fabio Metitieri dice:

    g.g. granieri, un po' di esercizio di sintesi non ti farebbe male… hai sostanzialmente ragione nel dire: "la mia scrittura ucciderebbe un bisonte", e se il tuo libro e' cosi', per quanto scritto pensando anche a me come interlocutore, difficilmente arrivero' alla fine.

    Con i kirzilioni di bit (o di vecchi caratteri di carta) di informazione che ci arrivano oggi, non si ha tempo da perdere con la prolissita' di chi scrivendo – questa e' l'impressione che dai – si diverte innanzitutto a ragionare con se' stesso.

    Ciao, Fabio.

  10. Fabio Metitieri dice:

    Ah, e tra le migliaia di commenti che ho fatto qui e altrove in questi anni, spesso anche molto elaborati, per il tuo articolo ne dovevi proprio prendere uno in puro stile "sarcastico-illetterato"?

    Ciao, Fabio.

  11. b.georg dice:

    1) Mi riferisco al secondo pezzo di gg, comparso ieri

    La parte descittiva mi vede d'accordo, come sai.

    Abbiamo un "piano" su cui proliferano minoranze (più preciso che non piccoli mondi: allude al principio di riduzione, cioè di maggioranza, nei media a risorse scarse) sovrapposte, instabili, impermanenti e variamente connesse. Che transitino informazioni si spiega già  con la struttura: se ogni minoranza è in realtà  l'intorno delle mie frequentazioni, ognuna di esse può avere me come sua frequentazione oppure no e frequenterà  probabilmente altri che io non frequento. Quindi minoranze non è sinonimo di community come si equivoca: non sono gruppi omogenei con propaggini all'esterno o incursioni dall'esterno. Propriamente non sono affatto gruppi, ma è la figura multipiano continuamente sfalsata delle minoranze di tutti. Questo principio è economico, cioè ci permette di spiegare come le informazioni si diffondano senza ricorrere a leggi come quella del "meritato successo" (che dice: le idee ottengono in rete il consenso che meritano – ma sarebbe meglio dire che ottengono un consenso sensato, cioè la cui sensatezza è ricostruibile), che trovo estremamente ambigua.

    Intanto non è chiaro se vada applicata a opinioni, idee progettuali, informazioni o altro. Per ognuna ci si può aspettare comportamenti diversi e assimilarli è un errore.

    Inoltre, se è intesa in senso forte, cioè se si assimila il meritato consenso alla validità  apriori, la tesi è autocontradditoria e falsa (basta svolgere la domanda: "l'idea secondo cui le idee ottengono il consenso che meritano otterrà  il consenso che merita, cioè se è valida molto successo, se non lo è poco?" e verificare che non sono possibili risposte decisive).

  12. b.georg dice:

    2) Se invece si intende la tesi in senso "debole", cioè "le idee ottengono successo a causa di molti fattori diversi e solo a posteriori possiamo dire "valida" o meglio "funzionante" un'idea perché ha risposto a certe esigenze di certi gruppi anche lontane dalle nostre, ma non posiamo a priori prevederne il successo in base a sue caratteristiche apriori o tantomeno in base a una sua presunta validità  assoluta e tantomeno alla sua validità  "per noi" (una sorta di pragmatismo alla James applicato alla rete, con i suoi stessi limiti e contraddizioni), essa è più accettabile, e può forse servire da base all'analisi delle affinità . Tuttavia è anche pericolosa e molto esposta: da una parte dice troppo poco, limitandosi a una constatazione ovvia senza spiegare niente che già  non sappiamo descrivendo la struttura del medium (le informazioni transitano: parlare di "consenso meritato" impone di indagare sulle cause e le finalità  dei comportamenti, indagine per la quale non basterebbero le risorse della sociologia e della psicologia, né di qualche filosofia d'occasione), e dall'altra parte dice troppo, anche in virtù della confusione tra informazioni, progetti e opinioni (se ha meritato consenso l'opinione che tale tesi del consenso sia sbagliata e da ripudiare, dobbiamo ripudiarla o no? Sì perché l'idea che sia sbagliata sta funzionando, no perché il fatto che quell'idea stia funzionando conferma che l'idea del meritato consenso funziona).

  13. b.georg dice:

    3) infine proprio la struttura per minoranze, come si vede dall'ultimo paradosso, imporrebbe di superare la distorsione ottica per cui si continua a pensare a questo spazio come uno spazio di "opinione pubblica" (nel senso storico del termine). Imporrebbe di pensarne radicalmente la rottura, e descrivere un movimento del tutto diverso da quello proprio dell'opinione pubblica e del consenso (che si nutre di media scarsi e mira alla riduzione ad uno cioè alla maggioranza, e ha un rapporto con la nozione di vero del tutto diverso). A dire il vero ho già  esposto queste idee tempo fa, senza alcun successo di critica o di pubblico, quindi me le tengo per me. così tra qualche tempo potrò dirmi da solo: io so sapevo prima :)) (le piccole soddisfazioni dell'impiegato….)

  14. Fabio Metitieri dice:

    Bi Giorgio, se lo riscrivi in 500 battute (cosi' saranno 4.000, occhio e croce), ti leggo e ti commento. Altrimenti, anche tu, un bel corso di sintesi, insieme a G. Granieri… ;-)

    Ciao, Fabio.

  15. Gaspar dice:

    Ma te l'immagini, Giorgio distrutto dal dolore che piange "Sono rovinato! Quest'uomo non mi vuole leggere!".

  16. Fabio Metitieri dice:

    Si', Gaspar, ma io ho un cuore duro e non mi commuovo… Solo che, come me, tanti altri non leggeranno quelle pizzate… e' la dura legge del calo di attenzione del lettore dopo i primi due minuti di fumo.

    Ciao, Fabio.