Contrappunti, su Punto Informatico di domani.

Metto le mani avanti. Oggi parlo di weblog. Essendo io un vecchio blogger, uno di quelli che di tanto in tanto ha speso il proprio tempo in giro fra convegni ed università  a descrivere le meraviglie dei weblog, sono forse la persona meno adatta per darne una opinione impersonale ed oggettiva. Il che è, del resto, esattamente ciò che oggi non voglio fare. Vorrei invece utilizzare la formidabile ascesa dei blog in tutto il mondo per sottolineare come internet stia maturando e si avvii a diventare adulta. (continua)

39 commenti a “ANTEPRIMA PUNTO INFORMATICO”

  1. Massimo Morelli dice:

    Giusto.

  2. Gaspar dice:

    A proposito di questa rete di piccole insignificanti connessioni (io e i miei quattro amici) si comincia a capire meglio il fenomeno della "Long Tail", e di come questo fenomeno si stia diffondendo anche fuori dal blog. Per quei due che se lo fossero perso, segnalo il fondamentale articolo di Chris Anderson apparso recentemente su Wired.

  3. Fabio Metitieri dice:

    Gaspare, e' un articolo pizzosissimo, che solo a te poteva piacere… ;-)

    E, Btw, non dice nulla di nuovo. Per i libri, con gli ebook e la stampa on demand, questi discorsi io e quanti altri si occupano del settore li stiamo facendo da una decina di anni (e ancora la situazione, per i libri, non ha raggiunto la cosiddetta massa critica, tra l'altro).

    Detto questo, che c'entra con i blog l'abile politica commerciale di Amazon verso i prodotti di nicchia? Non crederemo mica che i prodotti li' si vendano (di norma) grazie alle piccole connessioni tra le persone o ai dei tam tam che passano su blog, vero?

    Mante, il libro di Weinberger e' anch'esso una pizzetta, un ottimo esercizio di allungamento del brodo che dice molto poco e che oggi, dato che e' diventato un po' vecchiotto, io non consiglierei piu' a nessuno.

    Ma tant'e'… sono certo che se io scrivessi un libro dove esalto i blog come Rivoluzione Permamente, anche scritto con i piedi e senza dire nulla di serio, voi lo incoronereste come il libro del secolo… e poi ci si lamenta perche' il Tg5 e' partigiano… ;-)

    Ciao, Fabio.

  4. LockOne dice:

    quest'uomo ha definitivamente franto le palle.

  5. Sabrina dice:

    Quello che apprezzo di questo post è l'entusiasmo e la passione del suo autore. Liberamente espressi. Apprezzamento naturalmente non rivolto a qualsiasi citazione di personaggi o libri più o meno vecchi. Perché le citazioni in definitiva impoveriscono il discorso. E ancora non riesco a comprenderne la ragione; le citazioni somigliano tanto a insicurezze estreme, la solita vecchia paura di ritrovarsi soli. Soli senza blog, senza confronto né sostenitori di pensiero.

    Concordo con la funzione di rete sociale, di sistema di collegamento tra gruppi di persone attribuita ai blog: e come non potrei, è qua, sotto i miei stessi occhi, in questo preciso momento. Ed in tal senso, il giudizio è assolutamente positivo.

    Quello però che mi lascia perplessa è la stabilità  di queste reti che si vengono a creare.

    Se è vero che con un semplice click, io esprimo la mia opinione, mi inserisco in un gruppo di pensiero, acquisto nuove consapevolezze e divento "provvisoriamente" parte di una rete, temo sia altrettanto vero che con un successivo click, semplicemente, io possa allontanarmi da tutto questo, dimenticare, passare ad altre e più accattivanti esposizioni in contesti totalmente diversi e non virtuali.

    Quindi vedo sì queste reti, ma mi appaiono labili.

    Con ciò non metto in discussione l'importanza del blog. Anzi.

    Se pur fittizie queste reti ci sono, creano movimento e quindi crescita.

    Ma così come un romanzo non può competere con la realtà , allo stesso modo un blog non può diventare più forte del mondo oltre la "rete". Basta lo squillo del citofono, un gruppo di amici in carne e ossa, una birra… una vacanza, un contratto diverso, un nuovo film, un nuovo assetto del tg, e tutto è dimenticato. Magari poi per sempre.

    Il blog è un fenomeno che indica crescita, consapevolezza, ma deve essere accettato nella sua transitorietà .

    I piccoli ambiti di relazione nella rete vengono recisi in modo indolore, soprattutto perché non si ha un volto o una voce a cui dire addio. Il tutto è sbrigativo. Manca di lentezza… quella lentezza che sa scavare in profondità  e creare legami stabili.

    E, per finire, non credo che il mondo dei blog sia proprio alla portata di tutti… il rischio alla fine è sempre il solito, cioè quello di creare ristrette masse pensanti, ma con un handicap in più: quello di scambiare il proprio pensiero solo tra sè. Intellettuali che intellettualizzano tra sè, rimbalzandosi apprezzamenti, sorrisi, compiacimenti.

  6. Gaspar dice:

    Sabrina,

    mi permetto solo una piccola annotazione: quando paventi il rischio che i blog creino ristrette masse pensanti, hai in mente sistemi e strumenti di relazione che siano più aperti dei blog? dove il costo di accesso sia minore? dove sia più facile, per le voci interessanti, emergere rapidamente?

    A me pare, e spero tu sia d'accordo, che il rischio di cui parli è solo teorico, e che lo strumento dei blog è il meno chiuso di tutti.

  7. Paolo Graziani dice:

    Magnifiche sorti e progressive.

    Perchè l'ottimismo è il profumo della vita.

  8. Fabio Metitieri dice:

    Gaspare, tu e Mante dovreste invitarci nel mondo in cui vivete voi, cosi' vediamo com'e' e forse capiamo di quale realta' state parlando… perche' qui, nel mondo di tutti gli altri, i blog non _rischiano_ di diventare un fenomeno di elite, ma _sono_ di fatto un fenomeno di elite.

    A un corso che ho fatto a inizio di quest'anno, a circa 20 persone laureate in discipline umanistiche, ho visto che la capacita' di usare il Pc e navigare in Rete era molto buona, la conoscenza degli strumenti di ricerca era anche non male, almeno sul versante motori (conoscenza dei cataloghi bibliotecari quasi nulla, ovviamente, e mi chiedo come avessero fatto le tesi…), ma quando ho chiesto se qualcuno avesse gia' sentito, solo sentito, la parola "blog" non si e' alzata neppure una mano… Mi pare un ottimo esempio, ed era qui, non su un altro pianeta.

    Che poi non esistano strumenti migliori, forse e' vero. Ma, nel regno dei ciechi beato l'orbo? Magra consolazione. Tra l'altro lo strumento (o l'uso che ne viene fatto) non e' perfetto (o non ancora abbastanza evoluto) e per esempio credo poco nella possibilita' che dalla blogosfera emergano i migliori. Salvo poche eccezioni, qui dentro si notano elite anche nel ristretto gruppo dei blogger… d'altra parte, e' il modello "scale free" di Barabasi, no?

    Ciao, Fabio.

  9. Pier Luigi Tolardo dice:

    Ogni settimana i principali quotidiani e settimanali dedicano qualche articolo al fenomeno Blog. Il fatto che su 20 laureati, come dice Ciao Fabio, nessuno sappia cosa sia un Blog significa che non leggono i giornali, il che è peggio che non conoscere i Blog o non saper navigare.

  10. Sabrina dice:

    Credo che Fabio abbia risposto perfettamente al posto mio…

    in quanto all'esistenza di sistemi di relazione migliore credo e spero che la risposta sia sì. A volte basta una stretta di mano. Un sorriso. Vedi Gaspare, anche nel mio "piccolo mondo" provinciale, come nell'aula dell'ateneo, pochissimi conoscono "il blog". E tra quei pochi solo alcuni li frequentano costantemente. Il sistema a mio avviso è elitario perché richiede comunque mezzi che non tutti hanno a disposizione. Mentre la capacità  di pensiero è insita nell'essere umano. Di "ogni" essere umano. Anche di chi non è in grado di interagire telematicamente.

    Comunque, ripeto, il blog mi piace… per adesso.

    A presto,

    Sabrina

  11. alessio dice:

    Oh, un altro articolo della serie "i blog salveranno il mondo". Son già  passati due mesi? Come corre il tempo…

  12. Fabio Metitieri dice:

    Tolardo, a dire il vero per me la cosa piu' grave e' che oggi un laureato – e non solo uno di discipline umanistiche – abbia sentito nominare Sbn ma non l'abbia mai usato (che e' la situazione piu' frequente). E cosi', mi raccontano, oggi si fatica per convincere uno studente che una tesi compilativa non puo' avere una bibliografia di soli 30 titoli, e che comunque quello che e' citato in bibliografia deve essere stato letto. Quanto ai quotidiani… di solito se ne fa una lettura selettiva e i blog non sono ancora arrivati sui tagli importanti, mi pare.

    Alessio, che fai? Ti metti anche tu a fare del ManTaleb bashing? Kattivo…..

    Ciao, Fabio.

  13. Giavasan dice:

    Mi intrometto per segnalare EPIC 2014, un filmato (in inglese, mi spiace) che parte dagli stessi presupposti di Massimo per arrivare a conclusioni apocalittiche.

  14. Pier Luigi Tolardo dice:

    Essendo Ciao Fabio un esperto di biblioteconomia è particolarmente attento a questa carenza della cultura degli italiani di media cultura che però fa parte di una più generale scarsa familiarità  degli italiani medi con le biblioteche(tuttora i molti centri piccoli e medi inesistenti, inaccessibili o comunque poco frequentate) che fa parte di una scarsa familiarità  degli italiani, anche laureati e docenti, con la lettura in genere essendo l'Italia uno dei Paesi con più basso tasso di lettura anche fra laureati.

    troviamo agli ultimi posti. Devo però dissentire da Ciao Fabio: La Repubblica nel 2004 ha dedicato al tema dei Blog almeno 3-4 articoli nel suo paginone culturale(evidentemente non lo legge nessuno), La Stampa oltre alla pagina sull'High-Tech curata da De Biase e Anna Masera che si sono occupati spesso di Blog ha dedicato al tema qualche articolo nella sua Terza Pagina, anche la pagina culturale del Corriere vi ha dedicato 3-4 articoli nell'ultimo anno. L'Espresso da 30 numeri a questa parte ha sempre almeno un articolo lungo o articoletto breve che cita i Blog. Il Manifesto se ne è occupato in lungo e largo. Perfino Famiglia Cristiana ha dedicato un articolo ai Blog nella sua rubrica sui New Media. Il libro-antologia La Notte dei Blogger" è stato recensito in tutte le rubriche di quasi tutti i quotidiani e settimanali, anche femminili come Grazia, Corriere Donna, Donna di Repubblica, etc. Inutile, gli italiani leggono solo cronaca e sport, una minoranza che fa politica legge gli articoli di politica(i 1500 nomi di cui parlava una volta Gorresio, più o meno). Il resto si informa solo grazie alla Tv e, in effetti, le Tv hanno parlato quasi niente dei Blog. Quando Metitieri difende i giornali rispetto ai Blog partecipa ad una battaglia tra lillipuziani, dove rappresenta solo i meno nani fra le due categorie ma sempre nani sono.

  15. Pier Luigi Tolardo dice:

    Per esempio di Enzo Baldoni tutti i giornali hanno detto che era un Blogger ma quanti italiani sanno chi era Enzo Baldoni? Probabilmente un 30% della popolazione ricorda che c'era un giornalista che è stato ucciso in Iraq mentre molti di più ricordano Quattrocchi ma solo perché è stato girato un video sui suoi ultimi istanti passato per decine di volte su tutte le reti. Per questoil corsivo di Mante ha valore: perché rispetto ad un meccanismo di massificazione della Tv il Blog non sarà  un toccasana ma è già  un'inversione di tendenza, certo praticato da minoranze ma è meglio che niente, no?

  16. Fabio Metitieri dice:

    "Quando Metitieri difende i giornali rispetto ai Blog"

    Tolardo, io non difendo nessuno. Contesto certe ingiustificate esaltazioni ideologiche nei confronti del blogging. Perche' la realta' e' un'altra. E stop.

    Ciao, Fabio.

  17. Fabio Metitieri dice:

    E, Tolardo, tanto per non scaricare le tue lenzuolate di interventi con una sola battuta, aggiungo…

    A dispetto del classico compendio ManTalebano intitolato "Perche' i giornalisti odiano i blog", io credo proprio che per i giornalisti i blog siano l'ultima preoccupazione. I blogghisti sono un'elite colta, quindi un pubblico che legge, probabilmente in modo critico e selettivo, forse un po' piu' on line e un po' meno su carta, ma legge. A questo le testate saprebbero adattarsi senza grossi problemi, al limite proponendosi in format di blog…

    Nel mio settore, l'ultima chiusura e' di Italia Oggi.it (do u remember?); io non ho ancora incontrato nessuno dei colleghi che ci lavoravano, ma credo proprio che nessuno di loro mi direbbe che sono stati chiusi per colpa dei blog. Siamo seri…

    Ciao, Fabio.

  18. b.georg dice:

    Le obiezioni rivolte al discorso di Massimo, pur utili come tutte le obiezioni, mi pare che non colgano il punto. Massimo (ovviamente non solo lui, dato che è un discorso assai diffuso) dice in pratica: i blog sono ottimi strumenti, perché gratuiti e accessibili, per costruire reti di relazione relativamente piccole basate su affinità  a vari livelli (intorno a testi, aggiungo). Queste piccole reti non sono chiuse né a frequentatori occasionali né a membri di altre reti simili, dato che sono ad esse in vario modo collegate attraverso gli interessi vari e flessibili dei loro membri, costituendo un tessuto molto complicato e sovrapposto di rapporti e appartenenze multiple tra reti di relazioni attraverso le quali scorrono in modi vari, vari tipi di informazioni.

    L'obiezione: "i blog non sono affatto molto conosciuti, anzi sono di nicchia", empiricamente vera, non smentisce però in alcun modo il discorso. Lo farebbe se Massimo avesse aggiunto un: "quindi i blog hanno cambiato radicalmente a comunicazione in italia", il che sarebbe falso (forse anche in Usa). Anche perché non si sta parlando di "comunicazione" tout court, ma di relazioni comunicative, che sono cose un po' diverse (se per relazioni intendiamo un percorso a molte vie, e per comunicazione a una sola). Ma non risulta che Massimo l'abbia fatto, e anche l'avesse fatto sarebbe un errore suo, che non inficia il resto del discorso.

  19. b.georg dice:

    L'obiezione secondo cui queste reti non sono stabili e il rapporto de visu sia meglio ("una stretta di mano"): dato che quasi sempre un blogger dispone di una email, non ci vuole granché a stringere mani, e la lettura quotidiana di testi è un modo di conoscersi molto particolare e interessante (l'idea che "virtuale" significhi "senza corpo e responsabilità " è molto poco fondata, almeno qui). Personalmente ne ho strette a decine di mani a blogger che apprezzo, in molte occasioni in cui ci si è incontrati. Se la distanza è un limite, vorrei dire che anche conoscere personalmente Mentana non è così facile, senza parlare di Shakespeare, che continuiamo a leggere benché sia morto.

  20. b.georg dice:

    L'altra obiezione secondo cui "diventare noti tra i blog non è affatto semplice perché c'è un élite", oltre a dimostrare una conoscenza davvero limitatissima del fenomeno (dato che le élite sono decine e decine), è comunque anch'essa fuori argomento. Massimo non ha detto: "i blog sono un sistema per diventare noti rapidamente", nel qual caso l'obiezione sarebbe almeno discutibile. Rispetto a ciò che discutiamo, invece, basta la constatazione empirica dell'aprire un blog, scrivere in passabile italiano (ma neanche) e collegarsi a qualche altro blog non necessariamente noto che si ritiene affine, e discutere nel tempo con quelli e con i lettori, già  verifica sufficientemente il discorso di Massimo (costruzione di piccole reti di affinità  collegate tra loro).

  21. b.georg dice:

    Il fatto poi che in un sistema che raccoglie diverse decine di migliaia di utenti al giorno, 4 o 5 persone abbiano un traffico di circa un migliaio di accessi, più o meno, e forse una sola di qualche migliaia, a mio modestissimo parere non falsifica granché l'assunto iniziale. Testimonia semmai, lateralmente al nostro tema, che i discorsi che si rifanno a barabasi andrebbero presi con le molle qua dentro, se non altro perché il volume complessivo di traffico è superiore ai picchi su singole pagine in modo tale che a mio parere la quantità  fa qualità . Egli infatti, ma lo dico con beneficio di inventario, nel parlare di reti scale free considera tipologie molto particolari di dati, mentre sarebbe interessante cosiderarne un insieme più complesso. Se ci si basa ad esempio solo sui link tra le pagine per ricostruire la mappa della blogpalla, si ottengono dati assolutamente non significativi. Per dire: la mia pagina sta tra le prime venti in termini di link in ingresso da altri blog (almeno qualche tempo fa, non guardo da un po'). Ma se si considerano i contatti giornalieri, io sto forse al decimillesimo posto o anche di più. Evidentemene i dai vanno letti con più raffinatezza e diversi dati dicono cose diverse. A questo aggiungiamo che molto del traffico reale tra i blog – e quasi tutto quello relativo alle "nuove scoperte" – non avviene attarverso i blogrolling, ma attraverso i commenti (e quindi è difficilmente ricostruibile oltre che qualitativamente determinato, perché non si basa su un mero link ma su un testo scritto). A questo dovremmo aggiungere ancora altri dati relativi al traffico per così dire "locale" che costituisce aree di affinità , e poi fare valutazioni circa dati poco qualitativi di "attenzione" (100 contatti di un secondo valgono dieci di 20 minuti e relative risposte in termini di discussioni e link?). Insomma, le questioni sono complicate, mi pare, e non sarei così sicuro che tutto vada come dice barabasi.

  22. b.georg dice:

    ho smesso di scusarmi per la lunghezza, tanto mi conoscete.

    ;-)

  23. Pier Luigi Tolardo dice:

    Ringrazio b.georg per la saggezza e la costruttività  dei suoi commenti.

    Replico a Caro Fabio: nessun giornale chiude in Italia on line o meno per i Blog, mi chiedo se io, Mantellini, o qualcuno abbia mai detto la cosa che contesti(contestazioni non richieste e necessarie, comunque oggidi è meglio contestare che non farlo, sei assolto).

    Mi limito a dire che in Italia i giornali vengono chiusi per mancanza di pubblicità  ma non solo perché Berlusconi e la Rai sono cattivi ma perché il mezzo Televisivo assorbe la maggio parte dell'attenzione della gente che si traduce in audience che si traduce in pubblicità . Tanto è vero che circa l'80% delle pagine del settimanale più diffuso in Italia sono dedicate all'Isola dei Famosi e al Medico in Famiglia(Sorrisi e Canzoni, etc) ma anche un buon 30% dello spazio di settimanali come Panorama e le pagine inere degli spettacoli di Corriere e Repubblica alla Tv trash anzichè ai film, al tatro, alla musica.

    E' vero che Ciao Fabio vede solo film a noleggio, news straniere in lingua originale e legge sempre Italia Oggi, ma chi cazzo è Ciao Fabio: uno degli intellettuali più snob e spocchiosi che conosca, una persona preparata ma al limite dell'asocialità . Il fatto che molta gente, non moltissima certo, oltre a scrivere sui suoi Blog della Tv spazzatura ci mette gli affari suoi e i suoi giudizi del mondo è una forma di vera resistenza alla Tv(più dei girotondi) , la prima da molto tempo a questa parte ed andrebbe apprezzata di più anche da uno che deve fare sempre il bastian contrario.

  24. Mnemosyne dice:

    Per non allungare troppo la lista dei commenti, e poiché avevo già  scritto tutto quando ho pensato che potrebbe interessarvi il mio punto di vista, preferisco linkare semplicemente un commento a questo importante articolo sul mio blog. Sperando di non risultare inopportuno…

    Vi saluto.

    http://postpartout.iobloggo.com/archive.php?blogid=6286&eid=159

  25. Sabrina dice:

    Va bene, ma prima di chiudere vorrei solo rispondere a un commento di Tolardo.

    Ora, io non conosco la tua realtà  geografica, ma quando ad esempio, affermi che in molti centri piccoli e medi le biblioteche sono inesistenti, inaccessibili o comunque poco frequentate, lo fai tanto per ricadere nel qualunquismo o perchè hai verificato con mano? Dalle mie parti di paesi medi e piccoli ce ne sono, come nel resto d'Italia, moltissimi. E in ciascuno di essi, ti assicuro, esiste una biblioteca. Che sia più o meno grande poco importa, perché tali biblioteche "di paese" si distinguono per l'impegno e la voglia di crescere che mettono nel loro lavoro e non per i metri quadri a disposizione. Sono frequentate e parecchio. In esse forse non puoi trovare tutto, ma anche allo spazio ristretto offerto dai singoli comuni, è stato posto rimedio usando l'ingegno, organizzando (come credo anche altrove) una rete di collegamenti tra biblioteche, chiamata interprestito bibliotecario. Così, ciò che non trovo in una, posso, tramite biblioteca, ordinarlo in un'altra. Inoltre, in questi piccoli centri, la cultura cresce insieme alle persone. Ogni biblioteca organizza corsi, convegni, incontri. In un paese adiacente il mio, un posto piccolo piccolo, che non supera i seimila abitanti, la biblioteca sta organizzando un week end letterario, presso un agriturismo – tema: il gotico, da "leggere e scrivere" davanti al fuoco di un camino con un bicchiere di brandy in mano. Qualche mese fa, nel mio stesso paese si è organizzato un concorso letterario che ha ottenuto un largo consenso… e potrei continuare. Chi propone queste iniziative? Chi decide di mettersi in gioco, senza saltare su un piedistallo troppo alto. La cultura "media" resta tale finché non si fa qualcosa per farla crescere. Così, ben vengano i blog, ben vengano conferenze, articoli. Ma non dimentichiamo anche la rete dei piccoli centri, disposti ad ascoltare, a parlare, ad accogliere. In fondo veniamo tutti da lì. L'Italia è un paese. E' nata con un'impostazione in tal senso. E la cultura di paese è spesso meglio delle schizofreniche tavole rotonde cittadine, alienanti per definizione.

    Ciao, Sabrina

  26. Mnemosyne dice:

    Credo che non bisogni incorrere in alcuni errori, in questa discussione: innanzi tutto non c'è motivo né per difendere né per attaccare ad oltranza i blog: come tutti gli altri fenomeni sociali, sono qualcosa di complesso, che non può essere ridotto al bianco e al nero. In secondo luogo, nessuno pretende (credo) che il blog salvi di per sé l'umanità . Se vogliamo essere provocatorii e stimolanti nell'uso del linguaggio, lo possiamo anche affermare, ma solo nel senso che, come un soldato in un esercito, anch'esso fa la propria parte per la conquista della vittoria ed è necessario anzi che lo faccia; certo, qui non c'è nessuna vittoria. Possiamo discutere per ore, come è anche giusto fare, della necessità  di ripensare la struttura della comunicazione nel suo complesso, ma per quanto vogliamo batterci, ciascuno nel suo piccolo, per un'informazione non verticistica (e quindi meno controllata) non possiamo sapere come in futuro essa si evolverà , anche se raggiungessimo i nostri obiettivi. E' un poco come i genitori, che generano un figlio con tutto il loro patrimonio genetico e lo informano in parte di sé, ma che con la maturità  inevitabilmente si farà  una vita tutta sua, che i genitori non potranno preedere. E' importante che questo fenomeno non venga ostacolato, perché rappresenta il sommovimento, più o meno sotterraneo, delle zolle in cui si articola non solo il web ma tutto il mondo della comunicazione. Propone qualcosa di nuovo, senza dubbio, ma non è esso stesso espressione, nella propria struttura, di qualcosa che gli preesiste e che a sua volta elabora amplificandolo?

  27. Mnemosyne dice:

    E poi, non ha senso opporre il mondo del giornalismo a quello del blogging: sono due cose ben diverse che non aspirano allo stesso grado di diffusione e non si avvalgono degli stessi modi di (inter)relazione

    Non credo affatto che, come ha detto qualcuno in questi commenti, i bloggers siano una categoria di persone colte. Attenzione ad etichettare una massa tanto eterogenea di persone: innanzi tutto va calibrato il significato da attribuire alle parole-chiave (in questo caso "cultura"), e poi non bisogna mai distaccarsi dalla percezione della realtà , altrimenti astraendo si rischia di semplificare anche. Io credo che ci siano indubbiamente persone colte, cioè, oltre che buone lettrici, anche in possesso degli strumenti metodologici che li mettono in grado di decostruire il mondo che osservano e di restituirne una visione critica; penso però che la buona parte dei blog sia scritta o da persone che lo usano come un diario (nel quale, quindi, l'accezione di cultura è del tutto ininfluente), o da altre che linkano ed offrono contenuti non particolarmente rielaborati. Nel qual caso diventa difficile sondare il livello della cultura.

    Ho l'impressione che si pretenda dai blog di essere troppo spesso qualcos'altro rispetto a ciò che sono. Sono nati incorporando spinte eterogenee della nostra cultura occidentale che è in cerca di un nuovo equilibrio, di una nuova definizione del meeting, dell'aggregazione. Non sono di certo la tappa definitiva di questa ricerca, così come sono anche limitati dallo stato ancora embrionale del web: non siamo ancora entrati nell'era del web semantico, figuriamoci se possiamo immaginare cosa sarà  della Rete fra qualche decennio. Accontentiamoci di sviluppare questo mezzo di comunicazione, e possibilmente di farlo uscire dai confini dell'egocentrismo per renderlo come servizio veramente utile alle popolazioni che di un luogo di discussione virtuale hanno bisogno, dai Paesi in via di sviluppo alle fasce marginali delle nostre società .

  28. Pier Luigi Tolardo dice:

    No, sulle biblioteche non è qualunquismo: la situazione è variegata, dove ci sono molte isole di entusiasmo e di volontariato, ma anche moltissimi Comuni al Sud(ma anche al Nord) dove non esiste la biblioteca o è chiusa quasi sempre. Anche dove la situazione è migliore non brilla: il noto giornalista e dirigente Sormani lasciò alla mia Città (Novara, vicinissima a Milano) che pure ha un'ottima biblioteca, lasciò alla Città  qualche decina di migliaia di libri, che in buona parte stanno tuttora in parte in un magazzino della Gondrand costando al Comune le spese di deposito. Sempre nella stessa città  tutti i Quartieri si erano dotati di una biblioteca decentrata con il sistema del prestito che ricordavi: sono sopravvissute solole poche che si basavano sul lavoro volontario di qualche cittadina in pensione, le altre sono chiuse. Sto parlando di una Città  dove pure gli iscritti alla Biblioteca sono moltissimi, in rapporto alla popolazione, e non c'è mai abbastanza spazio per i lettori, ma la disattenzione al problema è forte anche qui. Non penso che Campania e Calabria stiano bene a biblioteche come Emilia e Toscana, eppure la maggior parte dei giovani e degli studenti vivono lì. Da qui i tassi di lettura bassi del nostro Paese, se pensiamo che ancora oggi la maggio parte dei Comuni italiani non ha una libreria ma al massimo una cartolibreria, le cose sono chiare.

  29. Fabio Metitieri dice:

    Oh, bene. Abbiamo appreso grazie a Bgiorgio che Mante non e' un integralista del blog, ma che e' un autore che va interpretato. Un conto e' quello che scrive, altro conto e' quello che vuole dire. Cosa del resto comune a molti altri metrapanse'. Bgiorgio, facci un piacere: da ora in poi aggiungi sempre ai post del ManTaleb una nota su come devono essere interpretati, altrimenti correremo ancora il rischio di commentare solo quello che scrive.

    Ciao, Fabio.

  30. Pier Luigi Tolardo dice:

    E Tu, Ciao Fabio, per favore, scrivine uno su come va distorto, così eviteremo il rischio opposto.

  31. b.georg dice:

    uh, lungi da me voler fare l'esegeta di mantellini, che non ha bisogno di me credo, dato che ognuno sbaglia per conto suo. qualsiasi testo viene di fatto sottoposto a interpretazione e alla fine uno ci mette del proprio. quindi se lo ritieni più corretto (e sono d'accordo con te) considera quello che ho detto sotto in termini di mantellini-pansé, piuttosto come la mia posizione. del resto è più interessante discutere di argomentazioni che non di persone. se mantellini è o meno d'accordo, poi, è un problema suo :)

    ciao

  32. Anonimo dice:

    giorgio, tu sai molto bene che sei non da ieri il mio ideologo di riferimento: quindi a parte essere molto orgoglioso del tutto, stavo meditando di incollare i tuoi tre commenti e farne un post.

  33. massimo mantellini dice:

    mancava la firma

  34. Mnemosyne dice:

    Credo che se vogliamo dire qualcosa di nuovo dobbiamo sempre fare riferimento ad un quadro teorico. Sono quindi perfettamente d'accordo con Giorgio. E poi nulla ha senso senza contesto, è una questione epistemologica. Quindi si può dire quel che si vuole dei blog o di internet, ma essi sono una espressione del nostro presente, un cosmo nel quale esiste una pluralità  di spinte, ideologie e forze in antagonismo reciproco. Come direbbe (forse) Maturana, blog e società  si co-generano a vicenda. Il nostro sguardo deve essere sempre spalancato sul mondo; deponiamo le armi delle ripicche ed antipatie personali e costruiamo insieme un senso. Il dialogo deve essere discanto, non scontro.

  35. Mnemosyne dice:

    Aggiungo una suggestione: pensare al blogging come ad un movimento sostanzialmente nomadico. Sul nomadismo nella cultura postmoderna, sulla perdità  della nozione di centralità  in molti campi della prassi sociale si è scritto molto (uno per tutti, La Différance di Jacques Derrida), quindi è inutile che mi metta a competere coi grandi maestri. Però dobbiamo renderci conto di quale sia il genoma del blog. Io proporrei, come paradigma lessicale, una coppia di termini greci, l'uno parmenideo l'altro aristotelico:

    Polyplà nkton, "vagante, errante, volubile";

    Polykà mpton, "dalle molte articolazioni".

    Scusate se insisto sul tema iniziale dell'intervento di Mantellini su Punto Informatico, mi sembra che dai primi interessanti commenti su altri aspetti dell'informazione si sia passati a polemiche un poco sterili. Opinione personale, per carità .

  36. b.georg dice:

    non credo si tratti di polemiche sterili. se non ci fosse chi dissente, anche riportando le cose sulla terra, saremmo tutti all'età  della pietra (e riguardo ai blog probabilmente lo siamo, almeno io)

  37. Mnemosyne dice:

    No, non volevo dire che il dibattito sia sterile, ma che non ho apprezzato, personalmente, certe picche di Fabio che ritengo siano slittate dal piano della dialettica a quello personale. Per carità , capita a tutti di compiere scadimenti del genere, nessuno ne è immune (e infatti la mia non è un'accusa). Semplicemente, credo che il dialogo vada condotto ordinatamente e con metodo, altrimenti…

    Buona notte

  38. Fabio Metitieri dice:

    Oh, cazzo, Maturama mi manca. Giocava nel Cagliari? Eh, scusami, ma io il calcio non lo seguo. Sono rimasto fermo a Castells, che ancora non ho approfondito.

    Pero', Nemo… io non slitto mai sul piano personale. A me interessano solo gli argomenti in discussione, e quello che si e' detto in merito oggi, ieri l'altro o due anni fa. Il Mante non suscita il mio odio. Di come sia la sua vita poco m'importa ma mi pare uno ben realizzato e gli auguro ogni bene. Anzi, spesso mi chiedo perche' perde tanto tempo qui.

    Quando smettera' di fare il talebano dei blog, del Wi Fi (Alessio, su questo quanti mesi mancano?), e del bashing senza criterio verso i giornalisti, smettero' di criticarlo.

    Ciao, Fabio.

  39. Mnemosyne dice:

    Bene, Fabio, vuol dire semplicemente che la mia era un'impressione sbagliata. Del resto, che scappino dei post un poco più caustici delle solite pacate discussioni non è un male. E poi non vorrei di certo intromettermi in questioni che mi precedono e di cui non so che quel poco che ho letto.

    Cmq, grazie per avermi "annichilito": non sono Nemo, come il capitano o un Odisseo latinizzato, ma Mnemo(syne), proprio la memoria! ;)

    Mi togli una curiosità ? Che c'entra 'sto Maturama? Chi è?