26
Nov

Nel numero de L’Espresso in edicola c’e’ una bella intervista di Luca De Biase a David Weinberger.

D:C’e’ la questione della credibilita’ di quanto si trova sui blog:

R:”Non creda, oggi i blog sono molto piu’ creduti dei mass media.”

D:Perche’?

R:”Perche’ io lettore non conosco chi produce i mass media, quindi non mi fido. Con poche eccezioni, leggo un articolo, per esempio di cronaca o di commento. e non so chi e’ quel tizio che mi sta parlando, se e’ affidabile o no, se ha scritto per manipolarmi o meno. I mass media sono vissuti come macchine che creano consenso o per venderci prodotti e noi abbiamo sviluppato metodi di critica molto efficace. I blog invece, sono credibili per le cinque o sei persone che frequentano. Proprio perche’ hanno imparato a fidarsi dei loro corrispondenti.”

9 commenti a “REPETITA J.”

  1. Fabio Metitieri dice:

    Oh, si', e' sempre un po' banalotto, Weinberger. Anyway, se contano solo piu' i blog, perche' ti preoccupi tanto di come va il Tg5?

    Ciao, Fabio.

  2. Fabio Garzena dice:

    Sarebbe bello se tutti avessero sviluppato questi "metodi di critica molto efficaci", purtroppo non è così e il TG% viene considerato un telegiornale serio.

  3. Fabio Metitieri dice:

    Oh, ecco… allora Weinberger parla di se' e dei suoi quattro amici, mentre il mondo al 99% continua a funzionare in modo diverso? Ah, be', basta saperlo… ;-)

    Piu' seriamente, questi sistemi di valutazione da micro-universi (o da filosofia del villaggio, come ho scritto in passato) non possono funzionare, non seriamente, non su vasta scala.

    E' discutibile se siano realmente valide le citazioni riportate da Google Scholar (lo avete gia' provato?), e figurati un po' se i quattro link che puo' avere il Mante dai suoi quattro amici possono bastare per creare un nuovo sistema di riferimento.

    Non so, queste sparate alla "Clueless train manifesto" mi lasciano molto perplesso. Tutto sommato, e' piu' onesto Gillmor, che almeno ammette che il problema esiste e che non e' di facile soluzione. E sinceramente e fuor di polemica, io una soluzione per ora non la vedo.

    Ciao, Fabio.

  4. Paolo Graziani dice:

    Oggi i blog sono molto più creduti dei mass media, è vero. Ma solo per quella ristretta cerchia che si serve dei blog per informarsi.

    In Italia, si tratterà  al massimo di 10.000 persone.

  5. Mario Adinolfi dice:

    non è ancora vero, ma sarà  vero

    per ora, preoccupiamoci del Tg5

  6. Sabrina dice:

    Il punto è che ogni voce è soggettiva. Non esiste, ed è anche in parte giusto, una sola verità . Che si tratti di un blog la cui fonte risulti conosciuta (ma ne siamo poi sicuri?) o che si parli di un tg qualsiasi o della testata di un quotidiano "apolitico" (esistono?) la verità  è sempre manipolata. Da menti, da persone, da interessi, da filosofie diverse e magari involontarie… La questione della fiducia è diversa. Il blog offre l'opportunità  di diventare critici attivi e, a volte, di instaurare un contatto umano con i corrispondenti stessi. Perciò io parlerei più di "simpatia" che di fiducia. Quello che occorre è la fiducia in se stessi, in quanto critici. Infatti, l'unica cosa importante è quello spirito critico che ognuno dovrebbe sviluppare. Allora ogni fonte sarebbe giustamente sospetta e necessiterebbe di quel confronto con altre voci – confronto vitale per la crescita di ciascuno…

  7. Fabio Metitieri dice:

    Interessante, l'idea della "simpatia". E che la Rete, nel suo complesso, faciliti la formazione di uno spirito critico molto di piu' della fruizione – tutta passiva – della televisione, l'ho sempre scritto. Pero' abbiamo anche bisogno di un sistema di riferimento complessivo, per l'informazione. Cioe' di un Tg5, anzi, diciamo pure di un Tg4, che fornisca un prodotto di cui si conoscono le modalita' di confezionamento, l'orientamento politico, l'attendibilita', ecc., ecc., ecc.

    Quanto al contatto umano con i corrispondenti o, meglio, allo shift dell'informazione verso un modello che comprenda un'interazione – l'informazione come conversazione, dice Gillmor – io credo che sara' anche il giornalismo tradizionale a realizzarlo.

    Ciao, Fabio.

  8. LockOne dice:

    abbiamo bisogno del tg4 come abbiamo bisogno del morbillo. del resto, l'ho sempre scritto nei miei numerosi libri ed articoli; quindo, che ve lo ripeto affa'.

  9. Sabrina dice:

    Sì, sono d'accordo… e credo che comunque, anche per quel che riguarda le testate giornalistiche, questo contatto umano ci sia già , forse in misura più limitata e diversa rispetto ad un blog, ma c'è. Il giornalismo è nato come scambio. Offrire informazione, ascoltare voci, pareri, raccogliere consenso e "scendere dalla torre per sporcarsi le mani" intervistando la gente, strappando parole, verità  che sicuramente coinvolgono uno più dell'altro cronista – questo è giornalismo, di qualunque forma si vesta (cartacea, televisiva o virtuale).

    In quanto al "partito preso" di tg e media in generale, sono di nuovo in pieno accordo con Fabio. E' giusto che ci sia e che sia dichiarato. Fa sorridere, certo, e come non potrebbe?, lo zelo di certi giornalisti dichiaratamente di parte, ma è civiltà , è il simbolo di una certa libertà  che, se non erro, sta alla base della democrazia. Il problema, in effetti, insorge quando una "testata", di qualunque natura sia (anche un nella rete), si presenta ipocritamente "apolitica". Perché, ditemi, l'oggettività  è o non è un'utopia?

    P.S. Penso anche che, a volte, sia bello capovolgere, durante il percorso, la propria convinzione. La staticità  atrofizza l'animo… naturalmente ogni capovolgimento deve essere condito di intelligenza e coscienza…

    Sabrina