• p.s. Massimo Mantellini avrà  da ridire sulla pubblicazione di email altrui senza chiedere permesso, è un suo cruccio annoso: io qui ribadisco che chi scrive una mail di sua iniziativa senza specificare il desiderio che resti privata è responsabile di quel che ne sarˆ. E anche se lo specifica, il suo desiderio non è vincolante: se ci tiene a non rendere pubblico il suo pensiero, se lo tenga per sé
Luca Sofri, a margine di un post di oggi, rianima una nostra vecchia personale discussione (avvenuta via posta elettronica se ricordo bene) sulla essenza piu’ o meno privata delle comunicazioni email. Si arrampica un po’ sugli specchi in realta’. Volessi sbrigarmela in fretta direi che i tempi sono cambiati, che su Internet non ci sono piu’ solo quelli di una volta, che il mondo si sta corrompendo sotto i nostri occhi e cose del genere. Ma non voglio: e allora diro’ che si tratta di un argomento un po’ piu’ serio di quello che puo’ sembrare. Esistono molti differenti livelli di comunicazione che, in rete proprio come nella vita reale, hanno valenze differenti, anche se da queste parti sono tutti riassumibili in un click. E’ banale dire che una mail e’ una comunicazione privata cosi’ come e’ banale dire che se io amplifico le telefonate che raggiungono il telefono di casa mia per farle ascoltare nella piazza del paese all’insaputa del mio interlocutore compio un gesto di una intrinseca e indubitabile gagliofferia. Argomentare dottamente sulle regole e sulla essenza e sulle ragioni delle regole stesse e’ oggi arte di gran moda. I risultati dialettici sono nella maggioranza dei casi modesti e si riducono spesso al sottolineare la pochezza del moralismo altrui. E comunque cosi’ comportandosi i problemi restano pigramente insoluti e gli strumenti perdono di efficacia, mentre i retori caprioleggiano nei distinguo. Una volta c’era la netiquette. Grossolana e rigida quanto volete ma pragmatica e utile a tutti. Oggi c’e’ il Costanzo Scio’.

21 commenti a “LEGGI e DIVULGA”

  1. Paolo Graziani dice:

    Mah. Io sono piuttosto d'accordo con Sofri. Ci sono questioni delicate, che sta alla sensibilità  di chi le legge, in una email, non divulgare – così come è pettegolezzo divulgare fra amici, la notizia, appena saputa dal diretto interessato, di un divorzio, o un nuovo amore.

    Se io scrivo una lettera e voglio che rimanga riservata, scrivo: "riservata" su un cima. Idem per l'email. Altrimenti, mi affido alla sensibilità  di chi legge.

    Diversamente, è come tentare di impedire il pettegolezzo per legge.

  2. Massimo Morelli dice:

    Appunto, la sensibilità .

  3. jc dice:

    la cosa che mi urta del sofri-pensiero è l'ultima frase: "anche se lo specifica, il suo desiderio non è vincolante".

    il resto è condivisibile, quest'ultima parte proprio no.

  4. AdRiX dice:

    Anche a me ha _molto_ infastidito la chiusura:

    "E anche se lo specifica, il suo desiderio non è vincolante: se ci tiene a non rendere pubblico il suo pensiero, se lo tenga per sé".

    LS sa benissimo che una email _non_ è "pensiero pubblico", ma stavolta fa finta di non capirlo.

  5. Fabio Metitieri dice:

    C'e' poco da discutere. Il Garante ha equiparato la email alla posta cartacea, con gli stessi vincoli di riservatezza, qualora sia inviata a una singola persona o a un forum dove l'iscrizione non sia aperta a tutti.

    Copio dal mio libro:

    parere dell'Autorità  garante per la protezione dei dati personali < http://www.garanteprivacy.it>, che a luglio del 1999 ha equiparato la posta elettronica a quella ordinaria, con pari inviolabilità , se si tratta di email private oppure spedite a liste o newsgroup ad accesso limitato. Nella sua decisione, il Garante, che ribadisce i principi contenuti nell'art. 15 della Costituzione sull'inviolabilità  della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, ha ricordato che la legge n. 547 del 1993 sui reati informatici e da ultimo il Dpr. n. 513 del 1997 sul documento elettronico hanno confermato che la posta elet-tronica deve essere tutelata alla stregua della corrispondenza epistolare o telefonica.

    Ciao, Fabio.

  6. Massimo Morelli dice:

    Un post utile del Met.

    Sono commosso.

  7. Carlo dice:

    metitieri ha ragione, la posta elettronica è del tutto equiparata a quella cartacea, ma a parte questo, se uno pubblica il contenuto di una mail senza il permesso del mittente è un gran cafone come quelli che si fanno le foto porno con la ragazza e poi le fanno vedere agli amici o le mettono su internet. E voglio vedere se qualcuno ha il coraggio di sostenere che la ragazza ti ha permesso di fare le foto quindi non aveva nessuna remora al fatto che poi fossero rese pubbliche.

    Personalmente io non desidero – mai – che le mie mail vengano lette da soggetti diversi da quelli cui sono indirizzate, ma certo non mi metto a scrivere "riservato" su ogni mail che mando, semplicemente ritengo che sia scontato.

  8. Anonimo dice:

    Per "riservatezza" si intende che se io spedisco una mail a Tizio ma Sempronio la intercetta e la legge (pubblica ecc…..) commette reato, mentre Tizio il destinatario non ha obblighi di riservatezza verso alcuno.

    Semmai mi decidessi a fare un blog la prima soddisfazione che mi toglierei sarebbe quella di pubblicare (a mò di gogna) per intero con tutti gli headers tutte le e-mails spammatorie. Anzi la tentazione sarebbe quella di creare un blog a tema. SPAMMERS ALLA GONA!! :)

  9. Fabio Metitieri dice:

    Morelli, i miei post sono sempre utili. Sei tu che scrivi sempre inutilita'. Anzi, sei inutile.

    Ciao, Fabio.

  10. Giuseppe Mazza dice:

    Secondo me stai cercando materiale per un libro sulle flamewar. :-)

  11. Carlo dice:

    no, la corrispondenza è considerata sempre "segreta" e colui che la divulga (compreso il destinatario) commette un reato. Premesso che non sono d'accordo con l'attribuire rilevanza penale a questo tipo di fattispecie, ritengo però che gli si possa a buon diritto attribuire rilevanza "sociale".

  12. Carlo dice:

    per completezza, la posta elettronica contiene almeno un dato personale (l'indirizzo di posta elettronica del mittente), può contenere "dati sensibili" (opinioni politiche o altro) e dati identificativi.

    La pubblica diffusione, anche da parte del destinatario, configura un "trattamento di dati" e, quindi, la necessità  della relativa informativa/consenso/possibilità  di opposizione al trattamento. Le sanzioni, correggo un'inesattezza, sono amministrative e non penali.

  13. Massimo Morelli dice:

    Vedo che non sei in grado di migliorare il record ;)

    Beh, uno in dieci anni non è male. Ci risentiamo nel 2014.

  14. g.g. dice:

    Io anche concordo con Mantellini e plaudo alla svolta Net-stilnovista della sua prosa".

    "intrinseca e indubitabile gagliofferia", "mentre i retori caprioleggiano nei distinguo". Geniale :)

    g.g.

  15. Fabio Metitieri dice:

    Morelli, veramente, scrivo in Rete dal 1992.

    Anni in cui ho prodotto – on line – bollettini informativi letti worldwide da migliaia di persone, una ezine e ultimamente un libro, oltre a infiniti interventi su varie mailing list. Letting alone tutto quello che di mio e' uscito ed esce su carta.

    E tu, nanerottolo, che hai sfornato negli ultimi 10 anni, di leggibile e di utile?

    Se vuoi criticarmi, torna quando avrai prodotto qualcosa…

    Ciao, Fabio.

  16. Massimo Morelli dice:

    Siamo sempre a quota uno. Coraggio, puoi fare meglio.

  17. Fabio Metitieri dice:

    Naaa…. non ce la fai a provocarmi, Morelli. Sei troppo inesistente, troppo un nulla… hai un blog? E poi? Scrivi almeno un libro (con Einaudi, in stile Formenti, che tanto li' ormai pubblicano cani e porci), e poi forse mi degno e ti mando a cagare.

    Ciao, Fabio.

  18. Massimo Morelli dice:

    Peccato, speravo arrivassi a due.

  19. zuck dice:

    Dottori, chi si prende l'incarico di aprire un blog a due mani dove morelli e metitieri regolano i conti tra loro e il proprio ego?

    Per quanto riguarda la questione delle email "pubbliche" penso che si possa divulgare un email (fare un forward, per esempio, senza chiedere il permesso) cancellando traccia del mittente. Sempreche' il mittente non voglia esplicitamente essere citato. Quindi penso che la questione non sia da ridurre a si puo' o non si puo', ma analizzare piu' profondamente.

  20. Sabrina dice:

    In effetti, più che il discorso sul rendere pubblico o meno uno scritto altrui, in ogni sua forma, elettronica o cartacea che sia, la cosa che più mi ha interessata in questo tuo post è la sua conclusione. Sono d'accordo con te. Di capriole e salti mortali questi retori ne fanno davvero tanti ma le loro parole non portano a nulla. Ti lasciano sbattere il muso contro una porta chiusa. Ti fai male perché ciò che ne resta è in definitiva solo il loro nome, così esaltato da tale e impareggiabile capacità  dialettica da non ammettere confronti.

    Il pensiero non necessariamente si manifesta in argute verbalizzazioni. A volte, ciò che più conta sono immagini, spesso lessicalmente inesatte, ma di forza tale da trasformarsi in parole. Parole. Evocazioni. Liberate poi da chi le pronuncia.

    Lo scrittore, il pensatore, dovrebbe rimanere anonimo, allora sì che la forza di tale pensiero avrebbe davvero un senso. Ad avanzare è la sua scrittura. Il suo racconto. La sua verità . Opinionisti di tutto il mondo, liberatevi da voi stessi…

    A presto,

    Sabrina

  21. Antonio Tombolini dice:

    Mantellini semplice ed efficace.

    Qui non si tratta di invocare "norme" per vietare o no. Rendere pubblica una mail senza il consenso di chi te l'ha mandata (lo stesso dicasi per una lettera, una telefonata, una qualsivoglia comunicazione a due) e' semplicemente una cafonata, una grave scorrettezza, un gesto di grande maleducazione. E la violazione di ogni regola, anche di quelle della buona educazione, ha sempre una sanzione. In questo caso la sanzione consiste nella mai sufficientemente negativa opinione che e' giusto farsi di chi opera in tal senso (e di chi lo apprezza). Fino a quando non chieda sinceramente scusa.