Oggi i giornali scrivono di come i nostri figli siano dipendenti dalla tecnologia. E sia. Lo siamo del resto un po’ anche noi. I numeri di questa epidemia pero’ fanno sorridere nella loro enormita’:

Il 37% dei ragazzi fra i 13 e 18 anni dipende da cellulare e TV, il 49% dai videogames. il 44% dai computer.

Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, agita la clava di questi dati (che suonerebbero improbabili persino alle orecchie di un sordo) e ne trae (come usualmente fanno gli scienziati) preziose indicazioni di correlazioni fra ambiente e patologia psichiatrica. Resta da capire da quando in qua le ipotesi epidemiologiche possano basarsi sui numeri prodotti dalla Demoskopea.

3 commenti a “SCIENZA per le MASSE”

  1. Pier Luigi Tolardo dice:

    La realtà  è che, spesso, la dipendenza da cellulare è espressione della possessività  e dell'ansia delle mamme italiane che così possono controllarli sempre come la Tv è un modo per tenerli occupati perché non diano fastidio e non si ficchino nei guai.

    Il cellulare è anche un modo per essere dipendenti dal gruppo a cui si "messaggia" in continuazione, magari con gli Sms a catena, anche quando si è lontani. La tecnologia è sempre strumento di qualcosa altro.

  2. Pier Paolo dice:

    Quel che dovrebbe far specie a chi un minimo si intenda di ricerca è l'assenza, insieme ai dati, di una spiegazione del concetto che hanno assunto i ricercatori per l'oggetto della ricerca, in questo caso cosa intendessero con "dipendenza". Io sono dipendente dalla marmellata di ciliege, perchè se mi sveglio al mattino e scopro che il barattolino è semivuoto, vado in crisi x tutto il giorno… ok, se è questo il concetto di dipendenza che voleva essere evidenziato da questa ricerca, le cifre son perfino generose! Ma se conduco una ricerca con un criterio così blando, anche le interpretazioni devono essere date in base a questo criterio, non lasciando intendere che con dipendenza stai parlando del significato "popolare" del termine. Questo è un comportamento a dir poco scorretto e ai limiti dell'etica, anche se le colpe più che ai ricercatori in genere sono da attribuire ai divulgatori, che estrapolano dal suo contesto solo quel che fa loro comodo per giustificare le proprie prese di posizione politiche.

  3. Cavallo GolOso dice:

    … e questo per tutto il 130% degli intervistati