Mai come oggi il Molleggiato e’ riuscito ad esprimere il pensiero dell’uomo comune. Semplice, lineare e….. completamente sbagliato.

La musica è il pane contro lo stress dell’uomo moderno. Ma se chiunque, attraverso «Internet», la può scaricare senza pagare un minimo di pedaggio, succederà  che presto non ci sarà  più nessuno che farà  il pane… e allora anche i numeri binari dell’era digitale comincerebbero a barcollare e ad avere dei seri giramenti di testa.

23 commenti a “MEMORIE di ADRIANO”

  1. beppe dice:

    Io concordo con il pedaggio. Flat, 5 euro al mese e liberi tutti. Lo stiamo proponendo da mesi a una massa di sordi e di ipocriti.

  2. Antonello Leone dice:

    Gliela avranno scritta, sicuramente. Non credo che sia farina del suo sacco.

  3. Irene dice:

    Per Beppe. E cioe' in che affari sei affacendato? Siamo cusiosi qui.

    Ciao

  4. beppe dice:

    Nessun affare. Per carità . Vado a due bastoni dopo un'operazione al menisco….

    Il Flat per sanare una tantum tutto il p2p musicale è un proposta che abbiamo da tempo discusso positivamente nella community Cortiana e su cui l' associazione New Global, a cui ora collaboro, farà  una presentazione precisa alla commissione Stanca sul diritto d'autore nell'era digitale.

    Il flat è stato originariamente proposto dalla Elctronic Frontier Foundation, poi da giuristi di Harward, è in corso d'opera in Brasile e proposto da varie associazioni europee (per esempio Adami in Francia, composta da autori indipendenti).

    Qui trovi il white paper originale dell'Eff. Mi scuso sia in inglese. Lo stiamo traducendo…

    http://blogs.it/0100206/categories/magazzino/eff.pdf

    ciao

    Beppe

  5. Irene dice:

    Bella iniziativa Beppe. Semplice e efficace. Ma non ho capito con chi ne discutete/avete discusso. Esiste una associazione di artisti in Italia indipendente dai dinosauri morenti (che per ovvi loro motivi ne ostacolano l'approvazione)?

    Ciao

  6. Anonimo dice:

    Un canto del cigno, un vecchio dinosauro che non capisce il nuovo. Mi vengono in mente i forum di knoppix.net dove la gente si scambia dritte su come reperire versioni bittorrent di edizioni disponibili soltanto embedded con riviste (es. 3.5, 3.7) a cui sono stati "venduti" i diritti, con il beneplacito e l'appoggio degli amministratori. Questo vuol dire capire e rispettare la rete , altro che balzelli.

  7. taniwha dice:

    Celentano….

  8. Giorgio dice:

    Fare il pane faticando tutti i giorni e' diverso dallo scrivere una canzone (o una sceneggiatura o un libro) e poi pretendere di campare in eterno sui diritti d'autore annessi senza alzare piu' un dito.

    Nel dominio dei bit la duplicazione a costo zero di un'opera vale sia per chi la scarica, sia per chi la vende.

    Ciao

  9. Pier Luigi Tolardo dice:

    Sul Corriere della Sera di oggi c'è scritto che Claudia Mori in Celentano(professione produttrice) invece nello stesso convegno ha sostenuto il pedaggio Flat da far pagare addirittura alle società  telefoniche.

    Sono la Coppia più bella del Mondo.

  10. Pier Paolo dice:

    Ovviamente qualsiasi pensiero è travisabile, e quaggiù nella beneamata rete come nel mondo comune non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, e capire. Il pensiero è semplice e lineare, caro mantellini, ed oltre a questo, perfettamente logico: se chi scarica non paga neanche un minimo, allora non esiste più mercato, e quindi cesseranno di esistere anche le produzioni. Se, caro mantellini, per quel che scrivi non ricevessi mai neppure un centesimo di compenso, allora smetteresti di poterti permettere di lanciare strali su questo o quel tale, continuando a rimanere sterile ed improduttivo per tutto quel che concerne le proposte costruttive, e ti risolveresti per ben altri mestieri. Un elogio a beppe e alla proposta da lui citata, che però in questo paese non ha alcuna speranza di essere raccolta, almeno finchè qualche altra nazione di quelle che ci fanno da modelli di amministrazione e governo non dovesse adottarla prima. Insomma, non ha alcuna speranza.

  11. Anonimo dice:

    Chissà  quanti soldi Celentano avrà  fatto con la canzone "Pregherò"…

    E di questi chissà  quanti ne avrà  versati agli autori dell'originale "Stand by me"…

  12. .mau. dice:

    Considerando che Pregherò è indicata nei credits come Detto-Gianco-Don Backy (l'ineffabile Ricky è noto per queste cose – avete presente "Pugni chiusi"?, è più una questione di "amici di". Celentano potrebbe comunque tenere presente il ritornello di "chi non lavora non fa l'amore", leggermente scopiazzato…

    ps: per il racconto di Don Backy su Pregherò, guardate qua.

  13. zerobyte dice:

    Copyright a vita per tutto ( AUDIO E VIDEO ) SI

    PEDAGGIO a vita per tutto ( AUDIO E VIDEO ) NO

    Un'opera ( audio, video o altro ), che sia + vecchia di 5 anni, deve SMETTERE DI ESSER VENDUTA A SCOPO DI LUCRO!!!!

    Dopo 5 anni, un'opera dovrebbe essere LIBERAMENTE DIFFUSA con ogni e pagando magari solo il supporto.

    Le opere (specialmente quelle realizzate anche con contributi statali ) sono un bene dell'umanita' e non un prodotto economico e quindi dovrebbero essere trattate allo stesso modo di come vengono trattate altre opere.

    (Anche se e' difficile chiamare "opera" una canzone del "piotta")

  14. Anonimo dice:

    In effetti la melodia di Stand by me è stata "ingenuamente" ritenuta di dominio pubblico, ingenuità  molto simile a quella degli utenti del p2p. Suvvia, rubare è un'altra cosa.

  15. angelocesare dice:

    Completamente?

  16. L'anonimo lettore dice:

    Caro Pier Paolo,

    per secoli interi si e' fatta musica senza ricevere una lira, ma prendendo solo i proventi delle esibizioni. I piu' fortunati hanno avuto un magnate.

    Perche' oggi dovrebbe essere diverso?

  17. Gianluca Fucci dice:

    Il modello economico (P2P) esiste ed è sotto gli occhi di tutti.., non si può sopprimerlo..vedi Mgm v. Grokster nei lontanissimi States della carissima EFF. Bisogna capirlo, fare delle pesanti rinunce ed iniziare ad utilizzarlo: è chiaro che ciò comporta delle difficoltà . tutto qui, nulla di più. lo strapotere dell'editore, le lamentele dell'autore non devono investire il pubblico: composizione interna di interessi economici. In questi casi, qualche rinuncia è d'obbligo.

  18. Pier Paolo dice:

    Cari lettori anonimi o meno: se aveste un qualsiasi potere di pressione politica per sostenere le vostre argomentazioni presso la classe politica, ovvero coloro che fan le leggi, vi si potrebbe anche prendere in considerazione, ma così non è e mai sarà : una buona parte dei proventi dei diritti delle opere d'ingegno vengono destinate a mantenere lo status quo, con regalie, campagne pubblcitarie, costosi studi condotti per dimostrare le tesi del commissionatore.

    Quanto al fatto che in passato le cose stessero diversamente, e non si ricevesse alcun compenso per ciò che si produceva, non posso far altro che far notare come 1) ciò non sia fondato: gli artisti vivevano ieri come oggi di ciò che producevano, soltanto erano schiavi del proprio mecenate, che ne disponeva a proprio piacimento; 2) i tempi son cambiati, quel che valeva ieri non vale più oggi. Se ci tenete tanto a tornare alla "società  di ieri", dimostratelo cominciando a rinunciare ad automobile, cellulare, stereo, riscaldamento, occhiali, sanità , internet…….

  19. L'anonimo lettore dice:

    Caro Pier Paolo,

    ti faccio notare come io abbia un potere molto piu' forte dell'"illusorio" potere politico: ho il potere di acquistare o no un prodotto. Mi dirai che da solo non faccio molto, ma la ruota gira e, prima o poi, chi e' disonesto la paga.

    Quando poi affermi che prima gli artisti erano schiavi del proprio mecenate, mi fai ridere, visto che ad oggi, dopo centinaia di anni, sono cmq rimasti schiavi dei loro mecenati: i produttori. O mi vuoi dire che gli artisti oggi sono liberi?

    Ma soprattutto: mi spieghi perche' sant'iddio si dovrebbe continuare a pagare un artista per 75 anni dopo la morte? Sarebbe come ricevere la pensione per 75 anni dopo la morte: ti pare logico?

    Quando dici che i tempi sono cambiati, invece, ti do' perfettamente ragione: oggi si e' capito che copiare e distribuire un'opera musicale costa veramente poco, pochissimo: perche', quindi, pagare 20 volte tanto una cosa che posso avere ad un prezzo irrisorio ma soprattutto posso reperire con molta piu' facilita'?

    Ecco il motivo per cui se devo scegliere fra il comprarmi un cd o lo scaricarmelo dalla rete, scelgo la seconda opzione.

    Tra l'altro poi, quantunque ne dicano le case discografiche, non ci sono dati certi che mettano in correlazione il p2p e i mancati fatturati delle major.

  20. Pier Paolo dice:

    Ultime considerazioni: oggi un artista che non voglia fare lo schiavo può autoprodursi. Certo, è un cammino lungo e difficile, ma per chi ci crede davvero è possibile. Per quanto riguarda la questione dei prezzi, se pure sono d'accordo sul fatto che i prezzi dei cd nei negozi siano fuori da ogni logica, tuttavia affermare che il costo di un album dipenda esclusivamente dai costi di copia, e che quindi su internet questi equivalgano a zero è un pò infantile. Tutto contribuisce a fare un album, dal pane x l'autore o gli autori, gli strumenti musicali, la sala prove, l'incisione del master, la promozione, la distribuzione, il lancio, le tournee, i costi amministrativi e mille altre cose. Lo so che si vorrebbe far finta di niente e credere che la musica nasca, come il polline, dai fiori. Ma pure il miele paghiamo a chi lo produce, figuriamoci la musica.

    Infine, è facile immaginare che se venisse reso legale il file sharing diventerebbe assai evidente il rapporto tra questo ed i mancati introiti delle major. Solo l'illegalità  della cosa lo rende un fenomeno poco misurabile e quindi poco correlabile. Con questo non voglio dire che sia l'unico responsabile, anzi, ce ne son ben altri più temibili, come il mercato dei dvd in espansione. ciononostante, è una parte del (loro) problema. E quindi una faccenda che non verrà  trascurata, e su cui si abbatterà  ogni genere di iniziativa tesa a contenerne il fenomeno.

  21. Pier Paolo dice:

    Dunque, anonimo lettore, tu non fai altro che riportarmi i medesimi ragionamenti già  fatti ovunque sulla rete, che io stesso ho usato altre volte in altre situazioni. Diciamoci pure che il mio discorso non era quello su cui mi stai portando: il mio era un commento al post di massimo, in cui dipingeva come sbagliato il pensiero di un artista quando afferma che "si deve pagare un minimo di pedaggio". Pretendere che una simile affermazione voglia dire "sono giusti i prezzi odierni" mi sembra un'azzardo, tanto del mante quanto tuo. L'affermazione di celentano mi pare invece di indubbia razionalità : qualcosa si deve pagare.

    Poi, per quanto riguarda il tuo potere come consumatore, non lasciarti ingannare dalla facile retorica: tu non hai nessun potere, come consumatore, perchè quel che non consumi oggi lo consumerai domani, e questo è dimostrato dal fallimento di tutte le iniziative di sciopero dei consumi, compreso quello sacrosanto sulle tariffe dei cellulari. Inoltre chi vende può accordarsi per stabilizzare le tariffe, e in un regime di libero mercato questo significa che, se le autorità  antitrust sonnecchiano compiacenti, faranno i prezzi che preferiscono.

  22. zerobyte dice:

    se un minimo di pedaggio e' 20 euro per un pezzetto di plastica con su 10 canzoni, mi sa che quel "minimo" pedaggio e' fuori misura.

    Poi gli specchi li trovi ovunque e quindi puoi arrampicarti come e quanto vuoi.

    Se metti che al mondo una canzone di successo e' venduta mediamente con 100.000 copie, e l'artista si autoproduce, a 0.20€, guadagna qualcosa come 20.000€ che il primo mese si paga gli attrezzi e le spese, e dal secondo mese in poi guadagna in 1 mese quello che io guadagno in 2 anni.

  23. Pier Paolo dice:

    il problema è che se il computo spese e ricavi fosse una questione così semplice i commercialisti sarebbero tutti sotto ad un ponte. mi sa che sparare una cifra con un numero di zeri a caso e poi moltiplicarlo per un fattore random non è precisamente la stessa cosa che tirar fuori di stasca dei soldi, specie quando questi soldi van tirati fuori in anticipo, il che significa interessi, e specie quando si riflette sul fatto che per vendere 100.000 copie si deve avere già  un nome, e farsi un nome significa apparire in televisione, e gli spazi televisivi costano mucho dinero, ben più di quanto qualsiasi banca sia disposta ad investire nel tuo "autoprogetto"… e tutto questo senza prendere in considerazioni i compensi per tutti quegli individui che contribuiscono a rendere una canzone un "successo da top ten", professionisti che si fan pagare cifre ben oltre quelle da te incautamente azzardate. Comunque, se ci credi davvero, non hai che da metterti alla prova. Quando sarai miliardario mandami una cartolina dalle bahamas ;)