Celebro anch’io (in ritardo) la nascita del convegno napoletano sui blog il 3 e il 4 giugno. Ho appena scritto un post sul blog del convegno che tratta anche dell’incontro di ieri a Milano. Per gli sfaticati lo metto anche qui.

Qualche giorno fa ero a Milano alla Universita’ IULM per un incontro di studio sui weblog. Come ogni altro invitato mi ero preparato qualcosa da dire sul ferale argomento “blog e giornalismo”. Il mio fogliettino scarabocchiato se ne stava in tasca in attesa di essere usato come promemoria. Così mentre assieme ai poveri studenti del master in giornalismo di quella Università  ero intento ad ascoltare blogger di fama, esperti delle cose di internet e docenti universitari illuminati, mi è tornata in mente una questione di cui si è discusso nella blogosfera negli ultimi mesi. Si tratta di un vecchio chiodo fisso di G.G. che potrebbe andar così riassunto:

“Perche noi blogger non ci prendiamo sul serio?”

(Continua)

10 commenti a “STORIE di BLOG e di MAIALI”

  1. Tom dice:

    I motivi del voler essere solo dei cazzeggiatori sono tanti, ma ora ne voglio sottolineare uno in particolare.

    La voglia di essere liberi.

    In Italia appena qualcosa viene definito professionale compaiono subito ordini, regolamenti, tasse, obblighi più meno logichi in nome di forme di tutela pubblica o altro.

    Bastano 4-5 regolamenti per l'attività  di blogging e tutta la blogsphera italiana si dissolve.

    I blogger non sono abbastanza forti per difendere la loro libertà ; possono solo "nascondersi".

    Ricordati che Carlo Formenti che per primo parlava di consapelovezza del ruolo dei blogger fu anche colui che propose una patente per l'attività  di blogger.

    In America per essere un giornalista basta scrivere qualche pubblicazione (compreso il giornale della scuola elemento fondamentale nei curriculum scolastici). In Italia bisogna essere dipendenti di una redazione per alcuni anni più esame :) .

    Detta cosi sembra una schiocchezza, ma è una bella barriera all'entrata che crea dei grossi problemi alla tutela della libertà  di parola.

  2. .mau. dice:

    Concordo con Tom, tranne sul fatto che per essere giornalisti non occorre "essere stati dipendenti", ma bisogna essersi fatti pagare un discreto numero di articoli (70? tra l'altro è una palla unica per gente come me che scrive solo roba tecnica e quindi molto poco. Sopravvivo anche senza essere pubblicista, però)

    Però rimango sempre perplesso sull'analisi più generale. Blogging is not journalism. Scriviamolo tutti. Il che non significa che un blog non possa essere giornalistico, ma questa è una scelta di chi scrive.

    Cerchiamo di mantenerci la possibilità  di scrivere liberamente quello che vogliamo (il che significa anche scoprire come migliorare la visibilità , ad esempio), e facciamoci meno seghe mentali sul resto.

  3. Tom dice:

    .mau .

    Non so nella tua regione (magari sei in lombardia come me :) ), ma prima di tutto diventi giornalista pubblicista e parlandoci seriamente quando incontri altri giornalisti di redazione ti guardano come una merda e non ascoltano neanche quello che hai da dire. Uno dei pochi che trovai interessato alle mie idee fu Beppe Caravita per questo l'apprezzo.

    Seconda cosa io i 70 articoli in due anni pagati li avevo fatti ma c'era una clausola ben chiara dove si dichiarava che l'iscrizione è a discrezione dell'albo che valuta i tuoi articoli.

    In pratica i miei articoli sono li ad ammuffire per ottenere qualche approvazione :) .

    Terza cosa, questa situazione è un ottimo strumento per pagare molte persone una miseria (con la scusa: "tanto lo fanno perchè li piace… perchè hanno passione" ).

    Io vengo pagato circa 15 euro ad articolo (alcuni esempi sono sul mio weblog), mentre gli iscritti all'ordine devono essere pagati almeno 150 euro ad articolo; una bella differenza. Oltre a non considerare il fatto che non hai quasi nessuna tutela per i ritardi anche 3-4-5 mesi nei pagamenti. Accetti i ritardi visto che una telefonata costa più dei soldi che devi farti rimborsare :)

    Lo si fa per divertimento certo non per guadagnarsi da mangiare.Ora capisci perchè "bloggo"; almeno con il blog nessuno mi dice: "ma non puoi essere cosi critico con questo prodotto, società  ecc…"

    In ogni caso reputo che sarebbe utile per molti blogger come noi imparare a difenderci anche senza creare strutture burocratiche.

  4. night passage dice:

    Il problema semmai è che molti blogger si prendono anche troppo sul serio.

  5. Tom dice:

    Precisa il tuo pensiero night.

  6. Pier Paolo dice:

    Sai xke' i blogger si prendono poco sul serio mante? Semplicemente perchè "bloggare" è solo un'odioso e impronunciabile esterismo per "comunicare". Chi lo usa a mio avviso se ne compiace, e pure un bel pò, convinto di aver scoperto chissà  quale arte iniziatica, così da potersi vestire delle insegne degli appartenenti ad una elité. Ecco anche il motivo per cui i convegni sui blog sono noiosi ed autoreferenziali: è come fare un raduno di "parloni". Chi è il parlone più bravo? Chi parlona meglio? Come dovrebbero incontrarsi i parloni per massimizzare l'effetto della loro parlonaggine? E' giusto registrare i parloni e poi scambiarsi le cassette per diffonderne l'arte?

    Credo sia facile intuire che se invento un nome nuovo per qualcosa di antico come l'uomo, e cerco di venderlo come una trovata rivoluzionaria, tre sono i modi in cui le persone reagiranno: quelli che vogliono sentirsi elitari a loro volta, quelli che erano elitari prima e vedono il proprio dominio messo in pericolo (i gridoni?) e quelli per cui la vita continua come prima, parlano come prima, e si stupiscono del chiasso che fanno gli altri, che cercano di convincerli che parlare non va più e oggi si deve parlonare, e parlonare del parlonamento e dei parlonatori.

    Non venirci poi a dire che in america ci fanno su interminabili stufi di sociologia sui blog, perchè in America fanno interminabili studi di sociologia su tutto e poi cercano invariabilmente di convertirli in regole di business e marketing. NON sono meglio di noi, perchè loro hanno bisogno di infinite regole per ogni cosa, noi siam bravissimi a fidarci di un sesto senso che spesso equivale a buon senso.

  7. .mau. dice:

    Tom,

    ufficialmente ormai sono lombardo anch'io :-( Ma ero convinto che l'iscrizione all'albo dei pubblicisti (che non è quello dei giornalisti, lo so bene) non richiedesse l'esame, fosse insomma solo per titoli. Poi con quella tessera continueranno a pagarti 15 euro ad articolo, e magari te ne costa 100 l'anno, non lo nego… Come dicevo, era una cosa che mi sarebbe piaciuta ma ho visto che all'atto pratico non era possibile e quindi ho lasciato perdere.

  8. beppe dice:

    In fondo siamo degli anti-eroi:

    http://blogs.it/0100206/2004/05/05.html#a2789

    ;-)

    Beppe

  9. Fabio Metitieri dice:

    Anche a me pare che i blogger si prendano troppo sul serio, altro che cazzi… Quante volte qualche blogger ci ha spiegato che solo lui aveva capito e fatto dell'informazione buona e giusta in un mondo dove nessuno sa scrivere?

    E che altro vorrebbero, per prendersi sul serio, i blogger? Un ordine non basterebbe, per tanta spocchia. Il Cavalierato del Blog?

    Altro: di questi tempi e' meglio non essere iscritti come pubblicisti. L'Inpgi, la previdenza dei giornalisti, con non so quale diritto si sta facendo inviare le dichiarazioni dei redditi di tutti gli iscritti, a cui invia lettere minatorie (del tutto infondate) per esigere il pagamento dei contributi per l'anno 1996… e poi passera' al '97, al '98… il tutto buttando fior di quattrini in raccomandate, tra l'altro. Io sto pensando seriamente di stracciare la tessera, pur di uscire dai loro archivi.

    Ciao a tutti, Fabio.

  10. mafe dice:

    Io comincerei a distinguere chi, quando parla di blog, parla di sè e della propria (magari interessante) esperienza e chi prima di parlare cerca di farsi un'idea anche dell'esperienza degli altri. Facendo attenzione a non confondere le generalizzazioni dei primi con le astrazioni dei secondi.