Le cose piu’ interessanti che sento dire in questi giorni girano ancora attorno ai blog. Personalmente esco da una lavata di capo comminatami con ragione da parte di g.g. via icq qualche sera fa (discussione amichevole che potrei facilmente riassumere col titolo “blog e responsabilita’”), dalla lettura del bel post di Shangri-la sulla fatica di definire e mostrare cosa sono i blog e dalla osservazione di cosa siano invece diventati oggi i blog nella campagna elettorale statunitense. Vedi che alla fine ci si riferisce sempre alla medesima cosa. Qualcosa che ha parentele strette e identita’ capibili con l’idea seria ed impegnativa di rete sociale.

Oggi i blog in Italia generano – nel migliore dei casi – ascolto anonimo . Questo significa che sono un serbatoio di pensieri al quale si attinge con puntualita’ cosi’ come si pesca da un cesto di mele. Pensare costa e fa sudare: e’ e rimane merce rara. Cosi’ il nostro ascolto e’ in prima istanza virtuosa circolazione del pensiero, una modalita’ di arricchimento importante con strette parentele con la comunicazione elettronica. Si tratta di una amplficazione utile a tutti senza eccezioni, come un libro nello scaffale di una biblioteca. Per questo e’ discretamente odioso che alcuni dei fruitori professionali di questo serbatoio di contenuti amino dipingerlo come un ambito infantile di costosa inconsistenza. Magari dopo averlo appena cannibalizzato a costo zero.

Cio’ che non possiamo nasconderci e’ che il passo successivo rispetto a quello di creare semplice casuale ascolto producendo contenuti idee e punti di vista (o anche semplicemente producendo quella che Weinberger definisce una echo chamber) e’ quello di iniziare a contare. Contare come conta un conto in banca. Una assunzione di un potere che gia’ oggi e’ nelle nostre mani ma che resta sepolto da un folcloristico mescolone di pudicizia, scarsa fiducia in se’ stessi, eccessi di colpevole narcisismo. Ed anche, certamente, da un mucchio di rumore comunicativo inutile. Ma una volta sfrondato quanto c’e’ da sfrondare la necessita’ di una presa di serieta’ sono convinto che esista.

Idioti in giro ce ne sono a bizzeffe (chiunque abbia osato dare una occhiata allo streaming del raduno sui blog a Galassia Gutenberg se ne sara’ accorto) e talvolta siedono in quei posti (giornali, grandi media, associazionismi vari) di piccolo o grande potere che non hanno alcun interesse alla amplificazione della comunicazione elettronica. Perche’, banalmente, gli sporca l’orticello. Scrive Shangri-La al riguardo:

Napoli offriva l’occasione per tentare di scattare un’istantanea – per quel che può valere – di un contesto in velocissima evoluzione. Era il momento buono per dire onestamente che ci stiamo rompendo un po’ tutti i quaglioni, che certi manichini non rappresentano nessuno e che forse si sono stufati di leggerli anche i parenti, era il luogo e il momento adatto per provare a capire cosa succede in città  e perché accade quel che accade.

Mi diceva qualcuno che si trovava fra i partecipanti che il povero De Kerckhove presente in sala ascoltava incredulo la banalizzazione da operetta dei weblog fatta da certi relatori e poi splendidamente sintetizzata dall’ansa. Un anno e passa di articoli imbecilli sui giornali italiani sara’ pur servito a qualcosa.

Cosi’ la domanda: “Cosa succede in citta’” e’ forse oggi una domanda importante. Una necessaria presa di coscienza si impone. Qui se davvero si vuole essere parte attiva di un cambiamento, abbandonando la convinzione anche da me tanto praticata di una personale neutralita’, le uniche cose da fare sembrerebbero due. Un colpo di coda per liberarsi della pelosa vicinanza di chi della comunicazione (giornalistica, letteraria, politica, istituzionale) fa un individuale esecizio di potere. Il che significa smettere di farsi “usare” partecipando a incontri casuali come quello di Napoli o strumentali come Blogage. La seconda e’ iniziare a ragionare piu’ in grande. Credere veramente che sia possibile cambiare le modalta’ di comunicazione e di circolazione dei contenuti informativi in relazione all’esistenza di marchingegni formidabili come i weblog e Internet. E magari parlarne in giro, spiegare, divulgare, uscendo dal crudele e imbarazzante ruolo di produttori di ascolto anonimo. Smettere di continuare a ripeterci che in fondo non stiamo facendo proprio nulla di importante. Nulla di cui valga la pena parlare. Nulla che sia il caso di portare anche ad altri.

6 commenti a “BLOG e RESPONSABILITA’”

  1. Pier Luigi Tolardo dice:

    Io a Blogage non sono andato e non sono nemmeno tra i promotori, ma perché dire che era strumentale. Secondo me era il primo incontro del genere(almeno che io sappia) di Blogger in carne ed ossa. Non fa parte delle cose che non fanno bene ai Blog e " al loro potere" questo essere ipercritici anche su queste iniziali piccole cose.

  2. Fabio Metitieri dice:

    Parole, Mante, parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra voi… (e sottolineo il "tra voi").

    La cosiddetta blogosfera italiana, in realta', manca di coscienza, manca di teoria, manca persino di senso di appartenenza. L'unica cosa che importa ai blogger nostrani, Afaik, e' l'essere inseriti in un blogroll in piu'.

    E ne e' indice il fatto che sui blog a tutt'oggi non c'e' documentazione decente, in particolare su tutto cio' che dovrebbe fare comunita', dai feed Rss, ai trackback, ai reader, a quella specie di orrendo giornale aggregato che non mi ricordo piu' come si chiama.

    Su cinque libri usciti (o sono di piu'?) in italiano sui blog, non uno che descriva bene e con semplicita' le cose. Degli articoli che ho letto, idem. Nella maggior parte dei casi o ci si parla addosso, o si trascrive su carta quello che gia' esisteva in Rete, o si diventa astrusi.

    Quasi quasi lo scrivo io, un libro decente sui blog. E questo sarebbe veramente un pessimo segnale.

    Ciao, Fabio.

  3. massaia di avesa dice:

    complimenti per il suo blog. noi abbiamo scelto il blog perchè è senza filtri. l'ironia fa paura, e noi, fra le altre cose, rivendichiamo il diritto alla satira. (vorrei sottolineare che per "massaia" intendiamo "persona che gestisce la casa". siamo tutte massaie… complimenti per il suo blog

  4. Silvio dice:

    Ha ragione Metitieri.

    Silvio.

  5. Akela dice:

    Condivido molto di quanto hai scritto. Il ruolo di uno strumento comunicativo come il blog deve smetterla di essere o soltanto autoreferenziante (si parla solo di altri post che hanno parlato prima del tuo) o solo poetico.

    Il blog è pensiero ma se vogliamo pensare all'azione io ci sono.

    ciao

  6. mafe dice:

    Cazzo. Non sono poetica e mi scoccio a citare altri post venuti prima del mio (la cosa mi irrita puntualmente). E mò, in che casellina sto?