Esiste un pregiudizio molto diffuso nella blogosfera italiana. Quello che non si debba parlare di blog. Una volta rimossi dalla corposa lista degli insofferenti gli eccessivamente snob, gli amanti della polemica fine a se stessa e qualche altra marginale categoria di sapientoni, resta forse la nutrita schiera di quanti a sentire parlare della “rivoluzione dei weblog” si annoiano. Io li capisco. Confesso che capita talvolta anche a me. Certo nessuno si deve sentire obbligato ma la mia idea e’ che invece parlare di blog serva, eccome. Serve parlare dello strumento blog, per le formidabili finestre tecnologiche che apre e serve parlare delle modalita’ con cui di tale strumento viene da noi ogni giorno utilizzato.

Ecco perche’ mi e’ dispiaciuto non aver trovato sui weblog italiani niente di troppo descrittivo di quanto e’ stato detto al convegno organizzato a Napoli qualche giorno fa. Forse i relatori si sono presi troppo poco sul serio (e nel caso hanno fatto male) o forse chi di tale convegno si e’ fatto organizzatore non ha creduto di dover mettere in rete alcun materiale relativo all’incontro. Per sottovalutazione, disinteresse o dimenticanza. Peccato, personalmente avrei letto volentieri gli interventi degli invitati.

Uno di questi, lo scrittore Giulio Mozzi (autore forse del piu’ bel blog letterario italiano) oggi in un post dice:

Ecco, la sensazione è: che c’era poco da dire. Che finché ci si accanisce a discorrere dei “blog”, della loro natura ed essenza, non si cava un ragno dal buco. “Blog” è una parola generica come “libro”.

Si unisce insomma alla schiera di quanti aborrono le generalizzazioni e un poco piu’ avanti continua:

La sensazione, dunque, è che bisognerebbe smetterla di parlare dei “blog”, e bisognerebbe cominciare a parlare di specifiche scritture, di specifiche operazioni diaristiche, di specifici modi di fare informazione opinione controinformazione disinformazione, di specifiche invenzioni narrative in rete. Nonché di specifici generi letterari, di specifiche situazioni comunicative, e chi più ne ha più ne metta. O no?

La mia idea e’ che Mozzi si sbagli: nei weblog esiste un legame fin troppo evidente fra tecnologia e modalita’ informative, fra strumento e grido informativo. Scindere le tecniche di espressione (analizzandole con i meccanismi soliti, magari quelli ormai stracotti della critica letteraria e della teoria del giornalismo) dallo strumento, significa intanto togliere centralita’ allo strumento blog inteso come sistema di editoria personale innovativo e paritario ( e insomma non si tratta mica di una stupidata da poter licenziare con una pacca sulla spalla). Ed in secondo luogo favorisce una analisi vecchia di questa nuova modalita’ di comunicazione, quella basata esclusivamente sulla capacita’ contenutistica del testo. Poiche’ come dicono da anni anche in Italia alcuni blogger illuminati la comunita’ che lo strumento crea e’ spesso un moltiplicatore del contenuto stesso e la capacita’ di creare reputazione attraverso i link e’ di per se’ stesso un aggregatore di valore, mi piacerebbe sapere come si possano analizzare questi fenomeni limitandosi all’analisi del testo o delle caratteristiche informative di un blog. Credo non sia possibile. Per questo ha senso che esista una teoria dei blog, magari noiosa come questo post, per carita’, ma in grado di superare la faciloneria troppe volte sentita del blog che e’ un blog che e’ un blog.

20 commenti a “UN BLOG e’ UN BLOG”

  1. b.georg dice:

    massimo, se mancano descrizioni del "convegno" credo che tu possa intuirne il motivo ;-) (ehmm…)

  2. Fabio Metitieri dice:

    Ecco, una volta tanto sei uscito dalla tua solita, vuota e indigeribile logorrea di editorialista da riunione di condominio, e per dire in modo sintetico (anche se in mezzo a qualche altro centinaio di parole inutili) l'essenziale:

    Mante:

    >strumento blog inteso come sistema di editoria personale innovativo e paritario< Questo e' IL punto, quello su cui non concordo per nulla, nonche' il motivo per cui entro nella categoria... (quale? Snob, amante della polemica fine a se stessa, o marginale sapientone?) Finche' si dice "innovativo strumento di editoria" (personale, appunto), si dice qualcosa di banalmente vero, ma sul "paritario" - e quindi sul vento di rivoluzione che questa parola di solito promette... - proprio non sono d'accordo, per i blog. O tu dici paritario solo per intendere che tutti possono usarlo? Ma allora non significherebbe nulla e sarebbe abbastanza inutile specificarlo... Anche Office di Microsoft e' paritario, tutti possono usarlo allo stesso modo. Se con paritario intendi invece qualcosa tipo "capace di mettere tutti alla pari con i media mainstream", oppure anche "capace di creare comunita' tra eguali", allora svegliati, perche' stai solo sognando. Ciao, Fabio.

  3. antonio dice:

    … mancano descrizioni del convegno perché non c'è stato un "convegno"… nel senso che ognuno ha parlato di quello che voleva e il moderatore invece di moderare, provaocava. Il tema è stato affrontato solo da Giulio Mozzi. E la discussione è andata avanti a singhiozzo, senza un filo logico. Comunque penso che sia stato tutto registrato da Radio Radicale. Almeno così penso di aver capito.

  4. dahlgren dice:

    "non si tratta mica di una stupidata da poter licenziare con una pacca sulla spalla". anche si, in effetti. anzi, è abbastanza facile. hop, e la licenzi.

  5. Gino dice:

    Non ha senso parlare di specifiche operazioni intese come specifici blog, ma di specifici gruppi (o conventicole) che per affinità  si riuniscono intorno a nuclei più forti (ad esempio il blog invitati nel http://www.bookcafe.net/blog/aggregator/"BA) invece ha senso eccome.

    La blogosfera non è affatto una rete paritaria in cui ciascun nodo ha potenzialmente lo stesso peso: vi è già  una struttura ben delineata, e le modalità  di costruzione della reputazione (o del consenso?) seguono vie del tutto diverse per i blog che sono arrivati o arriveranno più tardi rispetto ai pionieri che 2 anni fa si conoscevano tutti. Leggere la descrizione del "momento drammatico dell'urbanizzazione di massa del nostro quartiere" sull'osannato libercolo di Eloisia di Rocco (nota come "la pizza", dato che il suo blog è pallosissimo, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo) scoraggia qualunque persona di buon senso dall'aprire un nuovo blog. Ormai se vuoi provare a far parte del giro l'unica strada che puoi tentare è quella dell'adulatore, cercando di farti notare (e possibilmente linkare) esprimendo consenso a questo e a quell'altro blogger mainstream nel proprio blogghettino-ino o nei commenti ai post dei vip.

    Ma allora, se vi pareva più gratificante il vostro quartiere a bassa densità  d'insediamento di 2 anni fa, non vedo dove sta la portata dirompente di questo nuovo mezzo di editoria personale (e catalizzatore relazionale) di cui ci racconta di continuo il buon Mantellini.

    Per come la vedo io, da trollaccio sciocchino quale sono, il problema non sta tanto nei giocatori ma proprio nelle regole del gioco.

    Tra chi è arrivato un po' più tardi infatti l'unico esempio vincente è Brontolo, e guarda caso si tratta di uno che gioca seguendo altre regole rispetto a tutti gli altri. Oppure devi essere Sergio Cofferati. Bah!

  6. giuliomozzi dice:

    Il convegno, ne convengo, che poi convegno non era, ma una tavola ritonda (che è molto meno di un convegno), è stato cosa abbastanza inutile.

    Tre osservazioni, caro Massimo: 1. se si parla dello "strumento blog inteso come sistema di editoria", siamo in un ambito sociologico; se si parla della scrittura che c'è nei blog, siamo in un ambito linguistico e letterario; sono due punti di vista ben diversi, che forniscono conoscenze diverse (e nessuno dei due fornisce, da sé, una conoscenza "complessiva" del fenomeno). 3. "Ha senso che esista una teoria dei blog": certo. Io sono, come te, insofferente del parlarne in generalissimi termini, come generalmente sento fare. E, poiché non sono un sociologo, mi interesso alla mia parte: quella dei "generi letterari", ad esempio. 3. Scrivi: "Nei weblog esiste un legame fin troppo evidente fra tecnologia e modalita' informative". Sono d'accordo. Anche nei libri, nelle riviste, nei quotidiani, nei dépliant, nelle telefonate, nei fax, nei manifesti, nei telegiornali, nelle brochures, eccetera, esiste un legame fin troppo evidente fra tecnologia e modalità  informative. Saluti.

  7. mafe dice:

    Posso essere d'accordo sia con te sia con Giulio? Il punto è che sembriamo un po' un disco rotto: imho siamo d'accordo sul punto centrale e adesso andrebbe fatto un passettino avanti, nella direzione indicata di analizzare e affrontare nello specifico le varie forme che lo strumento sta prendendo e ha preso (e non può prendere, che sono diventata allergica al futuro, in questi temi).

  8. massimo mantellini dice:

    Giluio sono daccordo su tutto tranne sulle tue affermazioni di chiusura (che vabbe' magari e' anche una battuta e la si puo' leggere in piu' maniere). Fuori dalla valutazione ovvia che ogni strumento fra quelli che citi ha un legame con la tecnologia che lo produce nel caso dei blog esiste un allargamento del cerchio del valore che supera l'unione fra medium+contenuto. Questo nei fax non accade.

    saluti

    p.s. che fine ha fatto il punto 2.? ;)

  9. ubik dice:

    Applauso a mani fumanti a Gino.

    Quella della rete paritaria è un'emerita boiata propinata ad uso e consumo del volgo. Lo dimostra tra l'altro incoerenza del "fate quel che dico non quel che faccio" di personaggi del calibro di Luca Sofri e La Pizia, bloggher della prima ora che osano dichiarare che: “se il blog, come ipotizza Luca Sofri, ha accelerato un processo già  in atto nella scrittura e nel giornalismo e cioè quello di integrare alla notizia il commento personale, voglio azzardarmi a dire – e anche a sperare – che il futuro dell'informazione sia questo”.

    Appunto, il commento deve essere il loro e solo il loro, tanto è vero che sul loro blog i commenti non sono possibili; visto mai che poi qualcuno nei commenti gli fa capire che anche loro scrivono cazzate.

    Tanto per rafforzare il concetto riporto di seguito alcune frasi rubate ad un articolo di Gianluca Nicoletti (che non mi pare l'ultimo arrivato in fatto di conoscenza di medium e società ) che trovate qui.

    "Cercare di definire la blogosfera come un universo con caratteristiche di peculiarità  rispetto il vagare indifferente dei pensieri umani è un esercizio assolutamente astratto e spesso meno disinteressato di quel che possa sembrare nelle entusiastiche apparenze.

    Non esiste un’ ideologia del blog o una categoria dell’ umano definibile come “blogger”, naturalmente esiste come spesso accade, chi voglia definire lo steccato e metterci il cartello “proprietà  privata"

  10. Carlo dice:

    Secondo me lo strumento sta prendendo una forma oblunga.

  11. iri dice:

    beh, è la vecchia storia del mezzo che "è" il messaggio, o no? e poi sì credo che ci siano blog interessanti solo sociologicamente, e che esprimono l'essenza dello strumento; altri sono poco più della trasposizione, arricchita e trasformata dalle possibilità  dello strumento certo, dei contenuti di altri mezzi.. spesso trovo più interessanti quelli della prima categoria

  12. iri dice:

    p.s. ma il blog va classificato come medium caldo o freddo?

  13. mafe dice:

    Freddo, freddissimo, gelido.

    "Un medium caldo permette meno partecipazione di un medium freddo; una conferenza meno di un seminario, un libro meno di un dialogo. (…) la nostra epoca è piena di casi che confermano il principio secondo il quale la forma calda esclude e la forma fredda include."

    McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1967, pagg. 31-33

  14. b.georg dice:

    ubik, se vuoi commentare sofri basta che fai un post e metti un link. Se vuoi ti faccio un disegno.

  15. marco dice:

    Son d'accordo con mafe. Nel post di Massimo mi sembra siano stati contrapposti due approcci, o due interessi, che non si escludono a vicenda ma che anzi e' necessario saper mettere insieme.

    Per inciso, mi sembra che in questa specifica discussione l'eterno problema della elite dei blog c'entri come i cavoli a merenda. Non e' che tutte le volte che si parla di 'teoria dei blog' e' necessario incazzarsi perche' Sofri non ti linka o perche' Mantellini non ti mette nel blogroll.

    Ma vi cambia davvero la vita ?

    Su, passiamo oltre a 'ste robe.

  16. Anonimo dice:

    La cosa un po' estraniante (o noiosa)è che la letteratura in merito al medium è ipertrofica e sostanzialmente ripetitiva.Ben vengano dei dibattiti sul medium,però bisognerebbe anche farci qualcosa(o almeno preoccuparsi di farci qualcosa)con il medium;altrimenti rimane un interesse da filologo ,il blog si riduce a un semplice segno totalmente separato dalla realtà 

    ciao

    giovanni

  17. .mau. dice:

    b.georg, ma Sofri ha i trackback? (non lo so, non lo leggo).

    Se prendiamo quello che a me pareva il punto di partenza (tutti i blog sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri), commentarsi il post di X nel proprio orticello è completamente inutile (esattamente come commentarlo nei commenti di X :-) )

    La visibilità  ce l'abbiamo nel momento in cui uno *che sta leggendo X* scopre che abbiamo scritto anche noi qualcosa.

    Tutto questo a parer mio, ovvio!

  18. b.georg dice:

    infatti, .mau, il trackback è a mio parere persino più utile dei commenti, su cui alcuni si scaldano a vuoto. Il fatto che quasi nessuna piattaforma italiana ce l'abbia (e anche la maggioranza degli "indipendenti", a meno che non usino MT) la dice lunga su molte cose. Ad ogni modo il blogger X sa del post del blogger Y che lo riguarda anche senza il trackback, se usa un sistema di lettura dei referrers almeno decente. E per correttezza X, a meno che Y non abbia scritto semplici complimenti o semplici insulti, dovrebbe segnalarlo ai suoi lettori e magari rispondere. E' un "trackback umano", molto meno efficiente, lo ammetto, ma che vuo' fa…

  19. Effe dice:

    Artigianato, ci vuole, cari miei, altro che feed. Leggere, leggere e ancora leggere, che nella blogosfera tout se tiens. Il trackback umano è la professione del futuro. Io sono disponibile a prezzi modici. Solo per blogger pigri.
    Ah, Poeta, in merito al commento #1: allora era lei, al convegno, quel tizio dall'aspetto interessante che ronfava in seconda fila…

  20. Gaspar dice:

    Arrivo tardi a questa discussione, ma ho trovato qui un interessante contributo grafico, che però devo ancora analizzare a fondo…

    Inoltre: nessuno ha ancora nominato Technorati? Io sottoscrivo un feed di tutti i link al mio blog, che ogni giorno mi avvisa di nuovi link. Sostituisce egregiamente il trackback.

    Non sono l'unico a usarlo, vero? ;->