Nell’appassionante caso Bonolis contro Ricci contro Rai contro Mediaset solo una cosa mi pare assolutamente chiara: che a tutti questi signori del mitico “ascoltatore” non gli importa nulla. Non mi riferisco pero’ alla solita retorica da associazione consumatori che indaga se la credulita’ della povera massaia sia uscita offesa o meno da simili maneggi ma di una constatazione piu’ profonda e generale che coinvolge prima di tutto il media stesso. E’ l’idea di TV che e’ ormai marcia e puzza. E i protagonisti che in questa piccola parabola a vario titolo partecipano (un numero spropositato di teste pensanti e avvocati e difensori delle cause perse e sedicenti giornalisti e vip si affannano in questi giorni) sono – come ha ben detto Michele Serra qualche giorno fa – non solo “miliardari che litigano” ma anche ottimi esempi di un mezzo di comunicazione che ha scelto da tempo di essere assai meno di quanto avrebbe potuto. Un mezzo al quale certo nessuno puo’ chiedere comportamenti etici o positivi ( o meglio si’, qualcuno potrebbe ma si tratta di fantascienza) , che ha esaurito del tutto la sua carica di acceleratore culturale e che anzi oggi contribuisce discretamente a distruggere quanto fino a l’altro ieri costruito in termini di alfabetizzazione del paese. E le grandi vecchie e tronfie teorie che abbiamo ascoltato per anni sulla TV interattiva e sulle sue possibilita’ di catalizzatore sociale, oggi fanno davvero ridere i polli.

5 commenti a “MILIARDARI che LITIGANO”

  1. Simone dice:

    è la schematizzazione, l'ingrigimento verso ideali di comunicazione alla ricerca della Sicurezza (di vendita, di ascolto ecc.) a fare invecchiare un media.

    è parlare burocratese che fa invecchiare la Tv.

    è lavorare con clichè che fa irrigidire.

    internet corre questo rischio come noi tutti.

    non prendiamocela con i media, non diamo colpe.

    è naturale morire.

    la tv così com'è oggi morirà . e lasciamola in pace.

  2. Simone dice:

    Guarda che Ricci è da anni che va dicendo queste cose.

  3. Marcello dice:

    Sull'interattività  promessa, qualche parola va spesa. Arriverà , statene certi. Arriverà  perché porta 'valore aggiunto', non tanto alla qualità  del prodotto televisivo, ne come strumento di servizio al pubblico (il digital divide non lo si abbatte col telecomando). Arriverà  perché quel valore è business, secondo un modello consolidato e funzionale: il canale di ritorno, ovvero il sistema di comunicazione tra telespettatore e tv, transiterà  su linee 166 e simili. E la casalinga di voghera, convinta di partecipare col suo set-top box interattivo (acquistato con l'incentivo del governo) al telequiz preserale, regalerà  al carrier di turno e all'emittente una bella dose di centesimi di euro al secondo. Moltiplicateli per la massa di telespettatori interattivi e per la quantità  di programmi di enhanced tv con cui ci bombarderanno: son bei soldoni.

  4. golan dice:

    Ciao Massimo!

    Sarò breve: non guardo più televisione da anni… e invito tutti a fare "quasi" altrettanto… quasi tutta spazzatura…
    Meglio un giro per i blog come il tuo, se non altro sono più interessanti e grammaticalmente corretti di tante trasmissioni…

  5. aureliano dice:

    bel post, finalmente qualcuno che invece di prendere posizione in favore di una delle parti, arriva al NOCCIOLO del problema. Un'altra "chicca" così e ti linko :)