Torno – spero per l’ultima volta – sulla faccenda del google bombing. Ci torno perche’ oggi ho letto due opinioni al riguardo che meritano un commento. Si tratta di due posizioni critiche di persone che conoscono la rete, Mauro Lupi e Vittorio Bertola.

Se esistesse un conflitto di interesse internettiano (e per fortuna non c’e’) Mauro che si occupa professionalmente di posizionamento di siti web sui motori di ricerca, su queste faccende dovrebbe astenersi. Fortunatamente cio’ non accade e ad un certo punto del suo post sul miserabile fallimento (post che largamente condivido incentrato sul concetto che qualcosa nel pagerank non funziona se basta cosi’ poco per drogarne i risultati) dice:

L’antica (si fa per dire) e produttiva attività  di scambio link ha assunto forme iper-commerciali e ha dato origine a vere e proprie banche di link, tanto che un collegamento con un sito ad alta popularity può valere migliaia di dollari.

Ecco ne approfitto per dire che preferisco (e di molto, e forse chissa’ magari anche a Google ragionano cosi’) un pagerank condizionato oggi dalla alta visibilita’dei blog che lascia spazio a piccole sciocchezze come quelle del google bombing, piuttosto che una idea di popolarita’ dei siti web legata al lavoro di valenti professionisti dotati di banche dati per i loro clienti. Il contesto business del posizionamento sui motori di ricerca (l’idea per me volgare secondo la quale piu’ si sborsa e piu’ in alto si approda nei risultati delle ricerche), mi pare pratica non meno deprecabile delle tante piccole edulcorazioni viste in questi giorni. Anzi per dirla tutta mi pare che davvero non ci siano paragoni. Altro che lo spam del miserabile fallimento.

Bertola invece secondo me centra la questione mediatica del google bombing in un post che vi invito a leggere interamente se siete interessati all’argomento, che cosi’ si conclude

E allora, forse anche in questo caso possiamo concludere che si tratta del solito problema di etichette capziose, in cui le bombe sganciate da chi ha il controllo dei media sono “polizia internazionale”, e quelle sganciate da chi non ce l’ha sono “terrorismo”…

Io ho idea che qui stia il punto: le keyword di google sfuggono ad ogni controllo, salgono e scendono il ranking in maniera talvolta incomprensibile ma sempre e comunque poco o nulla influenzabile con i metodi soliti. In una apoteosi di anarchia dell’algoritmo si scopre che basta poco per giocherellare con le query e si colleziona persino qualcuno abbastanza fesso da leggere in tutto questo un disegno politico. Ma non ci sono rischi per la credibilita’ del motore che cosi’ come e’ funziona comunque alla grande. Come diceva l’AD di Google qualche tempo fa in una famosa intervista a Wired, cosa fa Google(e come lo fa) lo decide Sergey Brin. Brin e basta.

Evil,” says Google CEO Eric Schmidt, “is what Sergey says is evil.”

Semplicemente ai controllori del mondo, nelle loro molteplici varianti, tutto cio’ scoccia assai.

9 commenti a “TERRORISTI su GOOGLE”

  1. Ernesto dice:

    Chissà  perchè, puntuali come orologi svizzeri, i "pareri autorevoli" li esprimono personaggi che hanno interessi in gioco. Prima Bruno Piarulli (che di registrazione di domini campa) stronca le iniziative in favore di Luca Armani. Adesso Mauro Lupi (che campa di ranking sui motori di ricerca) stronca il "miserabile fallimento". Sicuramente semplici coincidenze….

  2. miic dice:

    hum…ma questo non significa che Sergey è il (o almeno un) controllore del mondo?

  3. elwood.admin dice:

    Mah sinceramente tutto questo discorso di pageranking o di rageranking mi pare "fino a se' stesso" (guzzanti aka gabriele la porta docet) Sono discorsi che col senso dell'informatica hanno a che fare come la popò della mosca a che fare con National BIOGAS PROGRAM IN NEPAL!

    Se l'informatica fosse tutto questo come sarebbe triste questo mondo!

  4. Tizio dice:

    Io avrei detto che tutto è nelle mani di Larry Page, visto che 'Page Rank' porta il suo nome.

  5. golan dice:

    Brin e Page, di Google, sono tra i meno "terribili" direttori di importanti aziende ICT. Forse vi sfugge l'enorme complessità  che sta dietro ad un ranking "onesto" e veritiero.

    E cmq si tratta di un servizio gratuito per chi cerca, non vedo come si possa "esigere" che Brin non si senta così megalomane.

    Google è una delle poche belle cose successe ad internet negli ultimi tempi… vogliamo sparare anche su questo?

  6. Mauro Lupi dice:

    Ernesto: non volevo "stroncare" il "miserabile fallimento", ma solo considerarlo x quello che è "in generale", ossia un'attività  che permette di influenzare i criteri di ranking per fini denigratori. E', in fondo, un trend che segue il "subavertising" di cui ha scritto Giampaolo Fabris sul Sole24Ore del 6 gennaio. Insomma: che si scriva pure che l'azione del Premier è un "miserabile fallimento": chi ne è convinto ha il diritto di urlarlo ai 4 venti e Google dovrebbe essere così bravo da posizioanre queste pagine web. Come ha giustamente commentato Pandemia sul mio post, "Sta a Google e agli altri però aggirare il problema più che agli internauti astenersi da queste azioni".

    Sull'interesse che ho nella vicenda: ringrazio Mantellini secondo cui "con c'è conflitto di interessi", ed in effetti non vedo il problema. Come ho già  scritto in passato, in ogni vicenda mi piacerebbe sempre che tutti gli attori (protagonisti, comparse e "passanti") dicessero la loro, si scoprissero. Ed io, nel mio piccolo, ho sempre 2 cents da parte ;-)

  7. delio dice:

    posso esprimere un parere?

    (disclaimer: sono un matematico, e in quanto tale ho una logica decisamente diversa e piຠperversa di quello della parte sana della popolazione)

    allora: secondo me quando un sistema automatico genera conseguenze paradossali, ad essere sbagliato non è il sistema, ma le nostre aspettative. google non è pagine gialle. altavista e yahoo erano pagine gialle, e hanno avuto un ruolo importante nella prima fase di internet, ed esistono ancora, ma google è altro. è – a quanto io ho sempre pensato – uno specchio della vita in rete.riflette quanto si dice in rete. ed è credo innegabile che oggi la mole di byte prodotta ogni giorno dai blogger di tutto il mondo surclassi abbondantemente (per quantità , se non altro) la mole di byte prodotta dai professionisti. perché sono e siamo logorroici, perché aggiorniamo ogni giorno, perché abbiamo una parola su tutto, sul presunto mandato linguistico come sulle wmd in corea come su denny losito. e allora è giusto che google "preferisca" l'opinione di un blogger che ha generato fiumi di byte a quella di un giornalista il cui articolo online è magari molto ben fatto, ma non ha avuto alcuna rilevanza per la vita in rete. poi magari la rilevanza la ha avuta altrove, nei telegiornali, in parlamento, al bar, ma non vedo perché ci si aspetti che questo influenzi google. google parla di rete. nessuno gli chiede di dirci quante persone hanno visto sabato sera il programma di panariello, perché ci si aspetta che google si comporti diversamente? persino sulla questione del miserabile fallimento: sono sicuro che se si fosse scelto il termine "stronzo" il numero di pagine in rete che già  contengono l'espressione non avrebbe lasciato spazio alla google bomb. visto che però nessuno di noi aveva mai parlato prima di "miserabile fallimento" (parlo proprio delle due parole italiane messe insieme), non mi sembra poi strano che google si comporti a quel modo. in fondo, diciamocelo: quanti italiano non-blogger inseriscono come chiave di ricerca "miserabile fallimento" ogni giorno, se non giusto per curiosità , dopo aver sentito della vicenda?

    scusate la sbrodolata.

  8. elwood.admin dice:

    io ho una logica da informatico e mi chiedo per l'ennesima volta a che pro tutta questa sbrodolata?

    Paura di non essere i primi del page ranking?

    Un sito indipendentemente dal suo page ranking viene visitato per due semplici ragioni.

    Primo: almeno che non si tratta di foto nude dell'Arcuri (quindi dove ti fermi va bene) non è detto che il primo sito che si visualizza sia quello per cui si cercava un tale argomento

    Secondo non tutti quelli che navigano si fermano alla prima pagina

    terzo: a chi importa che sei primo o ultimo della lista (a parte quelli che vendono pubblicità  con il risultato controproducente che riempiendo il sito di mondezza non ti visita nessuno o il caricamento della pagina e pari ad un millisecondo)

    Mere questioni inutili di lana caprina

  9. remix dice:

    Mentre siamo tutti qui che ce la meniamo, qualcuno là  fuori ha pensato di "risolvere il problema". Da stamattina il "miserabile fallimento" non funziona più su Google. Si trovano solo i link ai blog… Che dopo 3 televisioni si sia comprato anche Google ;-)