Io non parlo il dialetto della mia regione. Colpa dei miei genitori che non lo parlavano e non me lo hanno insegnato. Cosi’ oggi sono preoccupato. I leghisti hanno proposto un test di ammissione alla cittadinanza italiana che sondi fra le altre cose la conoscenza dei dialetti. Verro’ privato dei miei diritti costituzionali?

“Il metodo da noi individuato è quello di richiedere, all’immigrato che intende diventare cittadino italiano, il superamento di un test che dimostri il reale livello di integrazione nella nostra società , test che oltre a comprendere una prova di lingua italiana e locale, in base alla regione di residenza, comprende anche domande di cultura generale, storia, cultura e tradizioni, sistemi istituzionali, sia nazionali che locali” (Robeto Calderoli, Vicepresidente del Senato).

8 commenti a “APOLOGIA del DIALETTO”

  1. sergio maistrello dice:

    Tranquillo, mi hanno detto che in bagno si copia.

  2. Simone dice:

    tipo il celebre: passami la cadrega?

  3. luca montaguti dice:

    ac fata boieda!

    ac fata testa l'ha d'avè un che dis sta strunzeda?

    perchè non inseriscono anche che gli immigrati, per dimostrare meglio la loro integrazione, conoscano a memoria il nome di tutti quelli che abitano nel loro territorio?

  4. gaia dice:

    non esiste un protocollo comune lombardo. a Trescore Balneario si fatica a capire quelli di Calolziocorte. altro che Luiss.

  5. Fabio Metitieri dice:

    Dimlu pi' nen c'am scapa d' rie….

    Ciao, ne, Fabio.

  6. Angelo dice:

    Io farei il test di lingua e cultura italiana a Bossi.

  7. Anonimo dice:

    ma nn tenivi niente da fa?

  8. gabry_sottocoperta dice:

    "Non importa se i ministri delle riforme urlino “noi ce l’abbiamo duro” o rinneghino la Roma capitale: loro sì, alti boss(i) di un’Italia dalle gambe corte e dalla bocca larga, che conoscono la storia e la costituzione italiana, loro si che si meritano il diritto di votare e… di essere votati!" ;)