Io tante sciocchezze sul computing distribuito giuro non le avevo ancora lette. Su QS c’e’ un lunghissimo articolo di Francesca Tarissi nel quale si parla estesamente del futuro del grid computing proponendolo come una ovvia alternativa ad Internet. Un ipotesi del tutto fantasiosa e priva di senso che solo a certi imprenditori d’assalto delle nuove tecnologie potrebbe far gola:

Questa nuova forma di condivisione delle risorse sostituirà  quella cui siamo abituati, decretando la fine dell’era del gratuito ed inaugurando l’inizio dell’epoca dei servizi a pagamento e degli abbonamenti.

Di confusione in confusione si cita a sproposito il web semantico (le cui correlazioni con il calcolo distribuito mi appaiono del tutto misteriose) e si fa un po’ di quel populismo spicciolo cui siamo ormai tristemente abituati: il Grid aiutera’ naturalmente anche i paesi poveri, ridurra’ il digital divide e balle simili. Si tace poi degli aspetti immediati e gia’ attivi del calcolo distribuito (il mio PC per esempio collabora da piu’ di un anno regalando all’universita’ di Oxford che li usa per ricerche sul cancro i cicli di inutilizzo della CPU), si ignora la sua essenza e le sue formidabili prospettive di condivisione gratuita e si avverte che finalmente la rete, nuova forte dinamica e veloce del GRID sostituira’ la vecchia internet alla quale c’eravamo affezionati. Costera’ qualche soldo – dice la Tarissi nella sua beata ingenuita’ – ma ne varra’ la pena.

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