Articolo tecnologico di buon livello ieri su Repubblica. Forse che per scrivere cose sensate le si deve comprare da Newsweek? In ogni caso Fred Guterl affronta con leggerezza ed equilibrio un problema grande come una casa. Come cambia la nostra mente con l’uso delle nuove tecnologie? Cosa hanno di diverso da noi i giovani cresciuti davanti ai computer? Interrogativi importanti che Guterl affronta con levita’ e intelligenza. Per ristabilire un po’ di sano(?) equilibrio nella versione cartacea e’ inoltre presente un parere della psicologa dell’eta’ evolutiva Anna Oliverio Ferraris (uno di quegli “esperti” a 360° che vengono continuamente interpellati dai giornali sulle faccende piu’ varie) che ha invece molti meno dubbi:

“Tecnologie e nuovi media hanno abituato a tempi rapidissimi. La mia generazione vedeva un film alla settimana e ci pensava a lungo. Quella degli attuali dodicenni vede decine di spot al giorno ma poi non ci pensa su granche’. Il rischio e’ che diventeranno meno originali e un po’ alieni dall’impegnarsi in grossi sforzi, in letture impegnative. Harry Potter che pure e’ un libro voluminoso, ricalca i modelli televisivi, con una azione dopo l’altra, senza lasciare al lettore lo spazio – e la fatica -per completare con l apropria immaginazione il lavoro delo scrittore.”

2 commenti a “LA MIA GENERAZIONE HA PERSO”

  1. Tizio dice:

    A me francamente questo tipo di analisi non sono mai piaciute. Ogni volta che ne sento una mi viene da pensare una cosa sola:"giornalisti e psicologi si devono pur guadagnare la pagnotta in qualche modo". Quando sento dire che questa o quell'altra invenzione hanno cambiato o cambieranno le abitudini dell'umanità  mi viene solo da sorridere. L'umanità  è rimasta sempre la stessa, le tecnologie presenti in un dato periodo storico servono solo sfruttare al meglio le risorse a disposizione in quel perido.

  2. Barbara Fiorentini dice:

    Mi sorprende quanto si consideri sempre in modo troppo superficiale l'impatto della tecnologia non solo sulle abitudini delle persone ma sopratutto sulla sfera psicologica. Sto studiando in questi mesi il fenomendo della 'net-addiction' (esiste, non esiste, e sì cosa si può fare, ecc.?). Nell'articolo in questione si affrontano alcuni aspetti positivi e alcuni negativi del rapporto tra informatica e giovani. Certo non pretendo approfondimenti specialistici da un giornale indirizzato ad un target 'popolare'. Richiederei però una maggiore consapevolezza dei mezzi tecnologici che ci ritroviamo per le mani. Ritengo infatti che, senza arrivare all'estremo della dipendenza da internet, sia un settore da indagare e da non sottovalutare, soprattutto da parte degli adulti, dei genitori, degli educatori che hanno il compito (se non altro morale) di seguire le giovani generazioni anche nell'approccio al multimediale.