Della nostra privacy non ci importa nulla. E’ sconfortante ma e’ cosi’. Oggi su Repubblica c’e’ l’ennesimo grido nel deserto di Stefano Rodota’ sulla eugenetica di mercato, su come la schedatura genetica dei cittadini influenzera’ il mercato delle assicurazioni e un sacco di altre cose. Qualche giorno fa Cesare parlava di RFID, piccoli sensori a radiofrequenza destinati a influenzare nei prossimi anni pesantemente il controllo su tutti noi. Stavo cercando di scrivere qualcosa al riguardo per PI e so gia’ come andra’ a finire. Quando uscira’ l’articolo ai lettori di PI che pure sono una avanguardia tecnologicamente ben caratterizzata, non interessera’ granche’. Accade cosi’ tutte le volte.

7 commenti a “CONTROLLATEMI PURE”

  1. Tom dice:

    Massimo non ti lamentare, pensa a quante persone usano

    PGP per le loro email.

    Io gli unici che conosco sono i ragazzi dei Lug e del movimento opensource e nessun altro.

    Non dirmi che PGP è esagerato come tool per la difesa della privacy, in quanto inviare un email è quanto di meno privato esista.

    L' esempio che sia usa (ma non rende abbastanza l' idea) è che inviare un email non cifrata è come inviare un cartolina quindi leggibile da tutti.

    Eppure tramite email non cifrate passano documenti finanziari di di vitale importanza per le aziende, discussioni delicatissime e brevetti industriali.

    Poi mi viene da ridere che nel mondo fisico nelle medesime situazioni ci si chiude in sale per riunioni ben isolate o si deposito i medesimi documenti cartacei in archivi sigillati magari protetti pure da un responsabile che ne registra gli accessi.

    Poi tutto ciò è facilmente reperibile rintraccando le email, cosa non particolarmente difficile.

    Sarò noioso ma l' email che è cosi diffusa per la sua economicità  e ubiquità  è altrettanto nefasta perchè non era stata concepita per gli usi attuali.

  2. incosciente dice:

    iNporta?!?

  3. Simone dice:

    credo non ci sia la percezione del pericolo. come quando fumi e pensi di poter capire i rischi che stai correndo. oppure come quando infrangi la legge e la fai franca. la percezione del pericolo è minimale.

    un po come orwell, che fa paura pensarlo realistico, allora lo bolli come "visionario", non ci pensi, e poi con le telecamere che stanno installando adesso c'è già  chi pensa che possano effettivamente servire per "il buon vivere cittadino".

    è giusto continuare a informare, a comunicare. non c'è nient'altro da fare.

  4. Tizio dice:

    Io non sarei così catastrofista, in fondo esistono degli equilibri che sono immutabili.

    Forse mi spiego meglio con un esempio: oggi nel ventunesimo secolo posso svegliarmi una mattina e prendere un aereo che in poche ore mi porta in Nuova Zelanda. Vado dall'altra parte del mondo ma ci sono potenzialmente diversi modi (carte di credito, telecamere, chek-in ecc. ecc.) per sapere dove vado e cosa faccio. Nell'età  della pietra avrei trascorso probabilmente tutta l'esistenza nel mio villaggio di palafitte, allontanandomi al massimo per andare a caccia o a pesca, in quel villaggio ovviamente tutti conoscevano i fattacci di tutti, proprio come oggi, nel nostro villaggio globale.

  5. poldo dice:

    A parte il fatto che qui non riesco ad andare, volevo avanzare qualche dubbio sulla comune percezione di cosa e per cosa venga usato l'RFID. Se ne era gia` parlato alla Java Conference 2003 e se ne parla spesso fra che si occupa di logistica: l'RFID dovrebbe essere il fratello maggiore ed intelligente del codice a barre. Mi spiego meglio. Oggi tutti conosciamo l'utilita` del codice a barre apposto sui prodotti, se non ci fosse, ad esempio, sai che palle al supermercato quando si arriva alla cassa! Esistono anche codici piu` intelligenti di quello a barre, come il codice a matrice suo diretto discendente. La scelta del codice e` dovuta a quanta informazione devo gestire con la singola etichetta: per un libro basta l'ISBN e quindi un codice a barre normale basta e avanza, mentre ad un componente elettronico molto sofisticato, come ad esempio un microprocessore customizzato, voglio poter legare un maggior numero di informazioni e quindi utilizzo un codice a matrice. L'RFID, per quello che ne so, unisce due cose positive: 1) Mi permette in pochissimo spazio di racchiudere molte informazioni; 2) Mi permette di leggerlo anche senza vederlo direttamente, basta la prossimita`;

    Ora come ora questi codici sono ancora costosi per pensare che sostituiranno completamente il codice a barre su ogni articolo, ma supponendo che diventino di costo trascurabile non credo che li troveremo presto sul colletto delle nostre magliette o sulle lattine della nostra bibita preferita. Anche Benetton che ha avviato un grosso prj. sull'utilizzo di questi aggeggini non ha intenzione di applicarli direttamente agli articoli ma li utilizzera` per monitorare le spedizioni durante tutta la filiera. Credo che una polemica sull'introduzione dell'RFID sia molto stupida, non mi ricordo infatti polemiche sulle tessere a punti dei supermercati, sui telepass, sui telefoni cellulari con e senza foto/videocamera o sulle tessere millemiglia. Non ho seguito gran che le ragioni di chi si oppone ma sinceramente non ne vedo… se poi avete paura che la vosta nuova felpa vi spii tagliatele l'etichetta! ;-) Cerchiamo di non distruggere i telai con i nostri zoccoli elettronici perche` i pericoli sono altri e ben piu` subdoli.

  6. Simone dice:

    Già  oggi sono tanti "costretti" all'analisi da specialisti, causa l'abbondante alienazione prodotta dai nostri tempi. anzichè fomentare la cultura della repressione con sistemi di sorveglianza (e conseguente punizione) sarebbe meglio usare gli stessi soldi per una ricerca consapevole, per una formazione che tenga conto delle persone, e dia loro valore.

    che poi si abbia paura di futuri alla blade runner, o 1984, c'è poco da farci, ci muoviamo lenti ed inesorabili come i dinosauri, verso il nostro "progresso".

  7. Anonimo dice:

    Per dare un contributo alla conversazione eccovi un articolo della rivista di questo mese della IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers), in cui si parla del RFID anche in termini di "Big Brother".

    Comincio con le citazioni: "The future, in this case, is already here. This past January, the Gillette Co. (Boston) announced that it would purchase up to half a billion RF-ID tags to put on its Mach3 and Venus razors and razor blade packages. The tags, which contain chips that respond to an RF field from a scanner, are now being used in a test by Wal-Mart Stores Inc., by the UK-based grocery chain Tesco PLC, and most recently by Metro AG, Germany's largest retailer, to determine whether the technology can streamline inventory management and save retailers billions of dollars a year in supply chain costs."

    Quindi direi che 500.000.000 RFID da mettere nei rasoi Mach3 e Venus non sia uno scherzo da poco…

    Un'altro: "Manufacturers like Gillette, the Gap, Marks & Spencer, and Benetton are already integrating these devices into labels, weaving them into fabric, or embedding them in paper or bindings."

    Va bene che posso tagliate via l'etichetta dalla t-shirt, ma se l'RFID non è posizionato lì ma cucito d’entra al risvolto… che faccio, assumo una sarta a tempo pieno oppure vado in giro con i vestiti tagliuzzati???

    Non sono riuscito a raccogliere molti dati tecnici ma una cosa è sicura: le frequenze utilizzate vanno dai 134kHz ai 5.8GHz (più la frequenza è alta, più è piccola l'antenna ed ampio il raggio di azione). Sul sito http://www.rf-id.com (molto commerciale e poco ricco di info) si parla di lettura fatte a velocità  (tra RFID e lettore) di 65m/s… 240km/h!!!

    Infine i costi: dal suddetto articolo, sembra che i costi attuali siano di 50 cents di dollaro (circa 1.000 lire) ma dovrebbero raggiungere i 5 o 10 cents (100 o o 200 lire) in un paio di anni…

    Ma non oso immaginare dove arrivino per la Gilette…

    Direi quindi che un po' di attenzione, in fin dei conti, gli RFID se la meritano :-)

    Ciao