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Giu

INTERNET e IL VECCHIO MONDO

Carla Benedetti torna su Nazione Indiana a parlare di blog e anonimato. Lo fa in maniera interessante e un po’ supponente. Non staro’ qui a sottolineare cio’ che mi e’ piaciuto di questo suo secondo intervento che forse non casualmente e’ compilato in un italiano molto piu’ abbordabile del precedente. Benedetti risottolinea quelle che secondo lei sono le ragioni per cui spesso sui blog ci si affida all’anonimato. La mia prima perplessita’ e’ che parla di anonimato nei blog quando invece l’argomento e’ anonimato su Internet:

Certo, so bene che a volte l’anonimato serve, ed è anche un mezzo per fare controinformazione e agire contro il mercato, e parlare male del proprio principale. E che può anche essere un mezzo per combattere il copyright. In tutti questi casi l’anonimato è utile. Ma a che cosa serve quando si danno giudizi su un concerto, su un libro, su un giornale, sulla guerra, o quando si parla di sé?

La risposta a me non pare cosi’ ardua (e mi arrendo se per sostenerla si cita Gunther Anders o il depotenziamento automatico della parola) ed e’ nota in rete da molto tempo: perche’ la parola basta a se’ stessa. Non ha bisogno di ulteriori specificazioni o patronimici.

Ha ragione la nostra Prof. quando afferma che si tratta di questioni politiche ed infatti molte delle affermazioni che fa sul ruolo della discesa in campo necessaria dei nostri nomi e cognomi rieccheggiano non casualmente i richiami all’impegno sociale sui blog auspicato a piu’ riprese da Carlo Formenti su Quinto Stato. Magari Carla Benedetti e Formenti erano alle elementari assieme, chissa’. Ha meno ragione la nostra Prof. quando si abbandona a improbabili distizioni fra blogger emersi (quelli d serie A con nome e cognome e una visibilita’ sociale che giustifichi il tutto) e blogger nascosi dietro nicknames a definire la loro ininfluenza. Anzi per dirla tutta questa a me pare una grossa sciocchezza:

il popolo del blog si divida in due categorie: da un lato i bloggers di serie A che si firmano, dall’altra i bloggers di serie B che si chiamano come gli pare, tutti però a far finta di comunicare alla pari: da un lato i Luca Sofri , dall’altra le personalità  confuse? Invece non è vero che comunicano alla pari. Perché questa ipocrisia?

Solo chi parla di cose che conosce poco puo’ esprimersi cosi’. Passi la chiamata alle armi in nome di un non meglio specificato impegno sociale. Passi l’interpretazione finemente sociologica (troppo finemente?) dell’inondazione di immagini che camuffa il reale (affascinante, molto old-media-centrica ma totalmente fuori luogo per un medium quale Internet allergico ad ogni manipolazione organizzata). Ma lasciamo perdere questa cosa della serie A, B,C,D. Sui blog e su Internet in generale la parola basta a se’ stessa, categorie, paletti e limiti imposti sono patrimonio di un altro mondo. E osservando Internet da un balcone in quel mondo talvolta e’ perfino difficile liberarsi dall’idea stessa della loro esistenza.

4 commenti a “”

  1. .mau. dice:

    Dal mio punto di vista, la cosa inutile è l'anonimato alla Luther Blissett. Inutile nel senso che un giudizio di una "persona collettiva" non dà  punti di appoggio dove ancorarsi.

    Quello che scrive X mi sta bene sia quando X mi fa vedere copia della sua carta d'identità , sia quando X si firma "trottolino adiposo", perché comunque io prendo X come il risultato di quello che afferma.

  2. Fabio Metitieri dice:

    L'idea che in Internet le regole non valgano (cioe' le categorie, i paletti e i limiti) poteva andar bene fino allo scorso millennio. Svegliati, Mante, siamo ben oltre il 2000 e Internet e' entrata nel mondo main stream. Qualche caratteristica "sua propria" la conserva ancora, ma sempre piu' debole.

    Oggi chi e' una star in Tivvi' o sui grandi media continua a essere tale anche sui blog. E quindi e' vero che ci sono blogger di serie A e blogger di serie B. Oppure quelli famosi e quelli che sperano di diventare almeno un po' noti.

    Anzi, da questo punto di vista paragonerei i blog al Maurizio Costanzo Scio': un'opportunita' che capita a molti, ma a qualcuno porta la fama mentre altri scompaiono nel nulla dopo un paio di apparizioni.

    Ciao, Fabio.

  3. Tizio dice:

    Come dice una famosa frase fatta:"Perseverare è diabolico".

    Dopo aver toccato il fondo qui si comincia a scavare sparandole veramente grosse.

    Ma scusate, se in un forum o in un blog dedicato ai sistemi operativi riesco a consigliare come salvare dati vitali per un'azienda a uno che ha crashato winXP firmandomi 'Totano', merito meno rispetto di Sofri che mi dice con quale piede si è svegliato stamattina?

    Ma non fatemi ridere.

  4. Fabio Metitieri dice:

    Caro Tizio Totano, per seguire pedantemente il tuo esempio: del piede con cui ti alzi tu non gliene frega nulla a nessuno. Poi, se sai risolvere in pratica un problema tecnico, il discorso e' completamente diverso….

    Ciao, Fabio.