30
Mag

31 CANZONI QUASI IGNOTE

Mi e’ venuto questo strano vizio di parlare di libri che sto ancora leggendo. Quasi mi piacesse l’idea di sfogliare qualche pagina assieme ai lettori di questo benedetto blog. 31 canzoni di Nick Hornby e’ un libro strano. Parla di brani musicali che nella stragrande maggioranza dei casi non conosco. Eppure le canzoni – come mi diceva qualche giorno fa Emmebi a cui il libro e’ piaciuto moltissimo – sono tutto sommato una scusa . E sebbene si tratti di un quasi diario che procede molto a scatti qua’ e la’ ci sono parti talemente belle e commoventi e tutto-quello-che-vi-pare da ricordare da vicino Alta Fedelta’. Faccio davvero fatica a non ricopiarle. Che per uno che non saprebbe organizzare una recensione decente e’ comunque una maniera per dire che – si’ , lo sapevo da tempo, ma talvolta viene la voglia di riaffermarlo – Hornby e’ un grande.

Due sono le ragioni, credo, per cui le categorie di estremo e pericoloso provocano tanta eccitazione nella critica. La prima e’ che i critici devono leggere molti libri o vedere molti film, o ascoltare molta musica, e si tratta per gran parte di materiale piatto, di roba tutta uguale. Di conseguenza, chiunque incida un disco tirando in ballo una sega elettrica o giri un film che scorre al contrario per dodici ore viene immediatamente, forse anche comprensibilmente, sopravvalutato, come possono facilmente constatare i lettori stufi che tentano di condividere gli entusiasimi delle pagine di cultura del loro giornale preferito. La seconda e’ che a scrivere recensioni – specialmente musicali – sono piu’ che altro giovani, e i giovani di solito non hanno ancora fatto tante esperienze di vita. Anzi non solo non hanno vissuto molto ( e percio’ si esaltano per chiunque dia anche solo una vaga impressione di fare uso di droghe pesanti visto che il consumo di droghe pesanti significa spesso che la critica rock conosce la vita) ma fanno forse il lavoro meno rischioso al mondo. Infatti molti di loro ricevono per posta i CD che poi ascoltano nello stereo di casa, e per posta elettronica spediscono le loro recensioni, percio’ non corrono neanche il rischio di finire sotto un autobus. Chi, in quelle condizioni, non si entusiasmerebbe per un artista che sta palesemente cercando di ravvivarlo un po’ ? Per quanto mi riguarda non occorre che mi si convinnca del fatto che la vita e’ spaventosa. Ho quarantaquattro anni e ho potuto constatarlo di persona: non ho bisogno che vengano a scuotermi per farmi uscire dal mio stato di quiete. Gli amici hanno iniziato a morore di mali incurabili, lasciando i propri cari, in alcuni casi figli piccoli. Al mio bambino e’ stata diagnosticata una grave forma di disagio psichico e non so cosa gli serbera’ il futuro. E, ovviamente, c’e’ sempre la possibilita’ che qualche pazzo faccia schiantare un aereo contro casa mia o contro una centrale nucleare, o che tenti di spargere nei nostri acquedotti o nei vagoni della metropolitana una sostanza che ci fa diventare neri mentre i reni si accartocciano in corpo. Quindi preferisco trovare tranquillita’ e sicurezza dove posso, e mi si perdoni se in questo momento non mi va di sentire Frankie Teardrop.

3 commenti a “”

  1. max dice:

    bella recensione!

  2. delio mugnolo dice:

    la recensione è costruita con classe, ma l'idea che c'è dietro è aberrante. è l'equivalente musicale di chi dice che a cinema ci si va per rilassarsi, e quindi neri parenti è meglio di manuel de oliveira.

  3. delio dice:

    imho :)