15
Mag

CARTA da PARATI

Mi sono fatto fregare anch’io. Come Beppe Caravita oggi. E me ne sono accorto tardi. Visto che ho la poco invidiabile opportunita’ di scrivere sulla carta stampata (quasi che fossi un vero giornalista invece che un blogger fuffoso) ho utilizzato il mio spazio su Internet Magazine prossimo per rispedire al mittente molte delle critiche che qualche autorevole giornalista ha affibbiato in questi mesi ai blog. L’argomento e’ abusatissimo da queste parti ma pochissimo trattato nei santuari della stampa piu’ o meno professionale, dove le piccole cattiverie, le acrimonie e le posizioni interessate di alcuni “esperti di tecnologia” hanno bisogno di opportuna smentita. Oggi Beppe ha scritto sul suo blog parole tanto condivisibili quanto ispirate, specie quando dice:

E’ il pensare con la propria testa, con la pancia, l’ego….quello che volete. Ma è pensare: cervello in stato di “On” (Om..), da quando ho il blog la tv per me è morta. Ho ripreso a scandagliare le notizie del mondo, a studiare ciò che mi circonda. Ad ascoltare, a capire. E’ un’uva molto buona finora. Questa è una comunità  lasca ma interessante e “gentile”. Ognuno cura casa propria e per questo ha rispetto dell’altrui. Le “visite” sono gradevoli e spesso interessanti, BlogAggregator è un successo, ho persino perso la mia paura atavica dei ratings. Funziona: sarà  una elite di fuffa, ma finora funziona.

Mi riconosco molto meno negli accostamenti politici contenuti nello stesso post ma difficilmente avrei potuto descrivere meglio cose che anch’io provo. Mi colpisce specie l’immagine della casa propria e di quella altrui. Cosi’ credo che sia la blogosfera. Il senso del tempo che passo sui blog. Delle questioni a cavallo fra blog e giornalismo sono da sempre interessato per vizio personale e non che me ne sfugga la tediosita’ (anche se stento a capire come sempre piu’ spesso gente si affacci in casa altrui a questionare del colore della carta da parati, quando basterebbe una occhiata e via verso altri migliori lidi cromatici) ma non avverto minimamente il pericolo di certe posizioni in materia. Insomma al di la’ del gusto per la discussione, starei tranquillo. L’egemonia culturale, che e’ stata la spina dorsale in un senso o nell’altro della nostra povera societa’, nella comunicazione elettronica e’ per fortuna un rischio irrilevante. E chi invece la immagina applicabile semplicemente e’ destinato a scornarsi con una realta’ assai piu’ elastica e duttile di quanto creduto. Il vizio eterno di occuparsi della carta da parati della casa degli altri invece che della propria e’ deceduto con la Lettera 22.

4 commenti a “”

  1. Beppe Caravita dice:

    Invidio la tua serenità . Hai colto il punto: c'è qualcosa di molto italiano (la Domus) e di molto antico (la cortesia, da corte, cortile della Domus) nei blog nostri.

    more to come…

    Beppe

  2. Beppe Caravita dice:

    Aggiungo: devo a Morelli e a Carlo Belardelli questo concetto: loro lo declinarono come "avventori", io come "visite"….

    ciao

    Beppe

    alla faccia della fuffa…

  3. Fabio Metitieri dice:

    Mante, sarebbe interessante sapere se quando scrivi su carta e su blog senti una diversita' tra i due stati o no. O se proprio non ritieni che vi siano differenze.

    Ciao, Fabio.

  4. Beppe Caravita dice:

    C'è un aspetto che comunque ha un senso nella polemica sulla cosiddetta "fuffa". La "domus italica" è stata da un millennio a questa parte comodo rifugio sulle difficoltà  e disfatte della Polis. Rifugiarsi nel particulare: forse per questo va tanto di moda "massaia. Non mi va di parlare di Berlusconi… diconoi alcuni, quindi "massaia".

    Qui c'è anche qualcosa di vero. Nemmeno questo mi va. La "fuffa" è fantasia oppure è comodo, troppo comodo, rifugio?

    Nel dubbio "let it be".

    ciao

    Beppe