07
Mag

L’ETICA della PROFESSIONE

E’ ufficiale: su Infocity fanno scrivere chiunque.

I blogger non sono giornalisti, di Alessandra Lotti.

Essere giornalisti vuol dire fotografare la realtà  che ci circonda, farsi portavoce dei cittadini per parlare dei loro problemi e dei loro disagi, diffondere un senso civico a quelli che leggeranno quello che scriviamo o che manderemo in onda nei tg.Ebbene tutto questo non avviene nei blog, ed è facile constatarlo. Basta andare in uno dei tanti portali (www.splinder.it, www.blog.it. www.bloggando.it) e scoprire come tutto quello che c’è lì dentro non è niente di questo. Il giornalismo, forse qualcuno se lo dimentica troppo spesso, è un lavoro serio, che richiede 2 anni di pratica per diventare pubblicisti e altri 18 per accedere all’esame di stato. In totale quindi 3 anni e mezzo passati a consumarsi le scarpe, a lottare per un piccolo spazio in una pagina di un giornale o di una edizione del telegiornale. Anni di sacrifici e disciplina, che servono certamente per compiere anche una sorta di selezione naturale.

60 commenti a “”

  1. Sirio dice:

    sono rimasto senza parole…

  2. giorgia dice:

    oh, vabbè, menomale che ce l'ha detto lei…ora posso andare a cenare tranquilla.

  3. martina dice:

    Sono d'accordo che tra blogger e giornalisti c'è una differenza… ma perché scaldarsi tanto?

    A questo proposito mi verrebbe da aprire una discussione infinita tra stampa (e giornalisti) online e offline ma… primo questo non è il mio blog e non vorrei essere inopportuna secondo, non mi interessa una banana di perdere tempo a polemizzare, piuttosto vado a mangiarmi un gelato :-)

  4. Gaspar dice:

    Sono commosso, e propongo di lanciare una colletta per risuolare le scarpine di Sandrina, povera stella.

    Ma secondo te, si tratta di questa Alessandra? Le gemelline sono molto carine.

  5. carlo dice:

    Disclaimer: non sono giornalista, non lo vorrei essere e sono più che contento del lavoro che faccio.

    Detto questo mi riesce difficile immaginare i poveracci che leggeranno quello che i giornalisti manderanno in onda (forse c'è una stampante collegata alla tele). Inoltre non sapevo che per accedere all'esame di stato ci volessero 18 anni. Mica male :-)

    Non capisco nemmeno come si faccia, dopo aver passato vent'anni a fare pratica, a scrivere due svarioni grossi come una casa in 7 righe di testo. Meno male che è un lavoro serio ;-)

  6. carlo dice:

    Aggiungo che Manteblog è stato gentile con la poveraccia in questione, perchè se si continua a leggere l'articolo c'è da mettersi a piangere:

    "E’ un errore gravissimo questo che porterà  sicuramente a demistificare questo mestiere."

    Ma si, demistifichiamo dai.

  7. Shangri-la dice:

    Diamine, ha ragione: il giornalismo non è una valleverde.

  8. Massimo Morelli dice:

    Non può essere che un troll. Gli errori evidenti, la scarsa padronanza dell'italiano sono un indicatore chiaissimo.

    Domani qualche hacker rivendicherà  lo scherzo.

  9. Massimo Morelli dice:

    Sì, buonanotte.

    s/un indicatore chiaissimo/indicatori chiarissimi/;

    Forse dovrei fare l'esame da giornalista :)

  10. Luca Sofri dice:

    Peggio dei blogger che vogliono essere giornalisti ci sono solo i giornalisti che vogliono essere giornalisti. Comunque la storia dei due anni di pratica è una balla. 18 mesi dove capita, un esame idiota, e via.

  11. Antani dice:

    Sofri, traduci " giornalisti che vogliono essere giornalisti"…

    (Non cambi mai, mi sembra di essere a dueeventicinque)

  12. nicola dice:

    E' dieci anni che faccio sto mestieraccio (sempre meglio che lavorare, no?) ma i 18 mesi non li vedo nemmeno col binocolo. Il dove capita, caro Luca, è un ottimismo della volontà , della ragione e di tutto quello che vuoi. Un praticantato oggi (i famosi 18 mesi) si nega… a chiunque. Lasciamo perdere le suole delle scarpe, e poi il "fotografare la realtà … il farsi portavoce dei cittadini… il senso civico…". Le notizie bellezza, le notizie. Demistifaction pride.

  13. leo dice:

    "2 anni di pratica e altri 18… in totale quindi tre anni e mezzo". Un refuso così vale tutto l'articolo. Secondo me all'esame di Stato aveva i bigliettini.

  14. Gabriele dice:

    Ma chi se ne frega di questa etichetta, giornalisti, blogger: uno non può scrivere quello che vuole senza essere ritenuto "qualcosa" da qualcuno che poi gli altri che sono ritenuti "qualcosa" s'incazzano perchè loro devono comprarsi più paia di scarpe per 18 anni o mesi (non si capisce bene)?

    Tra le due categorie simpatizzerei istintivamente per i blogger se non fosse che tanti tra questi non riescono a resistere alla tentazione di alimentare polemiche sulla distinzione fra le diverse categoria praticamente tutti i giorni anche se queste vengono sollevate dalla prima cicciacappuccia troll, inconsapevole o meno conta poco, che scrive un articolo (?) in un posto qualunque.

    Così resto solo perplesso e mi vien da dire: "ebbasta!!" di questo passo, a furia di alimentare sensi più o meno velati di appartenenza e conseguentemente di ostentarli si finirà  per fare anche "l'Ordine Professionale dei Bloggers".

  15. Libero Gilera dice:

    Allora… (so che non si inizia così, ma tanto non sono un giornalista e dunque me ne frego).

    I 18 mesi "dove capita e via" è una evidente boiata. Non voglio dire che la frase può valere per alcuni e per altri no. Sarebbe troppo semplice smontarla.

    Dico soltanto che non corrisponde alla realtà .

    Altra cosa: per ogni Alessandra Lotti c'è un ipocrita che esalta e si esalta con la "mistica della gavetta".

    Gironi fa sul Barbiere della Sera un tale ha incensato le suole consumate, la pratica del rompere i coglioni, la filosofia del "dai e dai".

    Cazzate.

    Non dico che i migliori non riescano lo stesso ad emergere. Per esempio Mattia Feltri credo avrebbe ottenuto i "18 mesi e via" anche se fosse stato un Mario Rossi.

    Però – passatemi l'eufemismo – c'è qualcosa nell'accesso alla professione che non funziona.

    Quanto alla polemica sulla intima natura dei blogger, mah… mi pare che sia una specie di struggle for life (si scrive così?) o di sindrome da velina. Si lotta per farcela.

    Eccheccazzo.

    Lg

  16. giorgia dice:

    fortunatamente, io da grande voglio fare l'architetto. :-P

  17. Luca Sofri dice:

    C'è del nervosismo. Col "dove capita" volevo dire che i praticantati si fanno in posti i più vari e spesso avari di esperienze e capacità  di formazione. Dove capita, quindi. Non ho detto che capiti sempre, si parlava di giornalisti, quindi gente a cui è capitato. Non ho detto che sia accessibile a tutti, ho detto che quando vi si accede, vi si accede dove capita.

    Quanto a "giornalisti che vogliono essere giornalisti", spiegare le battute è sempre imbarazzante, soprattutto quelle facili: ma mi riferivo ovviamente alla Lotti che ci tiene tanto alla sua qualifica e a quelli come lei. L.

  18. mim* dice:

    E' evidentissimo che la tipa non è una giornalista: ci voglio 2 anni documentati di attività  per diventare giornlisti pubblicisti (che in teoria sarebbero coloro che scrivono per diletto oltre a fare un altro e più lucrativo mestiere) e 18 mesi di praticantato per diventare giornalisti professionisti. Ma i due sono percorsi ASSOLUTAMENTE indipendenti, non consecutivi.

    Dico che la tipa non è una giornalista perché queste cose le sa anche chi scrive sul giornalino trimestrale della parrocchia!

    A parte ciò, sinceramente mi sono scocciata di questa diatriba. Ma che barba!

    Propongo di lanciare una disfida nuova e più stimolante. Butto là : gli infermieri non sono medici, gli elettricisti non sono idraulici, gli spazzini non sono sindaci, le prostitute non sono vergini. Ma basta per piacere con questi blogger che non sono giornalisti! :)

  19. achille dice:

    il fatto che dopo tanti anni di gavetta si facciano "sfondoni" in poche righe l'abbiamo notato tutti.
    Sul fatto che buona parte dei blogger non vogliono nemmeno per sbaglio essere considerati giornalisti credo che tutti coloro che hanno speso sui siti citati (e non solo) più di mezz'ora non abbiano dubbi
    aggiugno solo che considerare "i giornalisti" una categoria omogenea mi sembra già  complesso (quanto nepassa tra enzo biagi e luca giurato?) la definizione di blogger che leggo mi sembra proprio fuoriluogo (non devo spiegare a voi come ci siano blog di veri intelettuali e di ragazzine che si lamentano del fidanzato, ragazzine che comunque hanno diritto di avercelo il blog).
    Achille
    p.s. meno male che mi sono auto-definito blog-jay, assimilandomi ad una categoria ancora più esecrata del giornalista e del blogger, così sto tranquillo….

  20. Aghenor dice:

    Questa non è ancora scesa dal banano.. ma se rimane su è meglio.

  21. bj dice:

    http://www.infocity.go.it/pwp.php?id=301

    complimenti alla scheda biografica, alla sintassi e alla competenza della signorina sandy-it-it, soprattutti il "linking".

    ennio remondino diceva: "se le stronzate fossero mine, il giornalismo sarebbe una categoria di mutilati".

  22. achille dice:

    ho visto la scheda al link del commento precedente. Ma è lei quella della foto???
    se li porta male i suoi 23 anni!

  23. Luca dice:

    Perché alla Sig.ra Lotti non segnalate la nota vicenda blogger vs giornalista che tanto ha appassionato nel periodo agosto/settembre 2002? Penso che in troppi se ne siano dimenticati.

    Il caso è veramente illuminante sulla questione, e a tante altre persone potrebbe servire come esercizio sullo stabilire cosa sia e da chi sia prodotta la fuffa.

    Questo è l'url: http://simone.blogs.it/stories/RIdereOPiangere.html

    Mi piacerebbe sapere, dopo esserne venuta a conoscenza, cosa ne pensa la Sig.ra Lotti…e magari non solo lei…

  24. rena dice:

    e i giornalisti non sono blogghisti

    e i blogghisti non sono giornalisti

    e noi abbiamo studiato tanto e voi avete studiato poco

    e noi abbiamo studiato meno ma siamo più furbi

    e se Selvaggia non aveva du' belle tette col piffero che scriveva su tutti quei giornali

    e i giornalisti e i giornalari……..

    e bla bla bla bla bla

    che palleeeeeeeeee

  25. Fabio Metitieri dice:

    Capisco sparare sui giornalisti quando sono ricchi e famosi e seduti su centinaia di migliaia di copie tirate, ma con questa, 23enne non ancora laureata (anche se si suppone che abbia gia' "anni di sacrifici e disciplina sulle spalle"), che gusto c'e'?

    Quanto al fatto che su Infocity facciano scrivere chiunque… be', fate conto che sia un blog. ;-)

    Ciao, Fabio.

  26. cesare dice:

    C'è un risvolto triste in questa storia. Io non so chi sia Alessandra Lotti. Suppongo che sia giovane e perciò la cosa mi intristisce. In quelle parole, in realtà , non c'è la difesa di un 'mestiere', ma di uno 'status', di una tesserina e niente più. E' veramente incredibile: invece di battersi per la demolizione di assurdi steccati corporativi come l'Ordine dei Giornalisti, si fanno le lodi (i sacrifici, etc) di un percorso, spesso fatto di sfruttamento a basso costo, che in quella corporazione ti deve portare. Ahhh, questi gggiovani!!!

  27. Gaspar dice:

    Ragazzi, qui si sfotticchia, si cazzeggia e ci si diverte, ma senza cattiveria. Il vermetto sull'amo era troppo invitante per non abboccare. Se "la tipa" è spiritosa, ci fa sopra una risata e finisce così.

    Riguardo al "che palle", se da una parte potrei anche convenire, dall'altra non ce l'ha mica ordinato il medico di venire qui a leggere…

  28. achille dice:

    Sicuramente l'avete visto…ma casomai ve lo foste persi…articolo di due pagine su venerdì di repubblica sul "fenomeno blog"

  29. Kristerica dice:

    La ragazza ha dovuto lavare troppe scarpe…

  30. achille dice:

    http://www.infocity.go.it/vedi_articolo.php?id=2669

    Nuovo articolo su infocity sull'argomento…

  31. Antani dice:

    L'articolo di Tolardo è assolutamente sensato, sopratutto perchè non salta a conlusioni e non forza nessuno in categorie predefinite. Spero serva a chiudere le polemiche.

    31 commenti, mai visti prima:

    Il blogging è così importante per voi da sentirvi punti così sul vivo?

  32. mim* dice:

    Io non mi sento affatto punta nel vivo. Annoiata questo sì. Come dice Gaspar non ci ordina mica il dottore di leggere ste cose.. personalmente ho smesso di parlarne sul mio blog e sto anche smettendo di leggerle.

    Punto di vista mio personalissimo ognuno chiaramente fa quel che vuole. :-)

  33. alessandra Lotti dice:

    Non capisco perchè vi scaldate tanto su quell'articolo sui blog. Giusto o sbagliato che sia era pur sempre una mia idea (come specificato nel sottotitolo). E ricordate che viviamo in una democrazia dove chiunque può esprimere le proprie idee liberamente. Comunque non vi preoccupate…c'è qualcuno che è dalla vostra parte….e magari organizzerà  una perquisizione anche nella redazione di Infocity.

    Questa sì che è libertà !!!

  34. andrea dice:

    guarda che, anche se c'e' la liberta' di parola, le c****e restano c*****e.

  35. Antani dice:

    Non solo, ma quando un discorso non ha senso alcuno serve solo a muovere l'aria (e generare 35 commenti).

    Sarà  anche un'idea tua, ma la realtà  mi sembra diversa, per cominciare, perchè bisogna PER FORZA equiparare un blog ad un organo di stampa?

    Sei così sicura che il giornalismo sia veramente considerato un servizio? E abbiamo veramente bisogno di qualcuno che semini senso civico? Con quello che si vede in giro, poi…

  36. Giorgio dice:

    — Che cosa e' un giornalista? (Parte 1) —

    Salve, vorrei introdurre una domanda semplice nell'ambito di questo (interessante) thread: qualcuno sa darmi un metodo operativo per distinguere un giornalista da un non giornalista?

    Mi spiego meglio, partendo da un esempio.

    Io sono un fisico, e so perfettamente identificare un altro fisico: gli sottopongo una serie di problemi di complessita' crescente e vedo se sa risolverli.

    Se li risolve tutti, allora e' un bravo fisico.

    Se ne risolve solo una parte, allora e' un cattivo fisico.

    Se non sa da dove cominciare, allora non e' un fisico.

    Il concetto e': esiste un metodo operativo per distinguere un fisico da un non-fisico in base al risultato del suo lavoro (la capacita' di risoluzione di una certa classe di problemi).

    Vale anche (e soprattutto!) il viceversa: esiste una classe di problemi (o, per estensione, di lavori) che _solo_ un fisico e' in grado di risolvere o portare a termine.

    Si noti che questo tipo di approccio vale per una grande classe di lavori, tra cui per esempio: medici, avvocati, commercialisti, chimici, biologi, ingegneri, notai, archeologi, antropologi, psicologi, meccanici, elettricisti, idraulici, parrucchieri, ecc.

    Domanda: come faccio a distinguere un giornalista da un non-giornalista usando una metodologia analoga?

    Esplicitamente: esiste una categoria di problemi/lavori che _solo_ un giornalista e' in grado di risolvere/svolgere?

    Proviamo con qualche esempio di compito di difficolta' crescente:

    1) Scrivere un articolo di una lunghezza prefissata su di un certo argomento. (Troppo banale: lo fa abitualmente qualsiasi ricercatore che pubblichi su di una qualsiasi rivista specializzata). Non funziona.

    2) Scrivere un articolo di lunghezza prefissata su di un certo argomento con un certo stile. (Ancora banale: mia madre, insegnante di Liceo, riuscirebbe comunque a fare una cosa del genere, purche' l'argomento fosse letterario.)

    Potrei andare avanti all'infinito, ma non riesco a trovare un particolare compito che _solo_ un giornalista sia in grado di portare a termine, e quindi non trovo nessun modo operativo per distinguere un giornalista da un non-giornalista.

    (Continua nella parte 2…)

  37. Giorgio dice:

    — Che cosa e' un giornalista? (Parte 2) —

    Mi e' capitato spesso di leggere articoli di colleghi (io lavoro in un grande centro di ricerca delle TLC) che erano sicuramente dei bei pezzi di giornalismo, cosi' come mi e' capitato di leggere bei pezzi di giornalismo su siti personali, su blog, e su altre fonti non "ufficiali".

    E se quei pezzi li avessi trovati su di un giornale, invece che su di una pubblicazione aziendale, nulla mi avrebbe fatto pensare che erano stati scritti da un non-giornalista (nel senso di come lo intende Alessandra Lotti).

    In conclusione, il mio punto di vista e' il seguente: Alessandra Lotti sostiene di poter categorizzare le persone in giornalisti e non-giornalisti, ma secondo me non esiste invece alcun modo per distinguere tra le due categorie.

    Personalmente, trovo quindi piuttosto seccante l'atteggiamento dei giornalisti che tentano di attribuire esclusivamente alla loro categoria delle qualita'/capacita' senza pero' prima definirle (come ho gia' detto, io non credo proprio che esistano).

    Sarei estremamente lieto se qualcuno mi desse invece un controesempio di come distinguere operativamente un giornalista da un non-giornalista.

    Saluti

  38. Fabio Metitieri dice:

    Ciao Giorgio,

    set a thief to cacht a thief, e tu dici che da fisico puoi riconoscere un fisico. Be', per i giornalisti non e' molto diverso. Io sono un giornalista informatico e se mi fai leggere degli articoli di una certa complessita', di solito riesco a dirti se sono stati scritti da un giornalista puro (o generalista, non faccio esempi) o da un informatico non giornalista (leggiti Mau su Beta) o da uno specializzato.

    Su altri tipi di giornalismo non saprei pronunciarmi (un fisico teorico sa riconoscere a colpo sicuro un fisico nucleare?).

    Pero', scusa Lotti parla di selezione naturale operata da sacrifici e disciplina; quindi in definitiva di apprendimento e di esperienza che si ottengono con gli anni (anche se lei ne ha solo 23). E il tuo discorso fila poco… in fondo anche lei sottintende che e' giornalista chi ha imparato a farlo.

    Ciao, Fabio.

  39. Giorgio dice:

    Ciao Fabio,

    mi fa piacere che tu abbia risposto,e mi fa doppiamente piacere che tu sia un giornalista.

    Mi interessa il tuo punto di vista: come fai a capire se un articolo e' stato scritto da un professionista oppure da un dilettante (un non-giornalista, nel senso di come lo intende Alessandra Lotti)?

    Questo equivarrebbe a dare la definizione esplicita di giornalista che io andavo cercando (e non trovavo) nel mio post precedente: un giornalista e' uno che e' in grado di scrivere un articolo con certe caratteristiche.

    Attenzione, pero': io sono perfido, ed una volta che tu mi avrai dato dato il metodo per riconoscere se un articolo e' stato scritto da un giornalista frughero' sulla rete per trovare:

    1) Un articolo che abbia quelle caratteristiche e sia stato scritto da un non-giornalista (non iscritto all'albo).

    2) Un articolo che _non_ abbia quelle caratteristiche e sia stato scritto da un giornalista (iscritto all'albo).

    Questo per verificare la mia idea personale (in antitesi con quella di Alessandra Lotti) che uno puo' essere iscritto all'albo ma non essere affatto (leggi: non avere affatto le qualita' di un) un giornalista.

    Ciao :-))

    Giorgio

  40. Fabio Metitieri dice:

    Caro Giorgio,

    non ho mai codificato le mie conoscenze, ne' ho letto manuali di stile che lo facciano.

    Parlerei in genere di valutazione della leggibilita' per capire quanto uno ha il mestiere di scrivere articoli (che a volte diventa eccesso di colore e senza ciccia, negli articoli scritti dai generalisti), e di correttezza del linguaggio e dei contenuti per quanto riguarda la preparazione tecnica.

    Solo quando il giornalista e' molto pedante e segue cliche' precisi, forse, sarebbe possibile stabilire dei criteri di valutazione. C'e' per esempio chi segue pedantemente la regola della piramide rovesciata, soprattutto su Web, tanto predicata in molti manuali… ma non direi che si tratta dei piu' bravi. Oppure quelli che fanno i compitini intorno ai dettami del giornalismo anglosassone… bleah…

    D'altra parte, anche per la valutazione di oggetti piu' compiuti, come i libri, non mi pare che ci siano regole precise e persino i parametri usati in generale per la valutazione dei documenti non sono equazioni matematicamente esatte.

    Ciao, Fabio.

  41. Massimo Morelli dice:

    Bella classificazione. Propongo un controesempio.

    Come lo definisci un dirigente (o manager che è lo stesso)?

  42. Fabio Metitieri dice:

    Che domanda del cazzo Morelli. Che c'entra?

    Ciao, Fabio.

  43. Gaspar dice:

    Fabio, sei nervoso?

  44. Giorgio dice:

    Ciao Fabio,

    ho capito il tuo punto di vista: tu dici che hai un modo di percepire se un articolo e' scritto "da professionista" se ha una certa serie di qualita' (per esempio leggibilita', correttezza di linguaggio e contenuti, ecc.), anche se non sei in grado di definire tutte le qualita' in modo formale.

    Concordo pienamente con te su questo punto: anche io quando leggo un articolo mi faccio un'idea della sua qualita' con metodi analoghi a i tuoi.

    Se sei d'accordo, proporrei quindi questa definizione: un articolo e' scritto "da professionista" quando la sua qualita' supera una certa soglia

    Il mio punto di vista (antitetico con quello di Alessandra Lotti) rimane invariato: io penso che il fatto che uno sia iscritto all'albo dei giornalisti non garantisce che egli sia maggiormente in grado di scrivere articoli "da professionista" nel senso in cui si e' appena detto (almeno secondo il mio metro di qualita').

    Onestamente, mi da un po' fastidio chi pretende di fare la classificazione tra chi sa scrivere articoli di qualita' e chi no in base all'appartenenza ad un albo: se si vuole introdurre questa (secondo me innaturale) rigidita' di giudizio, allora divento rigido anch'io ed in cambio voglio le regole per misurare se un articolo e' di qualita' o no, per poter dire se chi lo ha scritto ha diritto o no di essere classificato tra i "Giornalisti" con la "G" maiuscola (gli unici dotati della facolta' di scrivere bene, e quindi aventi diritto di essere iscritti all'albo).

    In fondo, per altri campi questo vale: se analizzo come e' fatto un ponte, sono in grado di dire se e' frutto di un progetto svolto secondo certi canoni noti oppure se e' stato fatto a "buon senso", e quindi se chi lo ha ideato aveva o meno diritto di essere definito un "Ingegnere" (e quindi di essere iscritto all'albo degli Ingegneri, gli unici dotati della facolta' di saper progettare i ponti!).

    Detto cio', ho sempre un moto di profonda compassione e solidarieta' per i giornalisti che per arrivare a fare il loro lavoro devono sottostare a due anni di schiavitu' forzata, mentre invece dovrebbe essere loro diritto (come di qualsiasi altro cittadino) poter scrivere e pubblicare quello che vogliono, quando vogliono e dove vogliono.

    Ciao :-))

    Giorgio

  45. Fabio Metitieri dice:

    Mah… non e' che l'albo garantisca nulla, ma chi e' professionista ha lavorato almeno due anni in una redazione (cosa tra l'altro non facile, i posti per praticanti non sono affatto infiniti e accessibili a tutti), anche se magari solo a rispondere al telefono e a temperare le matite…

    Credo che in definitiva Lotti (che ha esagerato non poco) volesse solo dire questo. Per fortuna ha avuto il buon gusto di non citare come garanzia di qualita' l'esame di stato, sul quale circolano racconti abbastanza grotteschi… E in effetti, anche lo status di pubblicista non e' che sia una garanzia: ti metti d'accordo con il bollettino parrocchiale, ti paghi i contributi per gli articoli per due anni e il gioco e' fatto.

    Quanto al diritto di scrivere, pero', per favore basta con queste palle: in Italia chiunque puo' pubblicare ovunque, senza nessuna iscrizione da nessuna parte. L'Ordine avra' tutti i difetti possibili, ma non ha mai vietato o impedito a qualcuno di scrivere.

    Volendo poi porre dei paletti tra blog e giornalismo, piu' della singola professionalita' io considererei semmai l'esistenza di una redazione, che (dove c'e' e dove funziona bene) senza dubbio fa una certa differenza rispetto a quanto pubblicato in solitaria.

    Ciao, Fabio.

    P.S.: non sono nervoso. E' il mio normale modo di interloquire in Rete. E se c'e' qualcuno che non e' d'accordo…. Ahhh, se c'e' qualcuno che non e' d'accordo….

  46. angelocesare dice:

    Non c'è un po' di confusione? Io credo che un blog possa essere fatto da un giornalista (professionista, per cosi dire) come da chiunque altro sia in grado di presentare "cose": l'intento è di creare pagine interessanti, non di stabilire chi le può creare. Un blog è un blog, un giornale è un giornale.

  47. Massimo Morelli dice:

    Scusate se sono sparito ma oggi avevo da fare.

    Mio caro Fabio, evidentemente hai il grilletto facile (è per questo che a Gaspar sei sembrato nervoso). Se il ragionamento implicito alla mia osservazione ti risulta ostico (scusami ma sono ingegnere e quindi arcano di natura) proverò a spiegarmi più chiaramente.

    Giorgio proponeva una classificazione, proponendo esempi di professioni per le quali un esame "tecnico" basta a determinare la competenza. Vi siete impegnati nello scegliere un criterio per classificare il giornalista (in realtà  Giorgio fa il furbo perchè vuole impallinare la tua definizione).

    La mia tesi è che esistono professioni, come per esempio il dirigente d'azienda, in cui non è semplice determinare la competenza con un esame. Un altro esempio può essere il diplomatico, o il politico, o l'agente segreto, o il professore di sociologia (per Fabio, l'ultima era una battuta). Chiamiamoli mestieri a scarsa oggettività  qualitativa. Ci sono sistemi a alta oggettività  qualitativa: prova a fare il centometrista, o il concertista, o il calciatore di serie A, se ci riesci.

    Forse il giornalista è uno dei mestieri a scarsa oggettività  qualitativa. Come per il dirigente d'azienda e il politico possiamo vedere esempi di ottimi professionisti, possiamo anche vedere esempi di personaggi che fanno la professione pur essendo dei perfetti incapaci. Grosso modo è un miglior politico chi lo fa (nonostante quanto pensino taxisti e barbieri) di chi non lo fa, ma qualche incapace c'è, eccome.

  48. Fabio Metitieri dice:

    Morelli, ingegnere? Allora mai piu' di due….

    ;-)

    Sinceramente i tuoi discorsi sulle professioni piu' o meno, come dire, esatte o oggettive, mi paiono luoghi comuni da pizzicagnolo (per non prendersela sempre con i salumieri). Non ci sono concertisti incapaci? I cani sono soltanto tra i giornalisti e i dirigenti di azienda? E per i manager non esistono parametri di valutazione? E come fanno gli head hunter per giudicarli? Ma dai….

    Il tuo esempio forse calza solo per i politici, ma appunto non si tratta di una professione (o spero non ancora).

    ….anzi, tu non piu' di una.

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  49. Giorgio dice:

    Mi piace veramente molto la definizione data da Massimo Morelli: "mestieri a scarsa oggettivita' qualitativa".

    Bellissima.

    Coglie in pieno il senso di quello che io volevo dire negli (innumerevoli) precedenti post.

    E non penso che siano "luoghi comuni da pizzicagnolo", come sostiene Fabio.

    E' vero che ci sono concertisti incapaci, ma esistono metodi operativi per distinguere un concertista da un non-concertista sentendo una esecuzione da lui diretta.

    Una puntualizzazione personale, che ci tengo a fare: non vorrei che la discussione da me innestata venga interpretata come un tentativo di classificazione tra mestieri di serie A e di serie B.

    Il fatto che io ritenga quello del giornalista un mestiere "a scarsa oggettivita' qualitativa" non implica in alcun modo che io lo consideri meno importante/valido/stimabile/impegnativo del mestiere di fisico o ingegnere o concertista.

    Pero' un non-fisico non sara' mai in grado "per sbaglio" di risolvere l'equazione di Schroedinger di un sistema di particelle [vedi Nota], mentre qualche volta anche a un non-giornalista potra' riuscire di scrivere un pezzo veramente ben fatto (magari su di un blog…)

    Un saluto a tutti, qualunque sia il vostro lavoro :-))

    Giorgio

    Nota: in realta' neanche i fisici, a parte pochi casi banali studiati all'universita', non sono in grado di risolverla la malefica equazione :-)))

  50. andrea dice:

    miii …. e' ricomparso, o forse sono io che rincontro, il metitieri. sempre sull'onda dell'ultima tecnologia, per cercare di farsi cacciare anche da qui, immagino

  51. Massimo Morelli dice:

    Grazie Giorgio.

    Credo che si capisca da quello che ho scritto, ma anche per me non c'è serie A o B. Anzi, molti lavori fra i più belli sono a bassa oggettività  qualitativa.

    PS: davvero risolvi l'equazione di Schroedinger per più di una particella? Hai un articolo da farmi leggere? ( ;-) scherzo)

  52. Fabio Metitieri dice:

    Giorgio, guarda che se metti insieme una commissione di giornalisti, la valutazione di un articolo diventa possibile e temo anche abbastanza oggettiva. E non credo che si possa scrivere un buon articolo per caso.

    Il fatto che tu e Morelli non siate in grado di valutare oggettivamente il giornalismo non mi stupisce: semplicemente non siete del mestiere. Anzi, direi che questa e' una carenza del lettore medio italiano, di solito distratto e poco capace di distinguere il ben scritto – sia come stile sia come contenuti – dalle ciofeghe. Ed e' anche grazie a questo che spesso si pubblicano ciofeghe.

    D'altra parte ti assicuro che se fossi io a dover scegliere i concertisti, sentiresti della pessima musica. Oddio, nel mondo gli italiani che imperano sono comunque Ramazzotti, Pausini e Bocelli…

    Quanto al discorso da pizzicagnolo, e' quel parlare a braccio ma con sicurezza su cose che non si riescono ad afferrare, per renderle piu' familiari e rassicuranti con la costruzione di un luogo comune che li definisca. Mi pare che sia esattamente il vostro caso.

    Ciao, Fabio.

  53. Massimo Morelli dice:

    Fabio, ho smesso di litigare in internet e in autostrada molti anni fa, non ricomincerò ora. Non sono d'accordo con il tuo punto di vista e il tuo atteggiamento mi pare (fin dall'inizio) leggermente offensivo. Sorpassa pure. Fine della discussione.

  54. andrea dice:

    ma come non lo sapete? il metitieri vive delle dispute in rete. litiga qua, litiga la' mette insieme un po' di idee (degli altri) e poi pubblica (a suo nome) articoli su riviste prestigiosissime come panorama web.

  55. Giorgio dice:

    Fabio,

    quando durante una discussione uno inizia a virare verso attacchi personali e a diventare offensivo, come hai fatto tu nell'ultimo post, e' segno che e' a corto di argomenti sostanziali con cui proseguire lo scambio di idee.

    Poiche' a mi piace discutere proprio per scambiare idee con altre persone (intelligenti), e non per giocare a chi ce l'ha piu' lungo, a questo punto mi congedo e ti auguro un buon proseguimento.

    Ciao

    Giorgio

  56. Fabio Metitieri dice:

    Certo, come dal pizzicagnolo. Quando, dopo tante ciance per aria, arriva qualcuno che inizia a spiegare come mai non ci si prende la Sars mangiando il pollo arrosto, all'improvviso tutti si ricordano di avere faccende urgenti da sbrigare, pagano e vanno via…

    ;-)

    Ciao, Fabio.

  57. Monia dice:

    Faccio un appunto: non due anni di pratica ma 18 mesi di collaborazione PAGATA e almeno 60 articoli scritti per diventare pubblicista. Per accedere al primo "step" del'albo occorre fondamentalmente che ti abbiamo pagato e che tu possa presentare 18 mesi di contributi. Le "scarpe" di cui parla la sig. Lotti molto molto spesso non hanno nulla a che fare con il "patentino". Alcuni le hanno intatte, altre consumate.

  58. Fabio Metitieri dice:

    Errata corrige, Monia.

    Per diventare PUBBLICISTA i mesi in cui devi avere scritto con continuita' sono proprio 24, almeno in Piemonte (dove mi sono iscritto io) e in Lombardia (dove mi sono informato di recente per una mia amica). Il numero degli articoli puo' variare, sia in base all'Ordine regionale sia in base al tipo di pubblicazione (sui mensili te ne chiedono 40 in tutto, se ben ricordo, mentre per i quotidiani mi pare che siano 80, sempre e soltanto in quei 24 mesi considerati). E si', occorre certificare che sono stati pagati. Ma non ho mai sentito di ordini che accettino solo 18 mesi.

    Per diventare PROFESSIONISTA, invece, non e' obbligatorio essere gia' pubblicista e occorrono o 18 mesi di praticantato (la testata deve avere un posto da praticante, che viene calcolato in base alla consistenza della redazione) o la frequenza di una delle scuole di giornalismo esistenti, piu', in entrambi i casi, l'esame di Stato.

    Ciao, Fabio.

  59. Michele Marziani dice:

    Se Alessandra Lotti è quell'Alessandra Lotti che scriveva sul Carlino in quel di Rimini qualche anno fa, la capisco, lei fa parte di quelli che consumano le scarpe dietro all'abbaglio del mestiere. E sono tanti, che sgomitano, scalpitano, scrivono per quattro centesimi – un lavavetri ai semafori guadagna di più – sopportano di tutto, a testa bassa, pronti solo a fare uno sgambetto se occorre e raggiungere l'olimpo dei giornalisti. Quando finalmente raggiungono l'iscrizione all'ordine, magari l'assunzione in qualche redazione di sesta serie sono convinti di aver vinto un posto nella fila di dio. Poi arrivano quattro blogger e pretendono di saper scrivere come loro… Ma scherziamo, il gior-na-li-smo è una cosa seria. Non c'è nulla che strappa un sorriso come chi si prende troppo sul serio;-)

  60. mariomolese dice:

    il blog è il prodotto naturale di chi per decenni non

    ha potuto imbrattare le carte che gli altri usano

    per denigrare il blog.