03
Apr

L’ETICA che NON C’E’

Leonardo e Francesca Mazzuccato sottolineano come Christian Rocca , citando un articolo del Boston Globe sulle condizioni di vita dei detenuti a Guantanamo, ne dia sul suo blog una interpretazione partigiana, quando non totalmente stravolta. Vale la pena di sottolinearlo e leggerlo questo post perche’ Leonardo come al solito dice cose pesanti con una leggerezza impareggiabile. Ed anche per un’altra ragione che da questa piccola storiella di bugie emerge. L’etica giornalistica in Italia, per quanto osservabile attraverso la lente distorta del lettore piu’ o meno causale, e’ morta e sepolta gia’ da un po’. Siamo pieni di opinionisti che a vario titolo (ma spesso con pochissimo titolo) sui media piegano i fatti a proprio uso e consumo. O meglio ad uso e consumo di un disegno politico altrui che vede i giornali e le tv utili (e stupidi) strumenti di indirizzo dell’opinione. E’ sempre stato cosi’, si dira’, eppure oggi le cose sembrano molto peggiorate. La pieta’ per l’intelligenza residua del lettore cancellata, il desiderio di un equilibrio minimo in cio’ che si racconta, scomparso. Basta leggere Repubblica (Il Foglio nemmeno lo cito, un briciolo di decenza mi e’ rimasta) o Panorama. O L’Espresso. Il giornalista oggi e’ invariabilmente e troppo spesso figlio di qualcuno. Quando non si tratta di una parentela vera e propria si tratta di una vicinanza ideologica che confina con l’indecenza e non ha nulla a che spartire con il mestiere di chi racconta e commenta i fatti. Se i blog in Italia potranno avere una valenza informativa importante cio’ dipendera’ anche da questa poverta’ che li circonda. Viviamo in un mondo paradossale dove l’informazione e la fuffa rischiano di scambiarsi di posto. Ed e’ tutto sommato una cattiva notizia.

17 commenti a “”

  1. Massimo Morelli dice:

    Esatto.

  2. GL dice:

    Due righe per una considerazione ed una segnalazione.

    Quando dici: "è sempre stato così, si dirà , eppure oggi le cose sembrano molto peggiorate", non è che in realtà  le cose non siano peggiorate ma solo un po' più "alla luce del sole" rispetto a prima… magari visto il particolare periodo (guerra, situazione politica nostrana,…), l'estremizzazione delle posizioni, la centralità  (nell’informazione) di alcuni temi,Â… Questi, ed altri, fattori non potrebbero aver portato a rendere più evidenti sintomi esistenti, più che averli accentuati?

    La segnalazione: c’è un libro interessante sul mondo dell’informazione che cerca di analizzarne i meccanismi, i limiti, le implicazioni,Â… magari per gli addetti ai lavori è arcinoto, ma per chi vuole farsi un’idea, lo trovo molto interessante.

    Informazione e disinformazione : il metodo nel giornalismo.

    di Gabriel Galdà³n Là³pez.

    Roma : Armando, 1999. (223 p., 24 cm).

    ISBN: 8871449312

  3. Simone dice:

    semplice. Tu, che interessi hai? dico perchè scrivi ogni singola lettera sopra questo muro?

    capisci i tuoi capisci quelli di tutti.

    abbiamo solo bisogno d'amore? si possono ancora usare le vecchie parole?

  4. leo dice:

    grazie per la segnalazione… per chi volesse leggere il mio pezzo, spiego che il permalink non funziona, non so perché. Bisogna andare qui. Scusate.

  5. Fabio Metitieri dice:

    E' ripartita la grancassa dell'autocelebrazione, vedo… i blog buoni contro il giornalismo marcio.

    ;-)

    Quello che scrivi e' vero per diverse testate (peraltro dichiaratamente schierate), ma la tua frase:

    "Siamo pieni di opinionisti che a vario titolo (ma spesso con pochissimo titolo) sui media piegano i fatti a proprio uso e consumo".

    sei riuscito a scriverla senza che ti fischiassero le orecchie?

    Ciao, Fabio.

  6. Paolo dice:

    Quello che dice Mantellini (e Leonardo e Francesca) non fa che rafforzare la mia decisione presa e dichiarata su Tom di NON leggere Camillo. A parte questo però la questione è un'altra: quella dell'autorevolezza dei blog. Luca Sofri (che stimo per alcuni motivi, ma non per questo) su Wittgenstein non fa che ripetere il ritornello "Autorevoli blogger dicono che". Ma quali sono, questi autorevoli blogger, Luca? Quelli dei giornalisti, di chi scrive per prefessione, tipo Rocca? Gli altri non sono sufficientemente "preparati"? Caro Luca (vorrei dirgli se avesse i commenti), i blog non sono autorevoli per definizione. E meno male che non lo sono. Il bello è che qui ognuno può dire quello quello che gli pare, senza un direttore che ti paga e ti fiata sul collo. Almeno qui se uno è fazioso, lo è proprio di suo.

  7. francesca dice:

    grazie-

  8. carlo annese dice:

    Volano di nuovo parole grosse su etica, autonomia e imparzialità  del giornalismo. Grosse e (inevitabilmente) generalizzate. Per questo, segnalo la chiosa del fondo di Gianni Riotta pubblicato oggi sulla prima del Corriere della sera, che non mi sembra esattamente un giornale di partito:

    "Dire che la bisecolare democrazia americana e la dittatura di Saddam siano moralmente equivalenti – come tanti sciagurati fanno – è frutto di ignoranza o malafede. Le democrazie però sono tenute a uno standard etico senza equivoci o ipocrisie. Guantanamo, con le sue gabbie e i suoi cappucci, è un errore da eliminare".

    Figli e figliastri?

  9. robba dice:

    a me pare che nei blog si riproducano tutte le lobby del giornalismo. il che in questo caso è anche peggio: se io compro repubblica o il foglio so dove tenteranno di condurmi. dove mi voglia condurre mantellini invece non è dato saperlo. l'obiettività  (che questi chiama 'un equilibrio minimo', ma rispetto a che? all'equilibrio di manteblog? o a quello del mio blog?), come tutte le utopie, puzza di uova marce.

  10. carlo annese dice:

    scusate, ma sul mio blog ho aggiungo qualche altra considerazione e citazione. Se siete interessati…

  11. Sergio Pilu dice:

    Mah. Ho appena letto l'articolo. Mi sembra un buon pezzo di cronaca, niente di più e niente di meno. Gli opinionisti (tutti, e ci metto dento anche i blogger), invece, ne hanno preso alcuni pezzetti, per confermare le proprie tesi. Niente di nuovo sotto il sole.

  12. GL dice:

    Piùper robba che per gli altri…

    Mi sembra normale che i blog "riproducano delle lobby". Quello che c'è di diverso è che le lobby uno se le sceglie: non ha nessuno col fiato sul collo a dirgli cosa scrivere o a modificare i suoi pezzi.

    Come ha scritto robba, l'obiettività  è una utopia (forse, dico io), ma considerando che dietro i blog ci sono delle persone, non vedo perché stupirsi che non abbiano una opinione loro…

    Per capire poi dove ti vogliono portare non dovrebbe (in genere) essere troppo difficile… se poi una persona si prende cura di leggere/ascoltare più campane (non fasate sulle stesse note) forse si riesce ad avere una visione un po' più completa (anche se sarà  SEMPRE parziale).

    Il problema semmai sono le motivazioni che stanno dietro alle persone/blogger, motivazioni che sono in genere sconosciute ai lettori. Se la persona/blogger vuole portarti ad credere in una idea/marca/… non dovrebbe essere troppo difficile sottrarsi all'influenza… a condizione che: ci siano altre campane che si oppongono e che la persona/blogger in questione non sia troppo influente (molti lettori, influenza altri blogger che seguono a routa,…).

    Utlima considerazione: ma siamo sicuri che vogliamo l'obiettività ? Le truppe anglo-americane devono essere chiamate: liberatori, invasori oppure coalizione? La terza è più neutra, ma non credo che piaccia a tutti :-)

    Spero di non aver detto cosa arci-note, ciao.

  13. Fabio Metitieri dice:

    Ma si', in fondo i blog, quando vogliono fare informazione, sono soggetti alle stesse malattie dei media mainstream, e hanno anche lo stesso tipo di opinionisti, che piegano i fatti per sostenere le loro tesi.

    L'unica differenza e' che l'opiblogghista segue una linea solitaria, tutta sua, non dettata da scelte di redazione, anzi forse un po' onanista se si considera la mancanza di un pubblico numeroso. Direi inoltre che e' molto piu' ingenuo e per nulla professionale, malgrado la veemenza delle sue anti-crociate, che senza puntelli risultano un po' talebaniche.

    Per il resto concordo: nulla di nuovo sotto il sole.

    Quanto ai direttori che soffiano sul collo, io non ho esperienza di testate generaliste e parlo solo da lettore, ma suppongo che gli allineamenti in una redazione siano meno cruenti e piu' sottili di quanto comunemente si immagina.

    Anche perche' se non ti piace l'impostazione del Giornale vai a scrivere sul Manifesto, e viceversa. Mi riesce difficile immaginare un direttore che di routine deve spiegare ai suoi giornalisti che cosa devono scrivere.

    Ciao, Fabio.

  14. leo dice:

    (Per Fabio Metitieri): io spesso piego i fatti; stavolta però avevo tradotto i brani di un articolo che tutti hanno lincato ma non tutti hanno letto attentamente.

    Se qualcuno vuole smentirmi, può benissimo riprendere l'articolo in questione, tradurlo meglio di me e dimostrare che la mia traduzione non è esatta. Per ora non l'ha fatto nessuno. E io aspetto, ingenuamente, mentre continuo ad avere rapporti onanisti con più di duecento persone al giorno.

  15. gus dice:

    Dice il Piotta (si, lui)

    "Capiresti meglio, se ascoltassi,
    ma farsi imboccare dai media oggi e' la prassi."

  16. Corvorosso dice:

    Ho lavorato in un radiogiornale, poi in una rivista, ora ho cambiato mestiere e mi occupo di editoria. La faziosità  veniva servita insieme al caffè alle riunioni del mattino, lo si sapeva e nessuno si scandalizzava. Oggi la sensazione che ho è che di quella faziosità , fatta di scelte di campo (o qualcuno crede alla neutralità  dell'informazione?) non è rimasto nulla. Oggi il mercato mette nelle condizioni il giornalista (soprattutto quelli giovani) di sedersi sulla prima poltrona lasciata libera. Altro che se il Direttore è fondamentale! Forse (ma anche qui non sempre) sui blog si respira ancora una sana e fresca aria faziosa! Per quanto, non ci è dato sapere…

  17. robba dice:

    perfettamente d'accordo con fabio. lavoro in un media di partito. molti dei miei colleghi hanno simpatie diametralmente opposte al simboletto che campeggia sul citofono. la redazione è piena di manifesti di ogni colore. abbiamo una nettissima linea editoriale, che spesso non ci piace, ma nessuno è costretto a far a botte con la sua coscienza per seguirla. nessuno è costretto a fare nulla, se non il proprio lavoro. in ogni modo c'è una deontologia professionale ed un direttore responsabile sul quale rivalersi contro ogni violazione. ben vengano i blog che ci permettono di scrivere senza imposizioni, senza dover seguire necessariamente l'onda mediatica, senza dover entrare nella milizia dell'ordine professionale, senza nemmeno seguire una linea, che ci danno la possibilità  di sottrarci all'ammissione in una lobby. alcuni di questi indubbi vantaggi, però, dovrebbero essere tenuti ben in conto da chi legge al fine di tutelare la propria informazione. d'altra parte non è detto che tutti questi bonus al momento, e in italia, producano effetti: basti pensare che i blog più noti sono quelli sponsorizzati o almeno ripresi dai media tradizionali, quelli che appartengono a noti giornalisti o quelli che questi noti giornalisti di volta in volta segnalano, quelli che mostrano in copertina abbondanti decolletes o i simboli della pace, gli stessi temi trattati sui media tradizionali, talvolta in modo anche parecchio più trito (è quel "nulla di nuovo sotto il sole" che avete notato tutti: eppure c'è un sottobosco davvero molto interessante, ma resta seppellito sotto una coltre). per le lobby, basti dare un'occhiata alle liste di blog pubblicate sulle più famose home page: uguali e identiche a quelle dei nostri telecomandi, quasi preimpostate (wittgeinstein, 4banalitaten, la pizia, gnueconomy, brodo primordiale, camillo, paferrobyday, emmebi, simplicissimus, mim*mina, bravi e meno bravi sono sempre i soliti).