26
Mar

CHIAMAMI ARMANI

La sentenza del Giudice di Bergamo che toglie il dominio armani.it al suo legittimo proprietario, tal Armani Luca di anni 39, per consegnarlo ad Armani Giorgio di anni 69 ha due aspetti sconcertanti. Il primo e’ quello che afferma, in base alla legge sui marchi, la prevalenza degli stessi sulle nostre generalita’ anagrafiche. Ne parlava giusto ieri PI. Affermare che il marchio Armani debba avere l’esclusiva rispetto alle centinaia di sig. Armani esistenti in Italia per la registrazione di un dominio della gerarchia italiana e’ una affermazione di inquietante stupidita’, specie se correlata al mezzo cui e’ applicata. Il secondo aspetto di questa vicenda che grida vendetta, e’ che Luca Armani, proprietario di un timbrificio, sia stato prima accusato dagli avvocati dello stilista milanese di concorrenza sleale (il povero Giorgio pero’ non ha portato in dibattimento alcuna pezza d’appoggio che dimostri il lucro cessante causatogli dal timbrificio bergamasco e il giudice ha rigettato l’istanza) e poi comunque condannato al pagamento delle spese legali di chi gli ha fatto causa. 13.500 euro dei quali 10.000 da versare ad uno degli uomini piu’ ricchi d’Italia per le spese legali.

Che fare? Luca Armani intanto sul suo nuovo sito decapitato della A, rmani.it apre una sottoscrizione per il pagamento delle spese legali alla quale io intendo aderire. Ho poi appena scritto a Internet Magazine, con il quale collaboro, chiedendo se fosse possibile ospitare gratuitamente l’inserzione a pagamento della sentenza che il giudice ha imposto li’ come su altri giornali. Infine sto cercando l’email del nerovestito Giorgio Armani per mandargli due righe. Volevo dirgli semplicemente che si vergogni.

p.s. www.armani.com e’ registrato da una societa’ canadese, la improbabilissima A.R.Mani. Giorgio lo sapevi?

p.p.s mi segnala Marco che i link non vanno. Stamattina era tutto ok.

12 commenti a “”

  1. Tamerlano dice:

    Sono perfettamente d'accordo sul fatto che si tratti di un sopruso. Il noto Giorgio avrebbe dovuto scucire una somma adeguata se avesse voluto per lui l'agognato dominio armani.it.

    Si dà  infatti il caso che anche il timbrificio abbia come marchio il cognome del titolare. Dunque chi arriva prima si aggiudica il dominio, mi pare la cosa più sensata, Giorgio ha dormito nel frattempo?

    Per quanto riguarda la sottoscrizione a favore dell'imprenditore, dovrei fare un gesto caritatevole dando soldi a chi ne ha più di me? Non scherziamo su, piuttosto li dò al lavavetri al semaforo.

  2. GL dice:

    La logica del business ha prevalso su qualsiasi altra!

    Dopo tutto non deve stupire: i nomi di dominio sono nati per facilitare gli esseri umani nell'individuazione dei server di loro interesse (utilizzare i "nomi veri", cioè gli indirizzi IP, non è certo "user-friendly": 62.152.117.86 al posto di http://www.mantellini.it). Il tutto è gestito da una azienda, l'ICANN , in modo poco trasparente e molto interessato (da parte di pochi). Basti pensare alle polemiche per l'ampliamento dei nomi di dominio: .biz, .name, .info,…

    Vorrei infine attirare la vostra attenzione sull'inadeguatezza del sistema attuale: con la suddivisione geografica (i Country code Top Level Domains: .it, .fr, .de, .uk,…) e parzialmente "logica" (i Generic Top Level Domains: .com, .net, .org, .edu), non abbiamo certo molto a disposizione. una volta registrato armani.it, o si tratta o si sfratta.

    Le alternative ci sarebbero, ma il mercato dei nomi di dominio è troppo lucroso (se l'ICANN riceve 1$ l'anno per ogni dominio… ce ne sono quasi 40 milioni…) e strategico (chi controlla i nomi di dominio controlla l'accesso ad Internet da parte della maggioranza dei navigatori, esistono alternative ma poco signficative) per lasciarne la gestione, anche se parziale, a chiunque.

    P.S. Sapevate che l'ICANN è "controllato" dal dipartimento del commercio USA? Cito: "The Internet Corporation of Assigned Names and Numbers, ICANN, is the non-profit making management body, set-up in October 1998 by the US government to represent the global and functional diversity of the Internet and its users."]

    P.P.S. Ho appena visto che http://www.armani.it rimanda a http://www.giorgioarmani.it... come dire: non me ne faccio niente ma me lo piglio lo stesso!!!

  3. Antani dice:

    Basterebbe una sensata regolamentazione con qualche buon sottodominio della gerarchia .it per evitare tante discussioni (tipo co.uk, per esempio). Sembra impossibile che non si riesca a venir fuori da una situazione tanto stupida, come complicare il pane…

  4. Gigi dice:

    Giorgio Armani dovrebbe solo vergognarsi.

    Su questo magazine è apparso un articolo che parla del fatto in questione:

  5. Gigi dice:

    Scusate, l'indirizzo è:

    http://www.manfredonia.net/index.php?s=2&a=1&id=1450&c=&m=&i=0

  6. EmmeBi dice:

    Ne ho parlato ieri anch'io qui http://www.emmebi.blogspot.com/2003_03_01_emmebi_archive.html#91341135

  7. Silvio dice:

    Comunque non concordo sul fatto di dare soldi a sto armani, imprenditore propietario di un timbrificio. Piuttosto li do ad un armani operaio.

  8. Antonio Cavedoni dice:

    E' ancora peggio: in questo momento sono spariti dal web sia armani.it che rmani.it. Non vedo l'ora di tornare in Italia e fare un po' di proteste per quello che e' successo! Giorgio, ma che cazzo fai?

  9. Marcello dice:

    Allora dobbiamo prepararci ad una disputa internazionale?

    http://www.vaticano.it/

    ;)

  10. Gabriele dice:

    Ahahahahah vaticano.it un sito di Cinghie elastiche per l'arredamento, parecchio bruttino tra le altre cose, che ha avuto 107 mila visite dal maggio del 2001. Chissà  come mai.

  11. astrid dice:

    scusate, ma succede solo a me questo fatto? cercando di entrare nel sito di armani giorgio mi si richiede di installare flash 6.0, clicco su install e compare la schermata iniziale del sito (dove dovrei scegliere la lingua), poi mi si richiede di nuovo l'installazione di flash. e così via in un loop inarrestabile.

    oltre che prepotente, poco "user friendly" direi, cosa che trovo insopportabile…

  12. Anonimo dice:

    grazie

    qualcuno mi voleva convincere che armani fosse uno stilista di buon gusto

    \

    saluti da sabotar