28
Feb

BLOG e GIORNALISMO GENTILE

Leggo su blog.it un commento di Luigi Ferro (vabbe’ il commento e’ anonimo ma e’ stato pubblicato in parte su Mlist qualche giorno fa a sua firma e allora….) del Corriere della Sera nel quale affronta un problema interessante e annoso: quello della distinzione fra un blog e un sito giornalistico. E’ noioso dirlo ma siamo alle solite. La mia impressione e’ che si crei un problema dove non ne esistono. Scrive Luigi in un lungo intervento nel quale si riferisce in realta’ ad articoli pubblicati da Stefano Porro su Clarence (che notoriamente non e’ un blog):

Ciò che mi piacerebbe che tutti i blogger tenessero a mente è che il loro blog è un piccolo giornale che comunque deve seguire alcune regole per non incorrere in problemi legali ma anche solo per rispettare la civile convivenza. Una volta, in piena new economy, chiusi un mio articolo per il Corriere con la frase di un venture capital che stroncando alcuni progetti disse: “Erano tutte delle petecchie”. Il caporedattore la tagliò dicendo: “Non siamo cattivi, magari qualcuno si riconosce”. Servo del padrone? No, un minimo di sensibilità . La stessa cosa l’abbiamo fatta dire in termini più gentili. I blog sono una bellissima cosa ma, per favore, maneggiateli con cura.

Poniamo pure che il discorso di Ferro abbia fondamento (lo poniamo, io credo ne abbia pochissimo specie quando scrive che se io sul mio blog linko una notizia diffamante mi macchio automaticamente del medesimo reato): siamo proprio sicuri che il giornalismo “gentile” sia la migliore delle strade da percorrere per fare informazione? Che tale caratteristica sia per forza un pregio? Siamo certi che sia meglio sottintendere, annacquare, glissare, mediare perche’ se no qualcuno poi finisce che “si riconosce”? Io trovo si tratti di un esempio sfortunato che rende benissimo il clima del mondo dell’informazione nel nostro povero paese. Non si tratta di mandare a quel paese (un altro paese) qualcuno ed essere poi da lui giudiziosamente querelati (cio’ e’ perfettamente uguale che lo si faccia su clarence, su un blog, su un sito personale o da qualsiasi altra parte sul web), si tratta di insistere con questa idea “vecchia” della necessita’ di un mediatore “buono” ( o “colto” o “preparato” o “intelligente” fate voi) che ci spieghi il mondo attraverso il foglio (o la radio o la tv) in cui scrive. Ecco – e’ difficile accorgersene se si e’ dalla parte sbagliata della barricata – ma il legame fra blog e giornalismo oggi e’ tutto qui . Ognuno di noi – credo – cerca ogni giorno disperatamente mediatori di questa posta, autorevoli e dotati dell’acume che a noi manca, capaci di spiegarci le cose del mondo o di farci ragionare meglio di quanto non riusciamo a fare da per noi. E’ solo che a differenza di quanto alcuni credono, la lista degli aventi diritto si ‘e enormemente allargata e non e’ sottoposta ad alcun ordine o selezione preventiva. Anche se magari qualcuno di questi dice le parolacce.

5 commenti a “”

  1. Sergio Pilu dice:

    Massimo, sono d'accordo. Qui si confonde la maleducazione con la capacità  di chiamare le cose con il loro nome. Lo dico da utente di mass media. Peraltro, ho letto alcuni interessanti interventi di Claudio Sabelli Fioretti sui danni provocati all'informazione dalla pratica della querela (quando non addirittura della minaccia di querela: ergo, "querela preventiva"; già  sentito, questo aggettivo…): il giornalista sa che verrà  querelato, magari per cifre iperboliche, ed io non mi sento di sputargli in faccia perchè edulcora. E' brutto, ma penso che anch'io farei lo stesso. Per fortuna, non faccio il giornalista.

  2. Sal dice:

    Dipende da ciascuno di noi. Quando lavoro al giornale uso le solite cautele di tutti, lo stesso sistema si riflette sul mio blog. Insomma, non mi posso scindere. Proprio oggi ho fatto l'esempio del pessimo Dagospia che copia il NYT e non cita la fonte. Io lo faccio sempre. Ma è l'abitudine e non è detto che sia un merito. Il fascino del blog è quell'aria di anarchia che si sente, e poi suvvia ognuno impari a prendersi le proprie responsabilità .

  3. Leo dice:

    siccome faccio un blog da tempi immemorabili, ormai qualcosa nel mio cervello è profondamente mutato, e per me ora la questione si pone in questi termini: perché i giornalisti, invece di fare informazione (che è il loro mestiere) fanno commenti, polemiche, pettegolezzi (che è il nostro svago)? Perché continuano a invadere il campo dei blog?

    A volte leggo un editoriale di un quotidiano, e mi viene da pensare: "non sono esattamente d'accordo, aspetta che commento…" ma la funzione commenti sui quotidiani non c'è!, e io ci resto male.

    Chiamo la neuro o sono l'uomo del futuro?

  4. Massimo Moruzzi dice:

    Massimo, io non solo sono d'accordo con te. Io andrei oltre (non sei sorpreso, vero? :-)

    Quel mediatore "buono", quella patina di "civiltà ", quell'illusione di "oggettività " non servono solo per qualificarsi come "seri". Smettiamo di raccontarci balle. Servono, troppo spesso, per non prendere posizione, per non sbilanciarsi, per non rischiare di sbagliare, per non inimicarsi nessuno e, last but not least, per poter avere un'audience più ampia e quindi maggiore appeal per gli investitori pubblicitari. Oggi non solo ci sono più persone "senza patentino" che vorrebbero fare questi mediatori. Oggi, per la prima volta nella storia, fanno i "mediatori" anche quelli che le cose non le mandano a dire, quelli che non temono le denunce, quelli che dicono le parolacce. Evviva! (e, prima o poi, fine dell'audience e dei mass media :-)

  5. Luigi dice:

    Non ho scritto che ci si macchia automaticamente ho solo detto che potrebbe esserci questo problema. Non ho neanche parlato di mediatore buono. Il giornalista deve essere stronzo e cercare la verità  anche se sgradevole. Ho solo cercato di evidenziare che se sul mio blog scrivo che il tizio è uno stronzo e tu lo riprendi può non essere una bella cosa. Un blog può essere aperto anche da un ragazzino di 15 anni. francamente non capisco questa contrapposizione fra blog e giornalisti con i primi paladini della libertà  e i secondi per forza servi del padrone. Io non credo di avere il monopolio dell'informazione perché ho il tesserino rosso ma mi sono solo permesso di dire che fare dell'informazione ha anche i suoi rischi. Fra questi c'è la possibilità  di esagerare nei confronti di qualcuno. Il pericolo aumenta nel momento in cui la lista degli aventi diritto, per fortuna, si allarga. Ho sempre pensato a Internet come un mezzo per dare sfogo ai talenti individuali. Per questo il fioreire dei blog non può che fami piacere. Però credo sia giusto sottolineare qualche pericolo. I blog sono perfetti per definizione? Un blog nazista come lo vedresti? Chiudo dicendo che sono solo un collaboratore del Corriere e che non ho messo la firma su Blog.it solo perché mi sono sbagliato. Da quello che hai scritto mi pare di essere stato intruppato tra i servi del padrone. Mi spiace, ognuno ha una sua piccola storia personale e ti assicuro che la mia è diversa da quel che credi.

    Saluti

    Luigi Ferro