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Gen

NESSUNA ZONA FRANCA

Io sono pochissimo d’accordo con quanto dice Carlo Formenti nel gia citato pezzo su l’Espresso di oggi.

«Il rischio», osserva Carlo Formenti, saggista e studioso del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali, «è quello insito nella sensazione di totale libertà  e onnipotenza data dai blog. Probabilmente, come già  ora accade in America, i blogger andranno incontro a censure e contraccolpi di tipo giuridico o politico». Potrebbero arrivare querele, per esempio, o limitazioni della libertà  di espressione. Le conseguenze? «Maggiore attenzione e autocensura», continua Formenti, «e poi una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà  la fuffa e premierà  i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità Â».

Mi e’ venuta voglia di ritornare su questa faccenda perche’ stasera leggevo su Gnueconomy che Yahoo cosi’ parla dei blog:

” I web log (per gli amici Blog) invadono la Rete. Sempre più persone decidono di realizzare sul Web una zona franca dove inserire i propri commenti e le proprie riflessioni sui fatti, le notizie e le indiscrezioni che possono essere acquisite on line o off line”.

Non esiste alcuna zona franca. E non esiste alcuna differenza di rischio fra mantenere una normalissima pagina web e un blog. Non esiste insomma un rischio specifico legato ai blog che non sia quello legato alla sua temporanea maggiore visibilita’. Gia qualche settimana fa il Washington Post e’ caduto in una trappola simile. I blog sono pagine web a rischio di censura o denuncia come qualsiasi altra. Quando Formenti si riferisce a contraccolpi di tipo giuridico o politico sarei curioso di sapere a quali blog si riferisce. Per quanto ne so il contenzioso (che pure esiste) riguarda tutto il web e non e’ certo limitato ai weblog. In attesa di essere smentito. Mi piace poi ancora meno l’accenno finale ai blog di servizio di utilita’ e di alta professionalita’. Personalmente credo non sia vero per nulla. Trovo del tutto ininfluente che un blog sia professionale o altamente professionale e ancora meno mi interessa che sia un blog di servizio o un blog utile o utilissimo. Nemmeno so poi cosa significhi. Mi pare questa la solita posizione lievemente elitaria di chi ancora crede alla favola della autorevolezza dei professionisti dell’informazione. Se uno apre un blog (magari professionale come Quinto Stato) e continua a credere a queste cose secondo me e’ spacciato.

8 commenti a “”

  1. Leo dice:

    io vorrei solo capire per quale motivo a un certo punto sopraggiungerà  una "scrematura fisiologica". Cioè, chi scrive diari a un certo punto si stancherà ? Perché? La scrematura esiste nel mercato, ma i blog sono gratuiti, non possono fallire. Possono annoiarsi, ma finché crescono gli utenti di internet cresceranno anche i bloggatori.

    Tenere un blog è facile come gestire una casella e-mail. Ora, se un saggista e studioso del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali andasse in giro predicando una scrematura delle caselle e-mail che premierà  la professionalità , io, voi, noi lo prenderemmo per matto. O no?

  2. carlo dice:

    Si. E inoltre non vedo perchè un blog dovrebbe essere professionale o di servizio. Anzi, rivendico il diritto di scrivere un blog assolutamente inutile per il puro gusto di scriverlo, avesse anche solo un lettore – mica si paga per leggere una pagina web, se non ti piace non la leggi, punto. Quanto alla alta professionalità , per me Formenti se la può mettere su per il culo, pensasse piuttosto alla sua bassa professionalità .

  3. Marco dice:

    Io ho letto la cosa in modo più banale, forse sbagliando: questi strumenti (i blog) permettono di pubblicare pagine web più facilmente, quindi più persone potranno scrivere sul web, quindi ci saranno più parole, pensieri, opinioni, quindi a un certo punto a qualcuno potrebbe venire voglia di censurarli.

    Credo cioè che Formenti volesse sottolineare il solito pericolo che riguarda Internet: la voglia di controllarla.

  4. Giuseppe Granieri dice:

    Concordo (come spesso accade) con il signor Mantellini.

    Il problema della professionalità  dei blog non esiste, mentre invece è importante la capacità  di ottenere ascolto (indipendentemente dai numeri).

    E l'ascolto è un problema minore nei blog, rispetto a qualsiasi altra attività  internet. La cosa straordinaria dei blog, rispetto -ad esempio- ai racconti inediti è che l'autore di un blog legge gli altri blog (quindi produce più ascolto che contenuti), mentre in generale l'autore di scritti inediti si guarda bene dal leggere gli inediti altrui.

    g.g.

  5. Massimo Moruzzi dice:

    Anch'io concordo con il signor Mantellini. e anche con il signor Carlo, quello del post numero 2.

  6. Anonimo dice:

    in risposta al post 2 di Carlo, tu rivendichi il diritto all'inutilità , legittimo, ma se avessi visuuto le eroiche vicende della new economy, fossi stato acquisito da un rampante gruppo scandinavo, rivenduto ai fondatori, fuso con un leader italiano e, in fin dei conti, a dispetto della tua lucida analisi, ancora provassi l'ebbrezza del capital gain (di quelli intorno a te, non tuo perchè non eri un fondatore e non sei arrivato a toccarlo) allora capiresti che il fine ultimo di unirti al boom del blog è scappare con la grana, questa volta, perchè la volta scorsa non ce l'hai fatta.

    Voi bloggate la fuffa, noi facciamo quinto stato perchè siamo incazzati per non essere diventati milionari epoi anche perchè si può diventare milionari anche andando contro (Clarence docet)

  7. la pizia dice:

    Formenti non ha espresso una sua speranza, ha parlato di probabilità . E questa probabilità  esiste, avvallata dalle statistiche che vedono centinaia di siti fantasma su Geocities, figli del entusiasmo della prima ora, quando la moda era Internet, ancora prima della moda Blog.

    Ce ne sono gia' di Blog Fantasma.

    Il punto è un altro. Con il mio sito di gatti prima potevo aprirlo e lasciarlo li' a marcire. Con il blog è un po' piu' difficile. L'aggiornamento è una sua caratteristica.

    Molti apriranno un blog perchè è facile, scriveranno un post stile "fico, ho un blog, ora devo solo decidere cosa scrivere" e si stuferanno dopo un po'.

    Ovviamente, sul futuro funesto che si abbatterà  contro i blog NON professionali e NON di servizio non sono affatto daccordo.

    Che fanno? mi cacciano se il mio blog non serve a nessuno? e se servisse a me?

  8. Massimo Moruzzi dice:

    mah… a me sembrava tanto – ma proprio tanto, anzi: troppo! – un augurio che i "non professionisti" potessero tornarsene diligentemente a casa con la coda tra le gambe. Ovviamente, è solo un'illusione. We ain't going back in the box!