16
Ott

NOIA o PARANOIA?

Io non so in quale considerazione ognuno di noi tenga il proprio blog. Mi sembra di poter dire che c’e’ molta variabilita’ al riguardo. Alcuni credono che le proprie dissertazioni sul web siano una specie di versione apocrifa del NYT, pero’ piu’ libera, altri minimizzano la portata e la visibilita’ dei contenuti che quotidianamente esprimono, altri ancora semplicemente non si pongono il problema. Nei casi in cui i blogger abbiano ( o si aspettino di avere in futuro) qualche esperienza editoriale la questione e’ ancora piu’ evidente. In questi giorni Doc Searls e’ stato piu’ o meno velamente accusato di dover meglio specificare sul suo weblog quando gli argomenti trattati abbiano a che fare con sue prestazioni professionali ( Doc e’ stato recentemente relatore a Mobius 2002 invitato e pagato da MS). Chiarire meglio, insomma. Quello che, per esempio, Il Nuovo non fa quando parla entusiasticamente del nuovo servizio di videoconferenza di Fastweb. Queste sono le conclusioni di Searls:

But it’s clear to me now that we need to keep applying the principles and practices of the old Journalistic form while we figure out what the new form is all about. So henceforth I’ll disclaim away.

La conclusione? Nuovi media, vecchi metodi.

Un commento a “”

  1. Carlo dice:

    Molto giusto. Io per esempio tendo a minimizzare quelle quattro cazzate che scrivo sul mio blog: le scrivo soltanto perchè mi diverte farlo, a prescindere dal fatto che qualcuno le legga.

    Però ho una regola, non parlo mai di lavoro o di cose attinenti il mio lavoro (in parte per ovvi motivi, in parte perchè il tempo che dedico al lavoro mi sembra più che sufficiente, e poi perchè vorrei continuare a lavorare :-)).

    Capisco che per molta gente con un weblog non c'è differenza tra lavoro e hobby (tra virgolette). In questo caso un minimo disclaimer mi sembra d'obbligo (vedi caso del giornalista con weblog licenziato dal suo giornale, ecc.)