13
Ott

AUTISMO TECNOLOGICO

Carlo Annese scrive sul suo blog:

Ci sono ancora, ma non è più come una volta. Il sacro fuoco del blogger è stato spento (o quasi) dal tempo che manca, dagli altri interessi che premono, da quel senso di schiavitù (per quanto dolce o piacevole) che procura la necessità  di aggiornare il sito. Sto vivendo quello che altri hanno descritto quando hanno tentato di comporre delle statistiche: una fuga da una sorta di autismo tecnologico

E’ la seconda volta nel giro di poche settimane che qualcuno che stimo sente stringere al collo il cappio di un universo virtuale per lui troppo piccolo. Io lo leggo come un segno di maturita’ ed intelligenza. Non come una fuga ne’ un tratto depressivo. Mi pare una dichiarazione lucida dei limiti intrinseci del mezzo. Che da solo non basta a se stesso e non puo’ riempire la vita ne’ comprenderne tutti gli aspetti. Lo sapevamo in fondo. Pero’ c’e’ un pero’. I blog hanno una cosa brutta: sono comunicazione temporale. Difficile scriverci domani quello che andava raccontato oggi. Farlo significa un po’ violarne la natura. Ti obbligano all’aggiornamento – come scrive Carlo piu’ avanti nel suo pezzo. E allora come se ne esce? Lasciando il blogging solo ai fissati della rete, agli addetti ai lavori, ai narcisi senza speranza? Io non lo so. Quello che so Carlo e’ che se tu dovessi anche aggiornare il tuo blog una volta al mese, io un saltino su fuoridalcoro ce lo faccio comunque. E’ il tempo di un click e – per qualche ragione- non e’ tempo sprecato

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